La tragica situazione riguardante il protocollo Covid-19 in casa Chicago Bulls ha portato a rinviare le partite che si sarebbero dovute giocare martedì (contro i Pistons) e giovedì (contro i Raptors).
Ciò ha fatto partire l’allarme in molti addetti ai lavori che comprendono che questi potrebbero non essere gli unici match a essere spostati (anche perché pure in casa Lakers fioccano i positivi). Le lega però si aspettava che sarebbe potuto succedere un aumento dei casi durante il campionato e che ciò avrebbe intaccato sulla liberalità del campionato. Ovviamente il periodo di dicembre (post Ringraziamento) e delle vacanze di Natale, ossia quando i giocatori e i membri dello staff si riuniscono con le famiglie e amici in tutto il paese, era tra i più soggetti a una risalita dei contagi.
Le parole dei GM NBA: “La lega ci aveva messo a conoscenza della possibile risalita dei contagi”
Secondo quanto riportato da Baxter Holmes di ESPN la NBA non è sorpresa da questo momento critico per quanto riguardo la situazione Covid-19. In più il periodo di avvicinamento alle feste era uno di quelli più quotati per diventare problematico sotto questo punto di vista. Secondo il giornalista americano un general manager di una franchigia della Western Conference avrebbe addirittura detto:
“La maggior parte di noi considerava l’aumento dei contagi una questione di quando sarebbe accaduto, non di se. A inizio stagione eravamo tutti cosciente che questo momento sarebbe arrivato prima o poi“
A rinforzare la dose, sempre secondo Holmes, è stato un GM di un team della Eastern Conference che conferma quanto detto dal collega dichiarando:
“Questa era stata prevista da tempo. A noi ci è stato detto già settimane fa che, a causa delle vacanze, che ci sarebbe stato un aumento dei contagi. Non solo nell’NBA ma in generale. Quindi non è una situazione che ci ha sorpresi e che non ci aspettava…“
“Però, proprio perché consci di ciò che è successo lo scorso anno e visto che da inizio anni ci aspettava un peggioramento, la situazione è secondo me: molto più gestibile di quanto non fosse un anno fa“
La situazione Covid peggiora in America, variante Omicron anche nelle leghe sportive
Oltre all’esperienza della scorsa stagione, ad aiutare a superare la situazione c’è il fatto che il 97% percento dei giocatori NBA è vaccinato. Il vaccino è un punto su cui la lega preme molto. NBA, infatti, ha affermato che i giocatori idonei che non faranno di richiamo prima del 17 dicembre dovranno affrontare protocolli più rigorosi. Tutto ciò per incentivare la campagna vaccinaria e proteggersi da ulteriori ondate.
Anche perché la situazione attuale è tranquilla, ma potrebbe peggiorare con la variante Omicron. Come riportato da Tom Pelissero di NFL Network negli altri sport la situazione potrebbe già essere sfuggita di mano. Un membro dello staff dei Washington Football Team, infatti, è stato trovato positivo alla variante e ieri si è registrato il record NFL di 36 giocatori inseriti nel protocollo COVID-19. Anche la NHL ha anche annunciato che le partite dei Calgary Flames sono state rinviate almeno fino a giovedì perché sei giocatori e un membro dello staff sono stati fermati per motivi riguardanti il virus.
Dal punto di vista dei numeri, però, la NBA è quella messa peggio delle grandi leghe sportive americane. Non a caso 31 dei 46 giocatori che sono stati inseriti nel protocollo di salute e sicurezza in questa stagione ci è finito nelle ultime due settimane. Inoltre è stato messo sotto stretta osservazione è il focolaio a Chicago, con 10 giocatori colpiti, ma anche Los Angeles rischia di diventarlo.

