“Houston, abbiamo un problema” è una delle frasi più famose della storia e, considerando lo stato di forma attuale degli Houston Rockets, torna sicuramente utile rispolverarla. Già, perché la franchigia texana ha avuto un avvio stagionale a dir poco difficile: 3 le sconfitte rimediate in altrettante partite, con la sensazione che questi Rockets siano nettamente al di sotto delle loro capacità e aspettative. Urge cambiare qualcosa e subito: Thunder, Spurs, Clippers e Warriors sono già in forma e, in caso di mancata inversione di rotta, sarà una stagione difficile per Houston.
DR. JEKYLL E MR. HYDE – Con un avvio di partita più che convincente, sembrava essersi rotta la tendenza delle prime due uscite stagionali che hanno visto protagonisti dei Rockets piuttosto sottotono: una difesa più attenta che concedeva poco e scelte di tiro molto più ragionate sembravano averci riconsegnato buona parte dei Rockets della passata stagione. Sembrava, perché dopo il canestro del 65-44 realizzato ad inizio terzo-quarto, i Rockets hanno smesso di giocare. Merito della difesa degli Heat, sempre difficile da affrontare quando alza il ritmo; demeriti al gioco dei Rockets che concede troppo agli attacchi avversari e conclude male al tiro non trovando con continuità la via del canestro. E così, da un +21 di vantaggio che faceva ben sperare, i Rockets hanno subito un assurdo contro-parziale da 65-24 nel secondo tempo che ha permesso agli Heat di completare la rimonta, con i Rockets che poco hanno potuto fare per riprendere in mano il match.
MANI TROPPO FREDDE – La grande differenza rispetto a soli 6 mesi fa sta nelle difficoltà a trovare il canestro. Se il concetto di “ball movement” è stato spesso inteso come utopia più che una filosofia di gioco, quest’anno la palla che passa tra le mani dei giocatori texani pare pesare un macigno: il 40,5% dal campo mantenuto nella notte dai Rockets, è soltanto l’ultima (e la migliore) delle pessime prestazioni al tiro messe in mostra quest’anno, che si unisce pertanto al 36,6% contro i Warriors e al 34,5% mantenuto contro i Nuggets in casa. Percentuali pietose, che ci aiutano a capire come, rispetto al migliore 44% dello scorso anno, i Rockets non riescano più a segnare con facilità. Le cause sono da rintracciare sicuramente nella staticità dell’attacco in primis, con la palla spesso troppo ferma nelle mani di Harden o Lawson e, quando il cronometro scorre, tutto va a vantaggio della difesa. A questo, vanno aggiunte le tante, troppe, scelte errate: sono 17 le palle perse nelle notte, 49 totali in 3 partite che consentono agli attacchi avversari di realizzare punti facili in transizione e, specie quando giochi contro Nuggets, Warriors o Heat, il conto sarà salato a fine partita. Fattori che nel loro insieme non permettono più i 103.9 punti di media della scorsa stagione che, confrontati agli 88.7 di queste prime partite, sono un abisso da colmare al più presto.
DIFESA COLABRODO – Se l’attacco non gira proprio, la difesa non è da meno. Quando hai giocatori che per caratteristiche non hanno l’indole a difendere, tutto risulta più difficile e l’assenza di un giocatore come Terrence Jones può sicuramente pesare parecchio. Ma, aldilà dei singoli, è proprio il sistema difensivo in sé che evidenzia vistose lacune, specie sui P&R avversari. Troppo spesso capita di vedere il portatore di palla superare il blocco e avere tempo e spazio per ragionare sul da farsi, con aiuti difensivi che arrivano in ritardo o non arrivano per niente. Una difesa sul portatore di palla decisamente rivedibile, alla quale si ricollega il secondo problema difensivo dei Rockets: la difesa nel pitturato. La consapevolezza di vedersi battere sempre troppo facilmente dal palleggio, comporta evidentemente la paura di subire punti facili nei lunghi di Houston, con il centro di turno sempre troppo “attaccato” al ferro. Questa situazione, unita al gioco in P&R avversario, causa spesso enormi vuoti al centro dell’area, dove il portatore di palla riesce a trovare indisturbato il tiro dalla media o lo scarico sul lato debole per il tentativo da 3 punti. Situazioni che McHale dovrà analizzare bene, se vorrà risollevare le sorti dei Rockets.
(NOT SO) FEAR THE BEARD – E se tutto ciò non bastasse, ecco che si aggiunge anche un James Harden praticamente irriconoscibile. Il ‘barba’ visto in azione finora è un giocatore spento, senza inventiva o capacità di essere pericoloso per la difesa avversaria: la brutta copia del giocatore arrivato per un pelo alle spalle di Curry nella corsa all’MVP. Se nel primo tempo della sfida contro gli Heat, la guardia 26enne aveva lasciato intravedere delle buone giocate, nella ripresa si è spento insieme ai compagni: quando più serviva il suo aiuto per arginare la rimonta dei padroni di casa, Harden più che un leader è sembrato un accentratore monopolizzando l’attacco come accaduto già contro i Warriors: con la palla quasi sempre tra le sue mani, James ha compiuto diverse scelte sbagliate e forzato tanti tiri dal palleggio. Da qui, il risultato del 2-15 al tiro e un impietoso 0-10 da dall’arco che conferma la cattiva tendenza mantenuta nelle prime uscite a forzare tiri dal perimetro: l’1-10 contro i Warriors e il 2-12 contro i Nuggets non lasciano scampo alle critiche. È ora di invertire la rotta, James, i Rockets hanno bisogno di te.
Per NBAPassion,
Mario Tomaino (@Mariot_22 on Twitter)

