Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsHouston RocketsLoghi NBA, la classifica di Grantland: 16º posto

Loghi NBA, la classifica di Grantland: 16º posto

di Matteo Meschi

Zach Lowe di Grantland ha voluto classificare tutti i loghi delle franchigie NBA, dal peggiore al migliore. Al sedicesimo posto c’è quello degli Houston Rockets, con quella “R” giudicata estremamente azzeccata.

16. HOUSTON ROCKETS

Si tratta di un logo sottovalutato, soprattutto se si considera la mostruosità che è andato a sostituire. La “R”, realizzata da Eiko Ishioka (Academy Award winning designer), ha due rimandi perfetti all’idea di missile: il primo è la punta in cima a sinistra; la seconda i flussi di scarico fumante dal fondo, come se il razzo stia per decollare. Veramente bello.

I Rockets, all’inizio degli anni ’90, decisero di abbandonare il loro logo giallorosso, giudicato perdente dal patron Leslie Alexander (il proprietario della franchigia). L’idea del proprietario era di sostituirlo con qualcosa di fresco e che avesse al suo interno un razzo reale.

Ma nel frattempo, boom: Houston vince due titoli in back-to-back, e lo fa proprio con il logo giallorosso: all’improvviso l’associazione tra Houston e perdenti era finita e i Rockets chiesero di annullare il cambiamento di branding. Tuttavia era ormai troppo tardi: la risposta della lega infatti fu una richiesta di decine di milioni di euro per l’annullamento del cambio di brand. La squadra texana, sotto attacco, decise di annullare la richiesta ed accettare il cambio di marchio.

L’evoluzione del logo degli Houston Rockets

Il problema fu che così il mondo incontrò uno dei loghi più ridicoli della storia: un razzo beffardo con la punta del naso rossa. La versione originale non doveva essere così cartoon, ma ad Alexander piacque il modo in cui il bagliore dei denti ricordava il muso dei bombardieri della seconda guerra mondiale. Fu così che Houston usò il logo come trampolino di lancio per buttarsi verso la follia: lo inserirono anche su delle orribili maglie gessati e sul parquet del campo, probabilmente il più cacofonico di tutta la storia della lega.

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Il campo degli Houston Rockets nella stagione 1995-1996

“Sorprendentemente, quel razzo arrabbiato andava di pari passo con le tendenze creative di quegli anni” spiega O’Grady “Molte squadre invidiavano la popolarità che raggiunse Charlotte con il calabrone Hugo e tutti si precipitarono a disegnare i loro personaggi. Era l’epoca dei dinosauri viola, cavalli fiammeggianti, muscolosi guerrieri blu, anatre nell’hockey”.

I designer più sofisticati misero in guardia la lega contro i marchi troppo disegnati “La Nike ci inseguiva per tutta la Fifth Avenue per seguire come si stavano sviluppando i loghi. Avevano una policy anti-cartoon”. Fox e altri consulenti esterni si unirono alla politica Nike, ma altri preferirono replicare comunque l’effetto Hugo.

Nel 2003 i Rockets hanno così abbandonato il loro logo cartoon per arrivare al polo opposto con un logo forse troppo semplificato. Se mai in futuro Houston modificherà nuovamente il proprio brand, bisogna sperare che mantengano ad ogni modo la loro geniale “R”.

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