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Giuditta Nicolodi saluta la Reyer: un addio silenzioso ma pesante

di Daniele Morbio
Giuditta Nicolodi saluta la Reyer dopo 3 anni e mezzo

Mentre la Reyer maschile si sta giocando lo scudetto, arriva l’addio a Giuditta Nicolodi per quel che riguarda la formazione femminile. La notizia delle ultime ore (che già era nell’aria) è stata confermata dal club veneziano con un comunicato ufficiale apparso sui profili social. La stessa lunga nativa di Rovereto è tornata al Geas Sesto San Giovanni dopo aver già vestito la casacca lombarda nella stagione 2018-2019, con cui ha conquistato le finali di Coppa Italia e Supercoppa Italiana. Un addio pesante, che analizziamo più in basso.

Giuditta Nicolodi è cresciuta a livello cestistico con la canotta della Reyer nel settore giovanile, vincendo poi Campionato e Coppa Italia di A2 ed esordendo in A1 nella stagione 2013-2014, in cui ha giocato 17 partite. La stessa lunga ha vinto un tricolore Under19 sempre con le oro-granata nel 2013. Dopo questi primi passi e stagioni italiane tra Triestina, Vigarano, Vicenza, Geas, Lucca, Ragusa e Campobasso è tornata in laguna nel gennaio 2023, restandoci per tre anni e mezzo, fino alla fine della stagione terminata a fine aprile. In totale sono 172 partite in prima squadra e sei stagioni con la casacca Veneziana: una bandiera.

Giuditta Nicolodi lascia la Reyer: un addio silenzioso ma pesante

Per descrivere e raccontare l’impatto nel mondo Reyer (inteso come gruppo squadra) di Giuditta Nicolodi bisognerebbe parlare con le sue ormai ex compagne, ma basta – in realtà – essere lì a Venezia e vivere settimanalmente il gruppo e di conseguenza anche lei. Tornata in laguna tre anni e mezzo fa in una situazione drammatica a livello di infortuni in un gruppo totalmente nuovo, aveva inizialmente firmato fino al termine della stagione 2022-2023, vedendo il contratto rinnovato di volta in volta fino a questa stagione.

Spesso e volentieri per raccontare l’impatto di una giocatrice si vanno a sciorinare ed analizzare numeri, cifre, statistiche. Non è questo il caso di Giuditta Nicolodi, perché il suo ruolo era chiaro: pochi minuti, ma tutti di personalità, utilità, enorme professionalità e serietà. Doveva far rifiatare – nelle stagioni prececenti – Awak Kuier non abbassando quel livello di energia che coach Mazzon voleva mantenere nei quaranta minuti. Nella stagione da poco conclusa la lunga ha giocato davvero poco, specialmente nella seconda parte, dove gli veniva preferita Francesca Pan da “4” tattico.

Tornando alla ragazza nativa di Rovereto, Venezia perde un riferimento importante nello spogliatoio, una ragazza chiave sotto questo punto di vista. Serietà, enorme professionalità, mai una parola fuori posto: Giuditta Nicolodi per i tifosi lagunari è persona cui voler bene, apprezzatissima, tanto che è stata salutata con dispiacere e rammarico. Perché – e la pallacanestro lo insegna – non servono soltanto le giocatrici da 20 punti o 10 rimbalzi. Servono tantissimo anche quelle capaci di far da collante, di fare gruppo, di portare il proprio mattoncino in qualsiasi momento, quando chiamate in causa, con carattere e tanto cuore.

Lascia la laguna dopo anni in cui magari ha sacrificato minuti importanti e rinunciando ad offerte di altre squadre di A1 dove avrebbe giocato da protagonista: l’amore per la maglia, la piazza ed i tifosi si vede anche da qui, soprattutto da qui. Non poteva essere un banale e stupido motivo economico il suo costante rinnovo, bensì una voglia reciproca di tenersi, perché quelle qualità sono sempre state riconosciute. 172 partite dopo, uno scudetto ed una supercoppa dopo, Giuditta Nicolodi saluta la laguna. In silenzio, senza fare rumore, con rispetto, amore e quel cuore che l’ha da sempre contraddistinta. A Venezia – ne siamo certi – si sentirà la mancanza di una “figura” come quella della ormai ex #7 oro-granata. Da icona e bandiera. Al di là dei minuti e dell’esser protagonista in campo. Ed averne ancora di ragazze e giocatrici così, con questa umiltà, poche (pochissime) pretese, in un mondo dove girano interessi, contrattoni ed un legame forte ai soldi e non alla piazza, alle compagne, ad uno spogliatoio, ai tifosi. Sembra poco ma non lo é.

GIUDITTA NICOLODI IN AZIONE CONTRO SARAGOZZA

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