A Joe Dumars, vicepresidente esecutivo della NBA, piace citare i dati e i numeri a sua disposizione dicono che la media punti segnata in questa stagione è superiore “di neppure l’1%” rispetto all’anno scorso, rigettando dunque a percezione che nella lega oggi si segni troppo a causa di troppe partite e difese troppo morbide.
“In realtà si tratta di come il gioco si è evoluto” ha detto Dumars mercoledì “E’ una questione di ritmi e velocità del gioco, della quantità di tiri da tre punti che generano delle esplosioni offensive come quelle viste anche di recente“, ovvero le prestazioni da 70 e 73 punti di Joel Embiid e Luka Doncic, i 62 punti di Karl-Anthony Towns e Devin Booker e le partite in cui le squadre toccano anche i 140 punti segnati.
Precisamente, la media punti segnata in stagione è superiore dello 0,78% rispetto al 2022-23, 115.6 punti a partita contro i 114.7 di un anno fa. Tra 2021-22 e 2022-23 lo stesso dato era salito però del 3.7% e 4.1 punti in più.
“E di esplosioni del genere ne vedremo ancora, visto quanto si tira da tre punti. Ma la NBA non vede, né io vedo personalmente, che ci debbano essere punteggi ‘giusti’. L’importante è che il pubblico veda una partita e pensi di aver visto una grande partita. Il punteggio finale è secondario. Puoi vedere una partita ai 140 brutta, non è una garanzia di una grande partita“.
“Il punto” ancora Joe Dumars “è chiedersi: stiamo vedendo qualcosa di sbilanciato? Abbiamo bisogno di permettere alle difese di poter difendere di più, di poter fare di più? Ciò che sentiamo è che per la maggior parte le persone dicono che vedere un poco più di difesa non sarebbe male. Ciò che non vogliamo è avere difese che possono fare cose come afferrare, spingere, usare troppo le mani, e non vogliamo neppure che gli attacchi si trovino con un vantaggio immenso sulle difese. La questione dell’equilibrio è qualcosa di cui discutiamo, posso dire questo“.

