DJ Augustin lo scorso febbraio era un giocatore in cerca di una reale collocazione all’interno di un sistema. Infatti si trattava di un giocatore con buone doti, buone capacità di ingresso dalla panchina, ma tuttavia incompleto. A Detroit aveva firmato un contratto da 6 milioni di dollari per inserirsi in quell’ingranaggio sofisticato del sistema Van Gundy, ma ben presto si è capito che qualcosa non funzionava.Travolto da una serie iniziale di sconfitte che avevano relegato i Pistons nelle parti basse della classifica, Augustin era anche stato relegato ai margini a causa di un Jennings sempre più padrone del campo. Questa situazione è rimasta finchè quest’ultimo non si è infortunato: da quel momento, nelle seguenti dieci partite, il prodotto di Texas ha saputo imporsi viaggiando con una media di 20 punti e 8 assist, tirando col 47% dal campo e il 43% da tre.
Cifre interessanti, che avrebbero potuto fare sicuramente comodo a chiunque, in particolare ai Thunder che stavano attraversando una fase di piena rivoluzione copernicana, in quanto lo stratega Sam Presti aveva preso decisioni irrimediabili riguardo gli elementi che avrebbero dovuto fare da supporting cast alle stelle acclamate.Un fattore tutt’altro che scontato era inoltre il ricongiungimento di DJ Augustin con Kevin Durant, suo ex compagno di squadra durante il college: insomma, il matrimonio aveva tutte le premesse per funzionare. Le attese riposte in DJ Augustin erano anche aumentate per via della partenza di Reggie Jackson: la dirigenza di Oklahoma puntava tutto sul ragazzo nato a New Orleans per voltare pagina.
Tuttavia i suoi numeri sono stati contrastanti. Da una parte quelli positivi, in cui ha dimostrato di saper viaggiare quasi a 3 assist/1 turnover ratio a partita, oltre a tirare da 3 col 37% (che non sarà qualcosa di grandioso ma nemmeno disastroso). Dall’altra non possono essere accettabili le percentuali dal campo: un misero 37%, figlio di un problema soprattutto legato ai tiri dagli angoli, in cui in particolare si arriva non oltre il 34% a sinistra e del 33,7% a destra dell’arco.Le sue dimensioni fisiche gli hanno garantito una velocità e una capacità di smistare assist che sono risultati essere molto utili alla causa dei Thunder in fase offensiva, ma troppo penalizzanti durante la fase difensiva in cui è stato spesso e volentieri sovrastato dal suo diretto avversario.Inoltre gli infortuni che hanno condizionato il rendimento della squadra hanno influito negativamente anche sui giocatori che sani che stavano in campo: infatti i quintetti quest’anno sono stati svariati, con troppi pochi punti di riferimento e troppe situazioni di incertezza che hanno finito con il penalizzare le prestazioni di DJ, ancora alla ricerca della giusta alchimia col resto della squadra.
La speranza è che il prossimo anno Oklahoma esca da questa maledizione e riesca a ritrovare tutti i suoi elementi: DJ ritroverebbe così il suo amico Kevin Durant, che potrebbe dargli una mano in fase difensiva e togliergli delle gravose responsabilità in attacco (specialmente sui lati del perimetro). In questo modo avrebbe la possibilità di fare le cose che gli riescono meglio, oltre al fatto di permettere alla squadra di massimizzare i propri punti di forza.
Forse DJ Augustin non sarà mai la guardia titolare a causa della presenza di Waiters e Westbrook che gli staranno sempre davanti, ma durante l’anno le sue capacità possono far comodo alla causa. Oklahoma in questo modo potrebbe ritrovarsi con una freccia in più nell’arco la prossima stagione, in cui punterà ad un riscatto obbligatorio.
Per NBA Passion,
Matteo Meschi


