Home NBA, National Basketball AssociationNBA NewsI Jazz provano con l’autogestione. Riunione a porte chiuse, Gobert: “Ci ha fatto bene”

I Jazz provano con l’autogestione. Riunione a porte chiuse, Gobert: “Ci ha fatto bene”

di Giacomo Brogi
utah jazz

Sono ormai due anni che, quando parliamo della stagione degli Utah Jazz, rimaniamo sempre più stupiti dall’incredibile crollo che la franchigia subisce durante i playoffs, dimostrando sempre di più di essere solamente una squadra da regular-season. Le due incredibili rimonte subite prima dai Nuggets nella bolla e poi dai Clippers l’anno scorso (che tra l’altro, nelle ultime due partite, erano anche privi di Kawhi Leonard) hanno lasciato tutti noi a bocca aperta, soprattutto per il fatto che, in entrambe le serie, i Jazz fossero all’inizio ampiamente in controllo della situazione. In particolare la disfatta dello scorso anno è stata segnata dalla sparizione offensiva di Donovan Mitchell e dall’incredibile sofferenza di Rudy Gobert sul fronte difensivo. Il francese in particolare è stato letteralmente preso a schiaffi dal quintetto small-ball dei Clippers, dimostrando evidenti limiti di posizionamento e di tenuta.

Ma se perlomeno, durante la passata stagione, il percorso in regular-season era stato netto e senza intoppi, con la squadra che aveva meritatamente conquistato il primo posto nella Western Conference, tutto ciò non si può dire per quest’anno, dove tanti, forse troppi problemi sono emersi anche durante questo periodo. Le continue voci di mercato riguardanti Mitchell e soprattutto Gobert nelle ultime settimane non hanno certo aiutato la squadra a cambiare rotta, e ormai si ha l’impressione che in estate diversi fattori possano essere cambiati. Una cosa è certa, in questo stato Utah non potrà mai ambire a grandi obbiettivi, e forse una rivoluzione radicale potrebbe essere l’ideale. Ma siamo davvero sicuri che ci siano squadre disposte a sorbirsi i due enormi contratti delle due stelle, in particolare quello di Gobert? In questa situazione ancora in stallo gli Utah Jazz proveranno ad affrontare l’ennesima post-season con un piglio diverso, cercando di cambiare rotta per tornare a convincere.

Come avete letto dal titolo, dopo la sconfitta di sabato scorso contro Golden State, durante la quale Utah è stata clamorosamente rimontata nell’ultimo periodo dopo essere stata avanti anche di 21 punti, la società ha deciso di far riunire i giocatori da soli per provare a risolvere la situazione. E così lunedì, poche ore prime della partita contro Memphis, poi vinta all’overtime, la squadra si è riunita e, secondo Rudy Gobert, l’incontro è stato molto fruttuoso e produttivo. “Avevamo perso 6 delle ultime 7 gare ed era evidente che qualcosa non andava” dichiara il francese “tuttavia, sedendoci tutti insieme ed essendo onesti gli uni con gli altri, siamo riusciti ad evidenziare i nostri problemi e a ragionarci sopra. Quando una squadra si riunisce per discutere e parlare insieme è sempre un bene”. Secondo molti opinionisti, il fattore che più risultava assente nel gioco dei Jazz era la comunicazione e l’intesa tra i giocatori, che, soprattutto durante i playoffs, deve invece essere al massimo.

Su questa faccenda è tornato anche Quin Snyder, che ha difeso le dinamiche di squadra e messo a tacere le voci riguardanti lo scarsa frequenza di assist-man di Donovan Mitchell, che secondo alcuni si fiderebbe sempre meno di Rudy Gobert, non passandogli quasi mai la palla.

Per l’head-coach degli Utah Jazz invece i due sono ancora molto affiatati sia dentro che fuori dal campo, condividendo routine molto simili e sedendosi sempre vicino durante i pasti. Al di là di queste dichiarazioni contrastanti, a mio avviso il problema tra i due esiste e come, e lo dimostra anche il fatto che entrambi improvvisamente abbiano smesso di postare foto insieme sui social e che ormai sempre più raramente Mitchell, quando ha la palla in mano, cerca di coinvolgere i compagni.

Gobert tuttavia pare più sereno e rassicura tutti in conferenza stampa. “Sia io che Spida comprendiamo la difficoltà del momento, le cose non potranno mai andare sempre nel modo giusto, ma sono sicuro che sapremo compensarci a vicenda. Nella pallacanestro non sempre tutte le partite vanno come vorresti. Nell’ultimo periodo siamo stati in difficoltà, ma sono sicuro che i problemi ben presto si risolveranno”. Quest’anno i giochi non saranno facili, e Utah dovrà dimostrare di poter competere a pari livello con altre franchigie tecnicamente più attrezzate. I mezzi ci sono, e la franchigia dovrà provare di tutto per non cadere di nuovo nel baratro e al centro delle polemiche, anche se io, devo dir la verità, più in là di un secondo turno non riesco proprio a vederli. Tuttavia sarà come sempre il campo a pronunciare l’ultima sentenza.

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