L’FBI ha desecretato i file di un’indagine condotta nel 2003 su un uomo che si era offerto, in cambio di denaro, di assassinare la donna che aveva accusato Kobe Bryant di stupro in Colorado nel luglio dello stesso anno.
Dal documento reso pubblico si apprende che nel settembre del 2003, l’allora 31enne Patrick Graber aveva tentato di avvicinare Bryant e il suo camp per proporsi. Proposta cui ovviamente il campione dei Lakers aveva risposto denunciando il fatto. Nel piano di Graber c’era il tentativo di “persuadere” la presunta vittima in sede processuale, per poi ricorrere a metodi più radicali in caso di fallimento.
Graber lavorava allora come broker e body builder e viveva a Los Angeles, ed era in possesso di doppia cittadinanza americana e svizzera. Nel documento di 17 pagine desecretato dal Federal Bureau of Investigation si trovano anche le comunicazioni con l’ambasciata USA a Berna.
L’uomo aveva contattato Kobe Bryant con una lettera in un pacco, inviato tramite FedEx. I legali di Bryant avevano quindi girato il tutto all’ufficio dello sceriffo della Contea di Los Angeles. Dopo le prime indagini, sul caso era intervenuto anche l’FBI, che era risalita all’identità dell’uomo e aveva avvertito del potenziale pericolo anche la presunta vittima. Graber era stato poi arrestato a ottobre mentre tentava di estorcere la prima parte dei 3 milioni di dollari richiesti, grazie a un’operazione di polizia sotto copertura.
L’uomo è stato in seguito condannato a 3 anni di carcere per la tentata estorsione, nel documento sono riportati anche gli esiti degli interrogatori a due conoscenze di Graber, le quali non avevano creduto possibile che l’uomo potesse arrivare a tanto, anche perché “ben poco informato” delle indagini sul presunto stupro a carico di Kobe Bryant. Notizia di cui mai l’uomo aveva parlato o mostrato peraltro interesse particolare. Un altro conoscente e in seguito testimone aveva raccontato di aver visto Graber scaricare due fucili dalla sua vettura, durante una breve chiacchierata tra i due.
Circa un anno dopo lo scoppio del caso e le prime fasi del processo, nel settembre 2004 l’accusa ritirò la causa penale nei confronti di Kobe Bryant, con la promessa di un risarcimento in sede civile (stabilito nel 2005) e di una pubblica ammissione di colpa e responsabilità da parte dell’allora star dei Los Angeles Lakers. oltre al danno d’immagine, il processo costò a Bryant il ritiro di diversi sponsor e contratti di partnership commerciale, come ad esempio McDonald’s e Nutella.
Durante il processo, poco si riuscì a fare per tenere riservata l’identità della presunta vittima, che nel corso dei mesi ricevette multiple minacce di morte e intimidazioni di varia natura, via email e posta ordinaria.

