Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsBrooklyn NetsKyrie Irving: “Nets, poca trasparenza. Io e Doncic siamo affini”

Kyrie Irving: “Nets, poca trasparenza. Io e Doncic siamo affini”

di Michele Gibin

Kyrie Irving è sbarcato a Dallas per la presentazione alla stampa dopo la trade con cui ha lasciato i Brooklyn Nets, e si è detto “davvero benvoluto” dalla sua nuova squadra, i Mavericks.

Io so solo che voglio stare in posti dove sono benvoluto e celebrato, e non solo tollerato o trattato in modi che non mi facciano sentire rispettato“, così Irving a proposito della sua uscita di scena a Brooklyn e la richiesta di trade “Ci sono stati momenti a Brooklyn in cui non mi sono sentito rispettato, personalmente e per il mio talento – e io sono uno che lavora sodo tutti i giorni. Nessuno parla mai della mia etica del lavoro ma solo di quel che faccio e dico fuori dal campo. E allora ho voluto cambiare questa narrativa e continuare a scrivere la mia storia“.

Irving aveva rotto con i Nets in sede di trattative per un rinnovo contrattuale che si sapeva essere molto complicato, vista l’inaffidabilità dimostrata in 3 anni e mezzo a Brooklyn tra infortuni e soprattutto bizze e problemi disciplinari. Con i Nets, In quasi 4 anni, Kyrie Irving ha giocato sole 143 partite su 298 e ha avuto il coraggio di chiedere un rinnovo di contratto interamente garantito, da 198 milioni di dollari in 4 anni.

Scommessa che i Nets non avrebbero mai potuto assumersi, da qui la rottura e la necessità per entrambe le parti di voltare pagina

In conferenza stampa, Irving ha insistito sul concetto di mancato rispetto per la sua persona anche nelle ore successive la sua richiesta di trade, e ha specificato di avere bisogno di “confini sani” nella sua professione di giocatore di basket.

La richiesta di trade non è stata che l’ultimo atto di rottura con l’ambiente Nets, e a novembre era stato preceduto da un caso mediatico-disciplinare spinoso. Irving aveva promosso sui suoi canali social un link d’acquisto Amazon a un libro e annesso docufilm che propugnava tesi pseudo-storiche, teorie del complotto e quel che è peggio concetti antisemiti e frasi attribuite a Henry Ford e Adolph (Sic) Hitler. Dopo lo scoppio del caso, Irving si era rifiutato per giorni di scusarsi e rimuovere il post, i Brooklyn Nets lo avevano infine sospeso senza stipendio per almeno 8 partite e lavorato assieme a lui a un percorso educativo sul tema antisemitismo e società.

E anche in questa occasione, così come per la lunga sospensione auto-impostasi per aver rifiutato di fare il vaccino Covid nell’ottobre 2021 e per le tre settimane di assenza ingiustificata tra dicembre 2020 e gennaio 2021, i Brooklyn Nets lo avevano perdonato e reintegrato, stoicamente tentando di salvaguardare fino all’ultimo il loro investimento.

E per tutta ricompensa, Kyrie Irving ha sottolineato “la mancanza di trasparenza” a suo dire del front office di Brooklyn: “Io ho fatto tutto quello che dovevo, la squadra è al quarto posto a Est, io sono stato un buon compagno, sono stato altruista nel mio approccio e un leader“. Sulla questione della sospensione a novembre, Irving ha voluto precisare come nella sua stessa famiglia ci siano persone di origine ebraica: “Voi media lo sapevate? Quando mi avete definito un antisemita?“. Ovviamente vale la pena ricordare che nessuno aveva mai definito l’ex Cavs e Celtics un antisemita, neppure la Anti Defamation League americana e i membri della comunità ebraica di Brooklyn. Ma la parte della vittima si addice al personaggio.

Col consueto gusto per il colpo di teatro, Irving ha provveduto dopo la trade a cancellare dai suoi social il post di scuse a questo punto definibili come estorte, nei confronti della comunità ebraica e di quanti si erano sentiti offesi e feriti dalle sue azioni.

In attesa del prossimo numero, ci sarebbero anche le questioni legate al basket e sulle affinità tecniche tra Irving e Luka Doncic: “Questa per me sarà la prima volta accanto a uno di questi europei fortissimi. Se sono preoccupato dalla nostra coesistenza? No, io posso alleggerire un po’ del peso offensivo e guidare la squadra assieme a lui. Io voglio solo giocare e sfruttare il suo talento e godermi i miei compagni di squadra, e lavorare per vincere il titolo“.

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