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NBA Focus on Hawks: resta l’incognita dei playoffs?

di Davide Freschi

Andamento stagionale: 41 W – 11 L (Primi nella Eastern Conference)

Mediocri, privi di una star, prevedibili. Erano questi gli appellativi che accompagnavano gli Atlanta Hawks all’inizio della loro stagione 2014/2015, una squadra candidata ad occupare un posto non molto oltre metà classifica della Eastern Conference e ad essere una pura comparsa all’interno del bilanciere Nba. Ma, come spesso accade, questo sport ha saputo stupirci, smentirci e allietarci con imprevedibili finali. Ci ha permesso anche questa volta di ricrederci piazzando attualmente gli stessi Hawks non solo a capo della classifica della East Coast, ma di detenere addirittura il miglior record dell’intera Nba di 41-11.

Una stagione, quella degli Hawks, che dava l’idea di seguire i pronostici vedendoli cadere 5 volte nelle prime 10 gare, poi smentita dalle solo 6 sconfitte nelle restanti 34. Come è stato possibile per una squadra che fino all’anno scorso non andava oltre l’8 posto ad est e veniva eliminata al primo turno dagli Indiana Pacers di Paul George? Come un team, privo di nomi come quello di James e Durant, è ora come ora di gran lunga davanti alle squadre degli appena citati? Molto probabilmente la risposta è racchiusa nell’anello che tengono al dito i finalisti della passata stagione, si parliamo dei Texani di San Antonio, gli Spurs. Se esiste infatti una squadra che rimembra non poco la formazione della Philips Arena è proprio l’attuale detentrice del Titolo, un team che ha saputo trovare in questo decennio un suo punto di forza in un solido concetto di squadra. Appare infatti proprio questa essere l’arma utilizzata dai ragazzi di coach Budenholzer. Che quest’ultimo abbia messo in pratica gli insegnamenti acquisiti alla corte dell’attuale allenatore di San Antonio, Gregg Popovich? Se si, bisognerebbe anche porsi la domanda: “l’allievo ha addirittura superato il maestro?” Probabile blasfemia vista l’esperienza del primo e considerando anche che alle spalle dei coach sia trascorsa solamente mezza stagione, ma di certo i dati di quest’anno non si schierano dalla parte dell’allenatore da 1000 e una vittoria sulla panchina degli Spurs. Anche se, probabilmente, gli infortuni non hanno mai permesso di vedere la miglior San Antonio.

Mike Budenholzer, head coach degli Atlanta Hawks.

Mike Budenholzer, head coach degli Atlanta Hawks.

 Ad ogni modo, che la stagione sottotono degli Spurs sia o non sia veramente causa del motivo appena elencato, quello che invece è sotto gli occhi di tutti è chi detiene il primato nella miglior gestione del gioco offensivo attualmente in Nba. Primato che sotto ogni punto di vista appartiene certamente ai ragazzi di coach Budenholzer, maestri nel rendere tempi giusti e spaziature perfette creando così “l’uomo in più in campo”.

Punto forte

Un sistema quello di Atlanta che ha saputo integrare alla perfezione tutti i suoi elementi, nel quale i singoli hanno acquisito le qualità per esaltarsi e fruttare al meglio soprattutto se affiancati da tempistiche e schemi ordinati e precisi nei minimi dettagli. Una fluidità in attacco che coinvolge in tutte le sue sfumature ogni componente in campo, una perfezione e un ordine di esecuzione degli schemi che poche squadre negli ultimi anni hanno saputo dimostrare. Lo sa bene sopratutto lo specialista di Atlanta dalla lunga distanza: Kyle Korver. Giocatore che sembra aver trovato nel sistema Hawks la sua condizione ideale: tiratore pressoché infallibile e che non perdona il più delle volte dall’arco, sta attualmente vivendo la sua miglior stagione NBA. Un’organizzazione che come ogni lavoro ben fatto, ha necessitato di tempo e pazienza. Complice quest’anno un’infermeria quasi sempre deserta, soprattutto per quanto riguarda i titolari, e che ha permesso nella maggior parte dei casi di avere l’intera squadra a completa disposizione della fantasia strategica del coach (diversamente da quanto accaduto l’anno precedente) in un anno oltretutto di nuovi arrivi vista la prima assoluta presenza da Head Coach per Budenholzer, proprio sulla panchina di Atlanta stessa. In aggiunta, gli Hawks possono anche vantare in questa stagione diversi giocatori consacrati e vere e proprie rivelazioni dalla panchina, che meritano di essere ampiamente considerati nella corsa a miglior 6 uomo; tra cui probabilmente, fra tutti, Dennis Schroder. La riserva di Jeff Teague, oltre a dimostrare parecchio carattere nei minuti a disposizione fornitogli, ha saputo addirittura essere all’altezza dello starter che lo precede durante le assenze per infortunio di quest’ultimo. Ma tornando ai titolari, se le percentuali di Korver permettono di superare il 50% e dei compagni di mantenersi sopra le medie standard della lega, come detto precedentemente, non è solo merito del talento del N°26 e degli altri componenti presi singolarmente. Atlanta dispone di un vero e proprio assetto cresciuto, soprattutto durante la stagione, sotto ogni punto di vista.

