Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsLA Clippers#123Ragioni per cui i Clippers possono dire la loro per il titolo

#123Ragioni per cui i Clippers possono dire la loro per il titolo

di Mattia Picchi

Proprio così: in una serie che poteva apparire apertissima e destinata alla fatidica Gara 7, i Los Angeles Clippers smentiscono ogni pronostico e vanno avanti 3-1 contro gli Houston Rockets, avendo già il match point sulla racchetta martedì al Toyota Center di Houston. Alla truppa di McHale serve un vero e proprio miracolo, che ad oggi, visto il rendimento dei losangelini, appare impossibile. Ma andiamo ad analizzare meglio le ragioni di questa esplosione dei Clippers:

1) Blake Griffin: colui che “sa solo schiacciare” è scoppiato, dimostrando carisma e leadership anche nelle prime due gare, quando mancava il vero leader della squadra, Chris Paul. Ha fornito prestazioni eccellenti e oltre alle 3 triple doppie messe a segno in questi Playoffs, ciò che fa notare è la presenza costante sul campo in entrambi i lati. Giocatore diventato ormai completo visto anche i numerosi assist che riesce a fornire ai suoi compagni e l’intesa con DeAndre Jordan, che migliora partita dopo partita per merito anche del coach Doc Rivers.

 Blake Griffin in azione

Blake Griffin in azione

2)Panchina: la panchina dei Clippers è sempre stata definita il vero punto debole della squadra, tale da ometterla dalle vere contender per il titolo finale. Quest’anno sta accadendo tutto il contrario appunto: Crawford, il sesto uomo per eccellenza di Doc Rivers, sta avendo un impatto fondamentale sulla serie, spezzando spesso le speranze di rimonta avversaria con le sue triple. Austin Rivers, celebre figlio di papà Doc, arrivato come “raccomandato”, si sta dimostrando decisivo in alternativa a Paul, con giocate importante e facendo sempre correre la squadra, mettendo i compagni sempre in ritmo e trovando anch’egli con facilità la via del canestro. Se a tutto questo aggiungiamo anche le prestazioni di Barnes (specialmente in difesa, ma anche a rimbalzo) e Redick, con una difesa asfissiante sul Barba e chirurgico dall’arco, ecco che spieghiamo il 3-1 nella serie.

Chris Paul.

Chris Paul.

3)Doc Rivers e CP3: il coach sta gestendo perfettamente le risorse che ha a disposizione, rotazioni eccellenti, cambi azzeccati e chimica di squadra. E pensare che a Los Angeles all’inizio veniva criticato perché non aveva ancora raggiunto le finali.Insomma venivano considerati un’eterna incompiuta; invece con il lavoro sul campo sta smentendo tutti, e la scommessa sul figlio Austin, sta ripagando e zittisce tutti gli scetticismi iniziali. E poi c’è CP3, leader maximo se ce n’è uno dopo Lebron James, che prima su una gamba sola fa fuori San Antonio, poi è costretto a saltare le prime due gare contro Houston e poi rientra in gara 3. Pur non giocando molto è fantascientifico il basket che mostra: miriade di assist, pochi tiri presi ma mandati comunque a bersaglio e soprattutto pochissime palle perse per la gioia di Doc Rivers e di mezza Los Angeles.

Per Nba Passion,

Mattia Picchi (Mattiapicchi on twitter)

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