Serviranno “ulteriori ricerche e analisi di mercato” alla lega prima di parlare di nuovo di espansione della NBA oltre le 30 squadre attuali, una questione che sta diventando sempre più annosa, e che invece di progredire fa dei passi indietro.
Il commissioner NBA Adam Silver ha dovuto parlare ancora della questione, e si è limitato a dire che “ci sono ancora tante analisi di mercato da fare e non c’è nulla di deciso ancora, nell’uno e nell’altro senso, e non ci sono tempistiche. Faremo le ricerche più complete possibile per cercare potenziali problemi“. Silver ha poi annunciato che due commissioni separate del board of governors della lega sono al lavoro sulle analisi finanziarie e strategiche legate all’espansione NBA.
Espansione che a parole resta ancora “in agenda” per Adam Silver. “Abbiamo iniziato ora delle analisi profonde perché ora siamo pronti, prima no. Ma siamo davvero al giorno 1 di questa fase ed è troppo presto per fare previsioni“. Oggetto delle ricerche in atto, la possibilità delle nuove città e quindi mercati di assorbire una franchigia NBA, e l’effettivo interesse del pubblico locale nel prodotto. Quindi gli effetti finanziari di un’ulteriore distribuzione degli introiti della NBA con l’aggiunta di una o più nuove squadre, soprattutto alla luce del nuovo mega-contratto per i diritti TV da 11 anni e 76 miliardi di dollari che entreràin vigore dalla prossima stagione, e l’opportunità di aggiungere “almeno due roster”. Silver ha poi aggiunto che l’eventuale nuova franchigia d’espansione dovrà essere coperta anche dalle reti TV locali, e dovrà quindi essere in un’area già coperta da un servizio all’altezza. Un altro problema annoso con tanti network cosiddetti regional in crisi già oggi.
Un altro problema, questo tutto politico, che Silver e i fautori dell’espansione NBA dovranno risolvere è l’opposizione “di un certo numero” di proprietari ad allargarsi e quindi aggiungere uno o più posti a tavola. Al momento, diverse squadre soprattutto nei mercati più piccoli non vedrebbero di buon occhio aprire a nuove franchigie, con le quali poi dividere gli introiti annuali della NBA e quindi diluirli.