Jeff Teague

Jeff Teague

In primis la presenza di un play, Jeff Teague, più naturale rispetto alle attuali PG della lega di questo nuovo millennio. Sicuramente meno esplosivo e con l’attitudine di tenere meno la palla in mano rispetto a molte altre PG, tuttavia Jeff, oltre ad essere ancora adesso sottovalutato, dispone di ottime qualità in tutto il repertorio offensivo. Lo confermano i ben 17 punti a partita di media conditi da 7 assist. E’ infatti spesso merito suo se i palloni giungono nelle giuste mani nei giusti tempi. Un altro uomo franchigia è il silenzioso marcatore Paul Millsap, l’ala grande detiene la più alta media punti in stagione della propria squadra, ben 17.7 ed è una vera e propria conferma su entrambi i lati del campo evidenziandosi come un vero “tuttofare”. Sotto canestro a fare la differenza invece è il lungo Al Horford, e non è una sorpresa che il calo di Atlanta sia giunto nel finale della scorsa stagione in seguito alla sua assenza. La pedina che forse sembra invece ad un primo acchito stonare in un quintetto quasi perfetto, è quella di Demarre Carroll, anche se pure in questo caso non tenuto conto dell’importanza di quest’ultimo negli schemi di Atlanta. Carroll, che sarebbe probabilmente il componente delle seconde linee in altre franchigie, non sarà di certo la classica ala piccola dalla mole realizzativa ma ha saputo dimostrare, come evidenziano le percentuali, di essere sempre utile alla causa nei momenti che lo vedono protagonista. Non è una caso che sia stato inserito anche lui insieme ai quattro compagni nel miglior giocatore del mese di gennaio. Un dato che evidenzia ormai l’errata attribuzione dell’aggettivo “mediocre” a giocatori come Millsap, Al Horford, Korver e Teague arriva anche dal voto del pubblico dell’All Star Game di quest’anno. Non sono infatti passati inosservati neppure agli occhi del tifoso medio 4 dei 5 starter di Atlanta che rientrano tutti giustamente nel ranking dei migliori giocatori in circolazione partecipando all’evento disputatosi nel passato week end. D’altronde, come potersi ancora stupire di ciò dopo il record Nba, consacrato nel mese di gennaio, di vittorie consecutive in un singolo mese (19W).

Punto debole

Sembra tuttavia che l’assenza di un vero leader, di un vero uomo a cui affidare il possesso finale o il pallone che tanto scotta negli ultimi istanti di ogni match che meriti di essere visto, possa essere considerato il punto debole degli Hawks, aspetto che con uno sguardo più approfondito sembra affermare allo stesso tempo anche il contrario vista la compattezza e l’unione del team proprio in seguito all’assenza di un vero leader. Infatti, “historia magistra vitae est” e, come ci insegnano anche recentemente gli Spurs (per citarli un’ennesima volta), non è quasi mai il singolo a fare la differenza, neppure quando questo assume i connotati di giocatori come Lebron James, in uno sport che vede invece molto meno stonare la parola “collettivo”. E’ ad ogni modo da tener presente purtroppo, che la regular season non è il più delle volte il giusto fondamento sul quale basarsi per definire correttamente il futuro cammino e l’effettivo potenziale di una squadra. “Gli Hawks sapranno quindi restare all’altezza delle prestazioni fin qua dimostrate?”. A questo punto l’assenza d’esperienza è probabilmente il vero tallone d’achille della squadra di coach Budenholzer, non solo per quanto riguarda la storia della franchigia stessa ma anche dei suoi giocatori.

Prospettive playoff

Tuttavia, se vogliamo essere ottimisti, la posizione ad est avvantaggia la franchigia di Atlanta la quale, se vedesse iniziare domani i playoff, non solo dovrebbe affrontare i Miami Heat ormai troppe volte altalenanti e alle prese quest’anno con gli infortuni dei suoi veterani, ma vedrebbe come maggiori pericoli le due talentuose squadre di Chicago e Cleveland dietro però a fare ancora i conti con un rodaggio e una ricerca di un equilibrio che sembra tardare più del previsto. Il contesto Nba, forse mai come quest’anno, è quindi una vera incognita… Ovviamente per Atlanta, dopo essere entrata d’impatto a scombussolare gli equilibri dell’intera lega, a questo punto della stagione, e con un margine di ben 7 gare dalle inseguitrici, sarebbe sciocco farsi sfuggire di mano un’occasione ghiotta come quella di quest’anno nel quale ha tutte le carte in regola per andare fino in fondo. Presumibilmente il coach, vista la consapevolezza della lunghezza e stanchezza che porta con sé il campionato Nba, darà modo ai suoi di respirare più del previsto e di allenarsi al fattore playoff.

Mercato

Per quanto riguarda il mercato Nba Atlanta, pur non avendo la concreta possibilità di ambire a pezzi grossi del draft 2015, è in realtà una squadra ancora relativamente giovane e con un grande futuro davanti. Nel corso della prossima free agency se l’andamento della stagione si dovesse mantenere sui medesimi standard, non sarà necessario scambiare tasselli importanti della squadra visto già l’ottimo gioco espresso e l’intesa tra i compagni che si è creata in particolar modo negli ultimi due anni. Probabilmente la dirigenza punterà ad un rafforzamento della panchina in generale, sopratutto per i ruoli di guardia, affiancando Korver, e di lunghi che diano respiro ad Al Horford, nonostante si speri nella crescita anche del giovane Muscala. Anche lo stesso Carroll, che può essere visto meno starter degli altri 4, ha un valido sostituto come Bazemore che, oltre ad essere molto giovane, sta emergendo parecchio in questo squarcio di stagione.

Ottime premesse per una nuova stagione di risultati.

Per NBA Passion

Davide Freschi

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