Home NBA, National Basketball AssociationNBA NewsNBA, i problemi di Silver: “Le 82 partite restano, espansione rimandata”. E nessuno ha visto gara 1

NBA, i problemi di Silver: “Le 82 partite restano, espansione rimandata”. E nessuno ha visto gara 1

di Michele Gibin
nba silver

In conferenza stampa prima di gara 1 delle NBA Finals 2025, il commissioner Adam Silver ha allontanato ancora ogni discorso di una futura espansione della lega oltre le 30 squadre attuali. Un progetto che fino a qualche anno fa sembrava inevitabile e che è invece ora stato superato da altre imprese, come lo sbarco in Europa con una lega di proprietà, e le continue riforme a regular season e All-Star Weekend.

Sempre parlando in politichese, Silver ha annunciato che a luglio al prossimo meeting del board of governors della NBA, “tasterà il polso” al gruppo dei 30 proprietari e rappresentanti delle franchigie sul tema espansione. Ma senza aspettarsi chissà cosa. “Dovremmo esplorare la cosa, questo è ciò che dovremmo fare. Non penso che sarà una cosa automatica perché dipende dalla propria prospettiva sul futuro della lega, Quando ti espandi, di fatto aggiungi un altro posto a tavola e se davvero credi in un prodotto questa non è una cosa che vuoi fare, aggiungere un altro partner. Dall’altra parte sappiamo che ci sono dei grandi mercati ancora da sfruttare qui negli Stati Uniti, e altrove. Mercati che meritano una squadra NBA, e sono di più di quelli che potremo raggiungere. Per cui, a luglio ne parleremo, io penso che il board of governors mi dirà di andare avanti a esplorare il progetto ma vedremo“.

L’interesse non manca” ancora Silver “ma ho detto ai rappresentati delle tante città che al momento non siamo ancora pronti, e che quindi non sarebbe giusto nei confronti di tutti parlare con questo e non con quello e così via. Quello che faremo se avremo il via libera sarà avviarci verso una fase più formale“.

In conferenza stampa, Adam Silver ha risposto alle domande su altre questioni importanti. La prima è la tanto desiderata ma irrealizzabile riduzione del numero delle partite dalle attuali 82 di stagione regolare. “Non funzionerebbe, e i soldi sono solo uno dei motivi. Siamo un’azienda qui, e non vedo benefici nell’abbassare il numero delle partite. E no, ribadisco che non esistono dati che che colleghino dei picchi di infortuni al numero delle partite. Se così fosse dovremmo vedere più infortuni a a aprile che in ottobre e invece non è così, oppure durante i playoffs, ma non è così“.

Gara 1 delle finali NBA è stata la meno vista in TV in America dal 1988, con 8.9 milioni di spettatori e un bel -19% rispetto a gara 1 dello scorso anno tra Celtics e Mavericks che fece quasi 11 milioni di spettatori. La partita tra Pacers e Thunder, peraltro bellissima e chiusa da Tyrese Haliburton con un tiro vincente a 0.3 secondi dal termine, ha registrato ascolti del livello delle finali del 2020 al chiuso della bolla di Orlando a ottobre, e del 2021 quando Bucks e Suns giocarono a luglio inoltrato.

Altri dati allarmanti sul calo drastico di interesse per la NBA almeno negli Stati Uniti, e sull’incapacità nonostante i miliardi investiti di promuovere il “prodotto”. Una stagione infinita, da ottobre a giugno inoltrato, e zeppa di eventi laterali, e la cui comunicazione e diffusione è in mano a salotti TV e web tutti uguali, con urlatori che si sfidano a colpi di “hot takes” e sparate, e che parlano solo di Los Angeles Lakers e Golden State Warriors, e fanno liste di “prossimi volti della NBA” da poi puntualmente abbattere dopo averli eletti.

Adam Silver preferisce rifugiarsi nel successo – indubbio – della sua politica del “competitive balance”, con la stagione 2024-25 che premierà per la settima volta di fila una squadra campione nuova rispetto all’anno precedente. “Non posso dire ora che fosse proprio quello che immaginavo, il nostro obiettivo non era avere scientemente ogni volta un campione diverso. Si trattata di dare pari opportunità a tutti. E quindi giù il cappello per i Thunder e i Pacers, due franchigie modello e che meritano di essere qui in finale“.

Un altro progetto su cui Adam Silver ha annunciato la ritirata strategica, dopo averlo inaugurato con una fretta inusuale mesi fa, è quello della lega europea in collaborazione con FIBA. Già la scorsa settimana il vice-Silver, Mark Tatum, aveva buttato la palla in tribuna parlando di formati da NBA2K e voli supersonici. Oggi il commissioner ha reiterato: “Di tempistiche al momento non ne abbiamo, però parliamo di anni e non di mesi. Diciamo che mancano almeno un paio di anni al lancio, perché sarà un’operazione enorme. Noi vogliamo muoverci a passo spedito ma al tempo stesso non possiamo non consultare tutte le parti in causa e chi investe, ovvero le altre leghe europee, le squadre di club, i giocatori e i media, i partner commerciali. C’è parecchio da fare insomma (…) sappiamo che in Europa c’è un enorme numero di fan da coprire, e che c’è l’opportunità di farlo con un campionato in stile NBA, nel continente“.

Ma quanto manca alla “NBA in Europa” quindi? Per Silver, le Olimpiadi di Los Angeles 2028potrebbero essere una buona piattaforma per annunciare qualcosa di importante” sul progetto.

You may also like

Lascia un commento