Chris Andersen ha dato un grande contributo nei Miami Heat di LeBron James, ma ora sembra che la sua fiamma e la sua voglia di vittoria si stiano attenuando, anche a causa dell’età, inesorabilmente in avanzamento. Ora la domanda che bisogna porsi non è se il giocatore abbia ancora abbastanza benzina nel serbatoio, ma se qualche altra squadra pensi che ne abbia, o per lo meno, abbia un intuizione di quel genere che permetterebbe agli Heat di scaricare il contratto del veterano. Miami, da tempo, cerca di migliorare la propria situazione salariale, e il contratto di Andersen, come quello di Mario Chalmers, resta un chiodo fisso del quale la squadra farebbe volentieri a meno.
La squadra di South Beach è riuscita in estate a scambiare Zoran Dragic ai Celtics e Shabazz Napier ai Magic, cosi da ottenere un minimo in più di spazio salariale in cambio dei due giocatori e di denaro liquido. I 4,3 milioni di dollari sull’ultima stagione a contratto per Mario Chalmers sono e, probabilmente, rimarranno a Miami. D’altronde, come già detto, il numero 15 e il numero 11 sono i due giocatori dei quali gli Heat non sono riusciti a liberarsi. Come conferma Barry Jackson, inoltre, Birdman non ha suscitato forte interesse in nessuna franchigia, creando il fenomeno, chiamato in NBA “soft market”, inteso con l’accezione negativa per un giocatore e la sua visione dall’ambito NBA in un determinato contesto a determinate condizioni. Nonostante i 37 anni, in ogni caso, Chris Andersen mette sempre in campo determinate statistiche, tra le quali notiamo sulle altre i 5.3 punti e i 5,0 rimbalzi in 60 partite della stagione regolare.
Se durante il training camp gli Heat non riuscissero a scambiarlo, non sarebbe certo il posto in rotazione per il lungo, a causa della larga concorrenza presente a roster, tra i quali identifichiamo in Amar’e Stoudemire, Hassan Whiteside e Udonis Haslem i maggiori rivali, aggiungendo Chris Bosh, titolare fisso e co-uomo franchigia, appena riabilitato dopo gravi problemi di salute.
La buona notizia per Miami è la situazione che si sta verificando nella quale, a seconda degli impegni delle squadre avversarie, sta passando il momento migliore per scambiare Andersen. Le squadre potrebbero perdere per infortunio alcuni giocatori, e nel caso in cui succedesse, o ci fosse bisogno un aiuto dalla panchina nelle squadre contender che necessitassero un buon minutaggio dalla panchina per fare riposare i titolari, i Miami Heat sarebbero pronti a scaricare il lungo e il suo pesante contratto.
Per NBAPassion.com
Giulio Scopacasa

