Torna, per l’ennesima volta, a far parlare di sé il calendario NBA, definito troppo pesante da sostenere per squadre e giocatori. Questa volta la critica arriva da John Hollinger, che su The Athletic ha pubblicato un articolo in cui spiega come, a causa della NBA Cup, si sia ulteriormente peggiorata la situazione calendario e siano di conseguenza aumentati gli infortuni. In seguito alla sua pubblicazione la NBA stessa, attraverso un post del proprio portavoce Mike Bass, ha voluto a smentire queste accuse.
“Hollinger sostiene che le squadre si trovino ad affrontare un calendario eccessivamente pesante. La realtà è che la NBA ha giocato all’incirca lo stesso numero di partite in 42 giorni in questa stagione (308) rispetto alla scorsa stagione (307).” Ha affermato Bass. “Inoltre, questi numeri sono in linea con quelli degli anni precedenti la NBA Cup (308 partite nel 2022 e 313 partite nel 2021). La NBA Cup non ha quindi oggettivamente reso calendario più fitto nella prima parte della stagione.“
Anzitutto colpisce come la lega sia andata a replicare attraverso i suoi canali ufficiali ad una critica specifica. Questa reazione è sintomo del fatto che la NBA presta parecchia attenzione alla questione NBA Cup e calendario. In secondo luogo la smentita non tiene conto, nello snocciolare i dati relativi alle partite giocate, della distinzione partite in casa ed in trasferta. Un altro punto infatti sul quale Hollinger si sofferma è la necessità di disputare appena una partita sul proprio campo, spesso interrompendo magari un giro di trasferte, ai fini del calendario della NBA Cup. Così facendo, anche giocando lo stesso numero di partite, il carico dato dai numerosi viaggi è comunque maggiore rispetto agli anni precedenti.
Questione infortuni, anche qui la NBA nega: “Narrazione fuorviante”
L’altro grande aspetto affrontato da Hollinger nel suo articolo riguarda la questione infortuni. Il giornalista sostiene infatti che la prima conseguenza di questo ulteriore appesantimento del calendario sia proprio l’incremento di infortuni, specie tra le Star. Anche in questo caso la NBA ha risposto negando alla critica avanzata.
“Hollinger sostiene che l’NBA sta assistendo a un aumento degli infortuni e che la lega continua a peggiorare nel mantenere in salute le proprie stelle.” Ha replicato Bass. “Nelle prime sei settimane della stagione, il numero di infortuni che ha costretto i giocatori più forti a saltare le partite è il più basso delle ultime sei stagioni, in calo di oltre il 25% rispetto all’anno scorso. Sebbene diversi giocatori di punta non abbiano ancora giocato in questa stagione a causa di infortuni rimediati lo scorso anno, l’idea che l’aumento delle partite perse in questa stagione sia legato al calendario è palesemente fuorviante.”
Anche in questo caso occorre però fare una precisazione. La risposta della lega si limita ad affrontare il tema degli infortuni. Nel suo pezzo invece Hollinger analizza la situazione specifica degli infortuni ai tessuti molli (che interessano il polpaccio, il bicipite femorale, il quadricipite, ecc), ossia quei problemi fisici maggiormente legati al sovraccarico. Ad ogni modo l’argomento infortuni è sicuramente uno dei problemi principali della lega in questo momento e a breve si dovrà affrontare in maniera più approfondita. Anche perché la NBA poggia sulle sue superstar, e non avere la possibilità di poterle veder giocare con regolarità si traduce in un danno d’immagine non indifferente.


