Home ItalbasketNate Ament cittadino del mondo: ma può giocare per l’Italia?

Nate Ament cittadino del mondo: ma può giocare per l’Italia?

di Andrea Delcuratolo
Nate Ament Italia

Dietro uno dei prospetti più interessanti del basket giovanile americano non c’è solo talento, ma una storia familiare complessa, segnata da migrazioni, tragedie e rinascita. Nate Ament, ala scelta dai Miami Heat (e subito ceduta ai Milwaukee Bucks per via della trade di Giannis Antetokounmpo) con la tredicesima chiamata del draft NBA 2026 è il punto di arrivo di un percorso che attraversa continenti e generazioni. Con radici statunitensi, ruandesi e italiane la domanda sorge spontanea: può tornare utile al CT Luca Banchi?


Il filo che lega la famiglia Ament inizia in Rwanda, con la madre di Nate, Godelieve Mukankuranga. La sua vita è segnata in modo indelebile dal genocidio del 1994, nel quale perse gran parte dei suoi familiari. Riuscita a salvarsi grazie a un percorso che la portò a studiare in Italia, costruì poi una nuova vita tra Europa e Stati Uniti. Se la storia materna è segnata dalla resilienza, quella paterna introduce la dimensione sportiva. Albert Ament è stato giocatore universitario alla Wayne State University, dove ha lasciato numeri e record importanti prima di intraprendere una carriera nell’educazione e nella cooperazione internazionale.

Nate cresce in Virginia, in un contesto familiare in cui lo sport è inizialmente solo una delle tante attività. In origine gioca soprattutto a calcio, come i fratelli, e si avvicina al basket solo in un secondo momento. La svolta arriva durante l’adolescenza, quando il gioco diventa prima una competizione quotidiana tra fratelli e poi una vera ossessione tecnica. La traiettoria di Nate Ament, per come viene raccontata da Andscape, non è soltanto quella di un futuro giocatore NBA. È la storia di una famiglia che ha attraversato eventi storici, migrazioni e ricostruzioni, trasformando tutto questo in una forma di energia educativa e sportiva.

Nate Ament può giocare per la nazionale italiana?

Al momento, non risultano informazioni pubbliche che indichino il possesso della cittadinanza italiana da parte di Nate Ament. Questo significa che, in base alle regole attuali, non sarebbe eleggibile per la nazionale italiana senior. La semplice presenza di un genitore che ha vissuto in Italia non è sufficiente: per giocare con una nazionale FIBA serve avere la cittadinanza del Paese prima di una certa età (e non essere considerato “naturalizzato” secondo le regole che limitano fortemente gli slot per i giocatori naturalizzati).

Ament nasce e cresce negli Stati Uniti, in Virginia, con cittadinanza americana e un percorso cestistico interamente sviluppato nel sistema scolastico e giovanile USA. La dimensione italiana entra nella sua storia in modo indiretto, attraverso la madre, Godelieve Mukankuranga, che dopo il genocidio del Rwanda ha vissuto anche in Europa e ha avuto un passaggio importante in Italia durante il suo percorso di formazione e ricostruzione personale prima di trasferirsi negli Stati Uniti. È un legame umano e biografico significativo, ma che non si traduce automaticamente in una possibilità sportiva concreta. Per le regole FIBA, infatti, ciò che conta è la cittadinanza e la sua registrazione entro determinate soglie d’età, e al momento non risultano elementi pubblici che indichino il possesso del passaporto italiano da parte di Ament. Nate ha già giocato infine per l’Under 18 di Team USA all’AmeriCup 2024.

La prima scelta – potendo – di Nate sarebbe Team USA dove però la concorrenza è piuttosto agguerrita e i posti pochi. Ament dovrebbe confermarsi come un giocatore di alto livello nei prossimi anni per puntare se non alle Olimpiadi, roba per pochi eletti, ai Mondiali FIBA dove la USAB porta squadre più sperimentali. La nazionale italiana potrebbe diventare una sorta di piano B e di opzione, un po’ come per il caso di Donte DiVincenzo che ha ottenuto passaporto e documenti necessari per vestire la maglia azzurra. Va infine ricordato che la… tradizione dei giocatori “importati” per la nazionale italiana non è eccellente, sia per i tempi e le modalità sia per i risultati. Negli ultimi anni abbiamo visto in azzurro giocatori come Nico Mannion (che ha madre italiana) e Darius Thompson (italiano per matrimonio). Più felici invece gli esempi di Daniel Hackett, figlio dell’ex giocatore NBA e in Italia Rudy Hackett, di Dante Calabria, di Nikola Radulovic, Gregor Fucka e Carlton Myers mentre invece finì in un mezzo buco nell’acqua il lungo processo di naturalizzazione di Travis Diener, tra 2010 e 2013 stella della Dinamo Sassari e che fece una fugace apparizione a EuroBasket 2013.

 

 



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