Al Verizon Center di Washington si sono affrontati gli Wizards (2-1) padroni di casa e i San Antonio Spurs (3-1). Nel complesso è stata una bella partita, essenzialmente divisa in tre parti: l’inizio di gara è stato completamente favorevole ai maghetti, che sono subito partiti con un parziale di 19-2. In questa fase di partita, Wall si è ritrovato con più assist (6) dei punti di tutti gli avversari messi insieme (2). Un puntuale time-out di Gregg Popovich, però, ha ribaltato immediatamente le sorti della gara, che, fino ad inizio 4 quarto, è finita nelle mani degli Spurs, capaci di rimontare già entro la fine della prima frazione, arrivando a comandare la partita fino ad un massimo di 12 punti, anche se poi il vantaggio è stato azzerato da Beal e compagni. L’ultimo quarto, invece, è stato più equilibrato, con continui parziali da una parte e dall’altra. Alla fine, dopo la tripla del pareggio di Parker che ha portato le squadre sul 99-99, ci ha pensato Bradley Beal, con una tripla allo scadere, ad evitare l’overtime e a consegnare la vittoria alla sua squadra.
WIZARDS
Cosa ha funzionato: Quando la squadra è riuscita a tenere un ritmo alto, non ce n’è stato per nessuno. L’attacco in transizione, guidato ottimamente da John Wall, si è rivelato micidiale per la difesa degli Spurs, che poco ha potuto quando il playmaker avversario partiva a tutta velocità verso la metà campo offensiva.
Bradley Beal, inoltre, si sta rivelando un’arma in più in questa stagione (4 gare su 4 oltre i 25 punti). Da segnalare anche la rinascita di Otto Porter, autore di una prova da 19 punti.
Anche la difesa ha lavorato bene, forzando ben 20 palle perse all’attacco degli Spurs.
Cosa non ha funzionato: L’impressione è che a questa squadra, per arrivare a insidiare seriamente i Cavaliers per il titolo della estern conference, manchi un vero stretch four. Humphries non sembra adatto a ricoprire questo ruolo (ha tirato molto male questa notte, 3-7 dal campo e 1-4 da tre, nonostante avesse avuto tantissimo spazio lasciato dalla difesa) e lo stesso discorso si può fare per Gooden. Non c’è a roster un’ala grande che possa essere rispettata dalla difesa quando gioca sul perimetro, in modo da lasciare più spazio dentro l’area e aprire varchi per i compagni.
Inoltre, a difesa schierata e a ritmo basso, ci sono state tantissime difficoltà di costruzione del gioco, che hanno portato a tiri forzati e sbagliati, permettendo la rimonta e l’allungo iniziale agli Spurs.
SPURS
Cosa ha funzionato: Parker, finalmente, sta recuperando la sua normale forma e condizione fisica e, pian piano, sta portando il suo contributo in termini di punti e di assist alla squadra (17+4), segnando anche la tripla del pareggio a 7 secondi dalla fine.
Leonard, pur registrando 0 nella casella degli assist, si sta confermando sempre di più un giocatore all-around, anche in giornate non proprio positive come quella di oggi.
Danny Green si è sbloccato: ha segnato più triple oggi (3 su 8 tentativi), che in tutto il resto della stagione (2 su 17). Per lui, e per gli Spurs, è molto importante che riprenda il ritmo e porti pericolosità offensiva da oltre l’arco, come ha sempre saputo fare nella sua carriera.
Manu Ginobili, invece, sta dimostrando di avere una buonissima condizione fisica, cosa che non gli capitava da moltissimo tempo. Se continua così, potremo riammirare le sue magie ancora una volta.
Cosa non ha funzionato: Abbiamo rivisto tutte le difficoltà emerse nelle passate 4 partite di stagione. Un inizio di partita molto lento, culminato con lo svantaggio di 17 punti a metà primo quarto, tantissime palle perse (saranno 21 alla fine) e delle bruttissime scelte di tiro, in quanto non si riesce a costruire un azione sui 24 secondi.
Aldridge, inoltre, oggi non è riuscito a segnare i suoi soliti jumpers dal mid range, insaccando solamente 4 tiri su 14 tentativi totali dal campo. A Portland era abituato a toccare più palloni e a tenere per più tempo la palla in mano: forse il fatto di essere coinvolto di meno lo fa andare fuori ritmo. Popovich deve trovare una soluzione il prima possibile per sfruttare al meglio il potenziale immenso della sua squadra, non utilizzato al massimo in queste 5 partite di regular season.
MVP: Bradley Beal. 25 punti in 36 minuti (per la 4 volta su 4 sopra i 25 punti in stagione), 5 rimbalzi, 4 assist e 3 rubate, il tutto condito con la tripla della vittoria allo scadere. Oggi non gli si poteva chiedere proprio di più.
PEGGIORE IN CAMPO: LaMarcus Aldridge. La sua doppia doppia da 10 punti e 14 rimbalzi non basta a giustificare una prestazione non all’altezza delle aspettative. Le 5 palle perse gridano vendetta, così come la bassissima percentuale realizzativa. Da lui ci si aspetta molto di più, anche considerando le buone prove contro i Celtics e i Knicks.
TABELLINI
Per NBA Passion,
Giuseppe Fagnani (@dartfagnans)


