Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiBastava così poco a Simone Fontecchio per rilanciarsi in NBA

Bastava così poco a Simone Fontecchio per rilanciarsi in NBA

di Marco Tarantino
simone fontecchio

Articolo a cura di FILIPPO MANDRINO

Quando Simone Fontecchio è approdato ai Detroit Pistons, per la stagione 2024-25, le speranze erano buone: arrivava da un’olimpiade giocata ad altissimi livelli in cui aveva fatto emergere tutte le sue migliori caratteristiche (ottimo tiratore, con anche doti in palleggio nell’1 contro 1). Aggiunto a questo, si andava a inserire in un ottimo ambiente molto giovane, in crescita e senza pressioni da parte di tifosi e media.

Tuttavia, la realtà ha consegnato un’annata complicata. Fontecchio ha viaggiato a una media di soli 5,9 punti a partita, con 2,9 rimbalzi e 0,9 assist, e un utilizzo prevalentemente nel “garbage time”, sinonimo della scarsa fiducia che il candidato a Coach of the Year JB Bickerstaff riponeva nei suoi confronti. La star dell’Italbasket è stata fortemente condizionata da problemi di natura fisica, ha dovuto gestire un infortunio importante e delicato al piede. Questo ha influenzato non tanto la presenza in campo (75 partite giocate, solo 7 saltate), ma più che altro la sua posizione all’interno delle rotazioni, anche a causa della folta concorrenza nel suo ruolo di veterani come Tobias Harris e Tim Hardaway Jr o del giovane Ausar Thompson.

Questa situazione ha portato Detroit a cedere Fontecchio ai Miami Heat, in cambio del tiratore Duncan Robinson, il quale arrivava da una stagione non semplice e con un contratto pesante che gli Heat volevano smaltire. Da qui la svolta, Fontecchio ha trovato maggior minutaggio (22 minuti di media a partita in confronto ai 15 a Detroit) e una grandissima percentuale da 2 punti (60%) e da 3 (59.3%), queste tre voci statistiche sono fondamentali da un punto di vista mentale per ogni giocatore, ancor di più per un tiratore. Un ruolo fondamentale in questa crescita esponenziale l’ha avuto il sistema di coach Erik Spoelstra e gli Heat che negli ultimi anni si sono contraddistinti per il movimento senza palla, tagli, uscite da blocchi e situazioni di tiro rapido, stile tattico che ha impattato nel corso degli anni su diversi giocatori, partiti con poche attenzioni media e “hype” ma che nel corso degli anni sono diventato fondamentali per la franchigia, come Haywood Highsmith (undrafted), Nikola Jovic (27esima scelta) o lo stesso Duncan Robinson (undrafted). In particolare, questo contesto, essendo ricco di giocatori in grado di tirare catch and shoot in uscita dai blocchi che allargano la difesa, sta esaltando le caratteristiche di Fontecchio, che ha aumentato esponenzialmente la “qualità” dei tiri che si prende e di conseguenza anche la percentuale realizzativa.

L’avvio della 2025-26, quindi ci racconta di un Fontecchio che può essere rilanciato: più tempo in campo, percentuali ottime, ruolo tattico più definito. Se riuscirà a mantenere ritmo, fiducia e soprattutto integrità fisica, potrà diventare una risorsa stabile nella rotazione degli Heat e magari giocare un ruolo maggiore in situazioni di playoffs, ed è quello che tutta Italia gli augura.

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