Come ben sappiamo, da due anni a questa parte, il Covid non risparmia neanche la Lega NBA.
Attualmente, infatti, con ben 57 giocatori positivi (circa l’11.5% del totale), ci sono molti team che hanno sviluppato dei veri e propri focolai, dato che preoccupa non poco in vista del Christmas Day, la data più importante del calendario a livello televisivo.
Sicuramente una delle squadre più colpite è stata quella dei Chicago Bulls, che è stata tra le prime a registrare un focolaio e a perdere giocatori su giocatori.
Tra l’1 e il 13 dicembre, infatti, ben 10 giocatori dei Bulls hanno aderito ai protocolli di salute e sicurezza della Lega, che a sua volta ha rinviato la partita casalinga del team del 14 dicembre contro i Pistons e la partita in trasferta del 16 dicembre contro i Raptors, a causa del rischio di non avere abbastanza giocatori disponibili da schierare (il minimo requisito è 8 giocatori disponibili).
Anche se non si è ancora tornati a pieno regime, e il team non è ancora in grado di tenere pratiche formali, questi rinvii gli hanno permesso sicuramente di fare progressi in termini di Covid.
Non a caso, infatti, Coby White, Javonte Green e DeMar DeRozan (più di recente, precisamente venerdì pomeriggio) si sono tutti negativizzati e usciti dal protocollo.
Il capo-allenatore (coach Donovan) ha infatti confermato che White e Green sono già rientrati nella struttura di allenamento della squadra, per iniziare il processo di ripristino della forma fisica allenandosi individualmente e ora è stata programmata un’attività di gruppo. “Coby (rientrato sabato) è tornato forse un giorno o due in più di Javonte. Per ora sembra rispondere bene per quanto riguarda lo screening cardiaco e l’attività in campo. Javonte, invece, come qualsiasi altra cosa, era senza fiato per essere lontano dal campo per un po’”. Infatti, come conferma lo stesso White, ha avuto solo “una leggera febbre, mal di testa e mal di stomaco. Mi sono sentito peggio nella vita”. Le linee guida della Lega prevedono che i giocatori risultati positivi debbano stare in isolamento per almeno 10 giorni oppure presentare due test negativi nel giro di 24 ore dal tampone positivo, prima di poter essere “liberati”. Successivamente, devono superare lo screening cardiaco prima di poter essere autorizzati a giocare di nuovo.
Ma con la variante Omicron in circolazione e l’aumento dei test che producono sempre più assenze, come fa la Lega a bilanciare la sicurezza dei giocatori, la responsabilità della salute pubblica e la necessità che lo spettacolo continui? White ha espresso la sua opinione: “Non lo so, davvero. Io voglio solo giocare. E anche tutti gli altri vogliono giocare. Qualunque cosa si inventino, io la seguirò”.
Per ora, lo stato di ogni giocatore, per la partita casalinga di stanotte contro i Lakers, deve essere ancora annunciato, ma ognuno di loro ha cominciato a fare dei passi nella giusta direzione nel corso di questa settimana.
Al momento Matt Thomas (entrato nel protocollo l’8 dicembre), Ayo Dosunmu, Stanley Johnson (entrati l’11 dicembre), Zach LaVine, Troy Brown Jr. (entrati il 12 dicembre) e Alize Johnson (entrato il 13) rimangono tutti nel protocollo, anche se per Matt Thomas c’è qualche dubbio per la partita di stanotte, mentre ci sono buone notizie per Derrick Jones Jr. (entrato il 9 dicembre e ora risultato finalmente negativo), che può ritornare in campo.
Coach Donovan giovedì ha inoltre dichiarato che, purtroppo, il team si aspetta che Dosunmu, LaVine, Brown e Johnson non possano tornare fino a dopo Natale. “Questo ovviamente può cambiare in base ai test, che ovviamente devono essere due negativi” ha aggiunto. “Ma questo è un po’ quello che ci aspettiamo al momento.”
Mentre questa linea temporale può sembrare allarmante, è più che altro un altro risultato del programma del team.
I Bulls hanno 3 partite casalinghe in programma, da qui a Natale, ovvero: stanotte contro i Lakers, il 20 dicembre contro i Rockets e il 22 contro i Raptors. Quindi, non giocheranno più almeno fino alla partita contro i Pacers (sempre in casa) il 26 dicembre o contro gli Hawks (stavolta in trasferta) il 27 dicembre. Dato che la partita del 22 dicembre è circa dopo i 10 giorni dell’isolamento di Dosunmu, LaVine, Brown Jr. e Alize Johnson, ha senso che la squadra non si aspetti che siano completamente pronti per quel giorno. Resta quindi da vedere se qualcuno o (si spera) tutti saranno autorizzati a tornare subito dopo le vacanze.
