Avete mai sentito parlare dell’esperimento Philadelphia? Si tratta di una storia della seconda guerra mondiale secondo cui una nave militare, durante un esperimento, sarebbe svanita nel nulla per diversi istanti, ricomparendo dopo pochi minuti a Norfolk in Virginia per poi rimaterializzarsi nuovamente presso lo stesso molo di Filadelfia. A partecipare a questo esperimento ci sarebbe stato anche Albert Einstein.
Ora, Sam Hinkie non è Einstein. Questo lo si può affermare con certezza. Nonostante ciò, è riuscito comunque a far scomparire una franchigia intera, quella dei Philadelphia 76ers. La gloriosa franchigia di Doctor J e Moses Malone, di Iverson e Mutombo, di Larry Brown e Wilt Chamberlain. I Sixers non ci sono più.
Sulla carta la franchigia esiste ancora, per carità. Ma è ormai totalmente fuori dalla mappa. Il record degli ultimi due anni e mezzo parla di 37-134 per un 21,6% di vittorie. Una su cinque. Il problema è che le quattro sconfitte non sono delle partite. Sono mattanze.
Quest’anno per i Sixers il record parla di un deprimente 0-7. La sconfitta di ieri notte contro i Bulls ha permesso ai Sixers di cominciare per la seconda volta consecutiva da 0-7: prima di loro ci erano riusciti solo Grizzlies e Wizards.
La differenza punti per match è la peggiore di tutta la lega: -13,3 punti, peggio addirittura di quella dei Brooklyn Nets e, soprattutto, peggio dell’anno scorso, quando era -9.0. Il maggior problema di questo dato è legato all’attacco, dove si fatica ad arrivare addirittura a 92 punti. a soglia dei 100 punti invece in queste prime 7 uscite è stata raggiunta una sola volta, contro dei Cleveland Cavaliers che hanno comunque vinto sbadigliando.
Passando ai numeri dei singoli, la situazione si fa ancora più complessa. In assenza di Tony Wroten, il backcourt è qualcosa di collegiale: Canaan ha una media di 1.6 assist a partita (da playmaker!); Stauskas, arrivato quest’estate da Sacramento, tira da 3 con un misero 28,6%, riuscendo comunque a fare meglio di Grant che si inchioda ad un tristissimo 14% che sa tanto di mattonate da campionato UISP.
Sam Hinkie è il primo responsabile di tutto questo. Si è preso molte scelte rischiose, sbagliandole. A cominciare dal draft. Micheal Carter-Williams, Joel Embiid, KJ McDaniels sono solo alcuni dei nomi sbagliati al momento della chiamata al draft. Perchè prendere una scelta alta al draft è una cosa relativamente semplice (basta perdere), il problema sta nel scegliere il giocatore giusto.
Questi Sixers invece sono una squadra senza né capo né coda. Attaccarsi al fatto di essersi assicurati la coppia di lunghi Noel-Okafor non basta a giustificare 134 sconfitte. Certamente oltre ai due lunghi si sta vedendo anche qualche altra giovane promessa come TJ McConnell (5.6 punti, 4.7 rimbalzi e 7.6 assist in questo inizio di stagione) e Covington, ma bisogna verificare se le loro interessanti statistiche sono legate più alle loro reali capacità o al contesto estremamente scadente in cui si trovano.
Ai tifosi non può bastare il rebrand avvenuto lo scorso anno per rimanere legati a questa squadra e parlare di The Process rischia di essere offensivo alla loro lealtà. I tempi del walk over di Iverson sono molto lontani.

