Dovessimo trovare un soprannome a Adam Silver lo chiameremmo il Commissioner “sottogamba”, vista la disinvoltura almeno pubblica con cui commenta i dossier più scottanti della lega sportiva che presiede, o meglio di cui è il CEO.
E come ogni buon CEO, Silver può portare a scudo delle critiche il fatturato dell’azienda di cui è incaricato, argomento definitivo secondo la legge che se gli investitori sono contenti (e lo sono) allora va tutto bene. Anche quando non va bene. Lo scandalo scommesse che sta interessando diversi nomi NBA tra giocatori e ex giocatori (Terry Rozier, Malik Beasley, Jontay Porter Jr già radiato) e allenatori (Chauncey Billups e Damon Jones) è solo l’ultima pietra d’inciampo sulla via della crescita all’infinito della NBA.
Solo 48 ore prima che la FBI svelasse “almeno 30 nomi” legati alla NBA coinvolti delle sue indagini, il commissioner sottogamba aveva liquidato le preoccupazioni sul fatto che le liberalizzazioni – da lui volute – in materia di gioco d’azzardo e scommesse sulle partite, potessero generare sempre più casi come quelli di Porter Jr, di Rozier e di Beasley. Silver s’era limitato a dichiarare che “stiamo prendendo iniziative con i portali per limitare le puntate” su alcune categorie di giocatori, ad esempio quelli sotto contratto con un two way contract e quindi una versione del precario NBA, potenzialmente attirati da guadagni facili anche da ottenere, per arrotondare taroccando le proprie statistiche.
Così come settimane prima, Silver aveva preso sottogamba la questione dei costi ormai folli tra piattaforme diverse e biglietti per le arene, per seguire le partite NBA. Dichiarando che chi non vuole pagare – in sostanza – può sempre “guardare gli highlights” su YouTube, TikTok e Instagram. Prima ovviamente di riformulare e spiegare di essere stato frainteso. Così come settimane prima, in un’estate che dev’essere stata torrida per lui, il commissioner sottogamba aveva affermato “di non aver mai sentito parlare di un’azienda chiamata Aspiration” come sponsor degli LA Clippers, commentando il caso del presunto tentativo da parte dei Clippers di aggirare le regole salariali pagando Kawhi Leonard un (ingente) extra sottoforma di contratto di sponsorizzazione fittizio (la NBA sta conducendo un’indagine autonoma sulla faccenda) e di fatto mai onorato per la propria parte dal giocatore. Aspiration era sponsor dei Clippers dal 2021 e la NBA – quindi Silver – aveva autorizzato le patch che avrebbero dovuto apparire sulle maglie da gioco e persino quelle sul campo dell’Intuit Dome. Poi Aspiration, come noto, è andata gambe all’aria scoperchiando il caso. Anche qui, Adam Silver aveva corretto il tiro in un secondo momento.
Il tema su cui il commissioner aveva mostrato di non darsi pace, adottando correttivo su correttivo, era quanto orrendo fosse diventato ormai l’All-Star Game tra giocatori svogliati, baracconate e presentatori chiacchieroni. Lì si, terrorizzato dagli ascolti TV in picchiata e dalle critiche, Silver ha tentato una carta dopo l’altra tra All-Star Draft, mini tornei, Skills Challenge riformati e ora la tremebonda sfida USA vs Resto del mondo, un refugium peccatorum.
Il commissioner sottogamba, preoccupato si degli ascolti TV ma ancor di più dal non scontentare il suo CdA, non ha inoltre mai voluto sentir parlare di una riduzione del numero delle partite dalle 82 attuali, e si è rimangiato con tutto il piatto l’ormai mitica espansione oltre le 30 squadre attuali, che, dopo aver firmato un accordo sui diritti TV clamoroso (76 miliardi di dollari in 11 anni), ora i proprietati attuali – quindi i datori di lavoro di Adam Silver – non vogliono più per non dover aggiungere un posto a tavola, magari due. E smenarci dei sudati quattrini.
Su tutta una sequela di gaffe, procrastinazioni, mariantoniettate, regna il progetto NBA Europe su cui da mesi si profferiscono parole in libertà. C’è chi profetizza un 2027 come anno zero, chi rallenta al 2028. Chi preconizza la morte dell’Eurolega, chi come Ettore Messina è ancora rimasto a “esportiamo il modello NBA”. Chi ci vede una squadra di basket del Milan, chi dell’Inter, chi del Manchester City e del Barcellona.
Un turbinio di suggestioni che a chi scrive ricorda il personaggio di Padre Pizzarro, di Corrado Guzzanti, l’alto prelato che invocava “un’apertura al mercato globale” di Santa Romana Chiesa, che nella sua visione sarebbe dovuta diventare come una convention di Star Trek.
Ecco, questione sottogamba dopo questione sottogamba, la china pare proprio quella.
