Dopo la vittoria 109-102 contro i Detroit Pistons, è tempo di analizzare la situazione in casa Miami Heat. Trascinati da un immenso Dwayne Wade, autore di 40 punti di cui 19 nell’ultimo quarto, i Miami Heat continuano a fare i conti con il numero degli infortuni che anziché diminuire aumenta.
Nella notte infatti anche Deng e Beasley si sono iscritti al registro riportando due infortuni che non gli hanno permesso di rientrare in campo e verranno valutati oggi: per l’ala britannica si parla di una botta al ginocchio sperando non ci siano lesioni, potrebbe farcela a rientrare domani notte contro gli Spurs, per B-easy invece botta al gomito ma anche la sua situazione pare non preoccupare più di tanto lo staff medico.
A trascinare la barca oltre al rinomato Wade c’è stato l’immortale Udonis Haslem, che per necessità anche questa notte ha dovuto giocare oltre i 35 min in un duello entusiasmante contro uno dei pivot più dominanti della lega, Andre Drummond. La cosa che sorprende di più è che nonostante Miami fosse molto fragile a rimbalzo alla fine saranno più i rimbalzi dei ragazzi della Florida rispetto a quelli della truppa di Van Gundy.
La stagione degli Heat era cominciata subito male con l’addio di Lebron James che avevo escluso Miami dal ruolo di contender come era stata nei 4 anni precedenti; a Dicembre poi Josh McRoberts si sottoponeva a un intervento di pulizia del ginocchio che gli avrebbe fatto saltare la stagione. Come se non bastasse Wade cominciava a saltare i B2B per il solito problema al ginocchio sinistro e nonostante le liete sorprese Whiteside, Johnson e Walker, e l’arrivo di Dragic nella free agency un altro pilastro dell’attacco di Spoelstra come Bosh veniva colpito da embolia polmonare e costretto a saltare il resto della stagione. Inoltre dalla scorsa settimana sia Andersen che Whiteside sono fuori per infortuni non troppo gravi, ma che comunque non gli permettono di scendere in campo costringendo Haslem maggiormente, e i vari Ennis Walker e Beasley agli straordinari a giocare sotto canestro pur essendo ali piccole.
Il cammino è ancora lungo perché nonostante una gara e mezzo di vantaggio su Brooklyn e due su Boston e Indiana, il calendario presenta ora due sfide proibitive per gli Heat: arrivano all’AAA infatti i San Antonio Spurs di Popovich in un remake delle finali dello scorso anno e poi si va a Cleveland dall’ amico Lebron. La speranza è che sia gli Spurs che i Cavs tengano a riposo i loro pezzi pregiati in modo tale da avere una “partita” altrimenti le speranze degli Heat, specialmente in queste condizioni sono ridotte al lumicino.
Plauso particolare ad Erik Spoelstra: è sempre stato messo in secondo piano perché aveva Lebron Wade e Bosh e con loro tre chiunque avrebbe vinto. Ecco, ora dei tre ne è rimasto solo uno (Bosh salterà tutta la stagione), la miriade di infortuni che ha colpito South Beach non si ricorda da molto tempo, si è trovato costretto a far giocare ragazzi provenienti dalla D-League o dalla Cina, e senza mai perdere la testa ha basato tutto su un gioco di squadra; non sbaglia più da tempo le rotazioni dei giocatori, quando conta li ha freschi e riposati nel momento del bisogno e loro ripagano prontamente la fiducia dell’allenatore. Qualora Miami dovesse arrivare ai Playoffs oltre ai vari giocatori già citati, ricordatevi anche dell’allenatore che quest’anno come non mai sta avendo un ruolo decisivo.
Per Nba Passion,
Mattia Picchi (Mattiapicchi on Twitter)