Il coach ha inoltre dichiarato, sempre giovedì, che lui e il suo staff hanno continuato a risultare negativi. “Siamo stati tutti bene. Abbiamo fatto la stessa cosa che il resto dei giocatori stanno facendo per la maggior parte. Ci stiamo testando regolarmente” ha detto. In più, i giocatori devono indossare sempre la mascherina per le attività di squadra, mantenendo la distanza e igienizzando le mani. Donovan ha anche confermato quanto detto da White, e cioè che la maggior parte dei positivi ha manifestato sintomi lievi o è del tutto asintomatica. “Forse è grazie alla vaccinazione (nei Bulls sono tutti vaccinati, infatti giocatori e staff hanno già ricevuto la terza dose), ma abbiamo un sacco di ragazzi senza sintomi“, ha detto coach Donovan. “Capisco i protocolli e capisco cosa sta cercando di fare la Lega per garantire che tutti siano al sicuro. Ma abbiamo ragazzi che si sentono bene. E questa è ovviamente anche una buona cosa, perché penso che quando i ragazzi hanno attraversato una reale difficoltà ammalandosi davvero, questo ha reso molto più difficile il loro ritorno“.
Dichiarazioni confermate da DeRozan, che ha detto: “L’unico sintomo che avevo era la noia, onestamente. Tutta questa faccenda, non solo nello sport ma nel mondo in generale, è semplicemente frustrante. La maggior parte dei ragazzi della nostra Lega cerca di seguire le precauzioni necessarie che dovevamo prendere in modo da poter giocare. Prenderci cura della nostra salute è solo per poter essere là fuori e giocare. Essere vaccinati e avere a che fare con questo, essere colpiti duramente, è frustrante. Cerchi di fare di tutto per evitare di perderti qualche partita o addirittura contrarre il Covid, e comunque arriva”.
E il virus non se ne va, come non se ne è andato dalle nostre vite per 2 anni. Quindi il massimo che si può fare è sperare che la maggior parte dei casi sia asintomatica, come DeRozan, per l’appunto. Dobbiamo sperare che la percentuale di giocatori che ricevono la terza dose raggiunga l’impressionante tasso di vaccinazione del 97% che la Lega ha raggiunto e dobbiamo sperare che la variante Omicron non sia così grave come la maggior parte degli scienziati e degli esperti credono che sarà.
Intanto, con così tanti giocatori out, l’NBA ha concesso ai Bulls di ingaggiare temporaneamente giocatori extra. La squadra, quindi, ha firmato un contratto di 10 giorni con Stanley Johnson e Alfonzo McKinnie, alla fine della scorsa settimana.
Johnson era con i Bulls per il training camp e la preseason, prima di perdere l’ultimo posto nel roster della squadra, cedendolo a Thomas. Da allora è apparso in sei partite per i South Bay Lakers.
McKinnie invece ha giocato 165 partite NBA con Raptors, Warriors, Cavaliers e Lakers, ma più recentemente è apparso in 10 partite per la Ciudad de Mexico Capitanes in G-League, dove ha segnato 24.1 punti di media e ha tirato con il 43,3% da tre punti. Johnson e McKinnie si sono uniti alla squadra per gli allenamenti di venerdì a Miami, ma Johnson è subito entrato nei protocolli sabato. McKinnie, invece, ha giocato 29 minuti e ha segnato 6 punti contro gli Heat.
Intanto, per quanto riguarda gli infortuni, Alex Caruso ha recuperato ed è rientrato, mentre per Williams (fuori per un grave infortunio al polso che lo terrà fuori tutta la stagione, purtroppo) non ci sono speranze. Coach Donovan ha confermato il recupero di Caruso, che ha approfittato della pausa forzata per guarire da un problema muscolare alla gamba destra. “Nessuna ricaduta o altri problemi. Ha recuperato pienamente“.
Contro i Lakers stanotte, quindi, dovrebbero essere disponibili Lonzo Ball, Nikola Vucevic e Alex Caruso, mentre sono da valutare le condizioni di White, Green e DeRozan.

