Pat Riley ha messo in archivio una delle peggiori stagioni di sempre dei suoi Miami Heat, da quando ne è il capo a tutti gli effetti dal lontano 1995, nonostante tecnicamente e solo grazie all’artificio dei play-in, la squadra si sia qualificata ai playoffs.
Lo spettacolo non degno offerto dagli Heat in 4 partite contro i Cleveland Cavs ha però ben spiegato quale sia il livello attuale del roster. In conferenza stampa da Miami venerdì il fresco 80enne Pat Riley ha annunciato dei cambiamenti che saranno importanti, lo dovranno essere, e affrontato per la prima volta la questione della fine della storia con Jimmy Butler, ceduto a febbraio ai Golden State Warriors dopo una rottura totale con l’ambiente.
“Penso che abbiamo dei cambiamenti da fare e li faremo, non ci sono dubbi. Non credo che con questo gruppo faremo un’altra corsa” ha detto il presidentissimo. Miami sarà tra le squadre più attive sul mercato delle trade, Kevin Durant potrebbe essere il bersaglio grosso ma il solo KD non basterebbe per rilanciare gli Heat.
Su Jimmy Butler, Riley ha difeso la sua condotta e le sue decisioni. “Non c’è dubbio che ciò che è accaduto con Jimmy abbia avuto un grosso impatto sulla nostra squadra. E se c’è qualcuno che deve prendersi la responsabilità, eccomi qui“. I contrasti tra Butler e gli Heat erano nati proprio un anno fa, settimana più settimana meno, quando Pat Riley aveva nicchiato sulla prospettiva di concedere a Jimmy Butler il desiderato rinnovo di contratto cui il giocatore era eleggibile. Il presidente degli Heat aveva anzi ripreso Butler per le sue spacconate mentre si trovava fermo ai box per infortunio, e aveva sfidato sia lui sia altri giocatori rappresentativi come Tyler Herro, a giocare di più e rendersi più disponibili in termini di partite disputate e condizione.
Rimproveri che Butler s’era legato al dito, fino alla decisione di scioperare di fatto per tutto l’inizio della stagione e mettere alle strette la squadra. “Ora è finita, gli auguro il meglio e spero che da qualche parte nel suo cuore lui possa fare lo stesso con noi. Ma io non intendo scusarmi per aver rifiutato di proporre un’estensione di contratto che non eravamo obbligati a proporre, non penso che debba farlo“. Poche parole che lasciano ben immaginare quanto siano volati gli stracci tra i due, anche a livello personale.

