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Inside the game: Cleveland Cavaliers vs Golden State Warriors

di Gianmarco Galli Angeli
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Nella notte alla Quicken Loans Arena si è consumato il delitto perfetto: la vittima di turno sono stati i padroni di casa, i Cleveland Cavaliers, mentre il carnefice porta il nome della franchigia uscita vincitrice dalle ultime NBA Finals, i Golden State Warriors. I Cavs non sono mai sembrati veramente in partita e per Curry & co. è stato facilissimo prendere il sopravvento e chiudere la sfida con un netto 132 a 98. Per gli Warriors si tratta della nona vittoria negli ultimi undici confronti contro la squadra di LeBron James e della quinta (nelle ultime 6 sfide) in Ohio.

First Quarter (21-34): la tortura ha inizio – Pronti, partenza, via. Non passano neanche 120 secondi che Golden State ha già messo a referto 10 punti e ne ha subiti solamente due: la rapidità offensiva degli uomini di Walton surclassa la rigorosità degli schemi d’attacco di coach Blatt, conditi da un LeBron che tiene troppo spesso il pallone tra le mani permettendo alla difesa ospite di leggere in anticipo le giocate del numero 23 nativo di Akron. Il tiro a bersaglio degli Warriors è intervallato nei primi 5 minuti da un protagonista inatteso: Timothey Mozgov che con tenacia strappa punti importanti per i suoi Cavs. Dall’altra parte va sottolineata l’ennesima prova superba di Draymond Green che nella seconda parte della prima frazione mette a referto due splendidi assist alley-oop per Festus Ezeli, giocatore in crescita e che in un futuro non troppo lontano potrebbe rubare il posto a Bogut nello starting five dei campioni in carica. Il primo quarto si conclude sul punteggio di 34-21 con uno Stephen Curry in formato celestiale: 16 punti mandando nel canestro 6 tiri su 7 tentati, quattro dei quali da dietro l’arco; per i Cavs molto bene JR Smith con 9 punti, sparando con l’80% dal campo.

Second Quarter (23-36): James non pervenuto – La seconda frazione si apre con quella che sta diventando una verità assoluta: il pick and roll con Draymond Green porta 9 volte su 10 ad una facile conclusione o dell’ala grande, o del portatore di palla, o di un compagno meglio posizionato. Nella lega nessuno ha un miglior quoziente intellettivo sui pick and roll del giocatore degli Warriors. Nel frattempo, Curry continua a macinare punti anche grazie ad un Kyrie Irving che, in difesa, non si capisce se sia affascinato dalle giocate dell’MVP in carica o, semplicemente, non sappia difendere. Il gioco dei campioni in carica quando in campo ci sono sia Green che Iguodala facilita molto il numero 30 che si trova solo di rado ad impostare l’azione dalla propria area e spesso viene chiamato al tiro in uscita dai blocchi dove, con la sua rapidità d’esecuzione, raramente sbaglia. Il secondo quarto dei Cavaliers è condito da un LeBron James in campo per buona parte dei 12 minuti ma solo fisicamente: prima Curry gli sottrae un pallone scomodo ed infila due punti in contropiede, poi Green lo stoppa e regala un altro gioco offensivo con vantaggio numerico alla sua squadra. In mezzo a tutto ciò c’è la buona prova di JR che, però, tentenna ai liberi (1/4 nella seconda frazione). La frazione di gioco si chiude con Kevin Love che spara una bomba da 3 e Draymond Green, per non farsi mancare nulla, ricambia il favore.

Third Quarter (23-34): ah ma manca ancora un periodo? – Si torna dagli spogliatoi con la speranza di vedere i Cavs più agguerriti ed invece la loro frazione inizia con un passaggio difficilissimo di LeBron per JR (palla persa) ed un air-ball di Kevin Love: dall’altra parte 2/2 di Klay Thompson. Le statistiche fanno veramente paura: dopo 25 minuti di gioco il tridente Curry/Thompson/Green ha messo a referto 47 punti tirando con un anomalo 16/25 dal campo; dall’altra parte i big three James/Irving/Love si sono presi lo stesso numero di tiri, mettendone a referto 7 per un totale di 15 centri. Piove sul bagnato quando la testa calda di Smith, il migliore dei Cavs fino a quel momento, decide di farsi fischiare un flagrant 2 per essersi lanciato come un treno in corsa addosso a Barnes, a palla lontana. Nella terza frazione migliora la qualità del gioco dei Cavs che spostano tutte le manovre ai lati del perimetro ma non sembrano aver discreti schemi offensivi: dovrà lavorare molto coach Blatt, la sua squadra non riesce ad eseguire molte delle direttive da lui imposte e si riduce a giocate complicate quanto forzate. Iman Shumpert si prende due buoni tiri in rapida successione il primo entra, il secondo no ma il ragazzo se la sta cavando. Nel finale di periodo vediamo finalmente LeBron James che prima, nervosissimo, si fa fischiare un tecnico dopo essersi guadagnato due liberi (entrambi infilati) poi si rende autore di una meravigliosa assistenza per i 3 punti di Dellavedova ed, infine, di una penetrazione alla “Chosen One”. Il tabellino segnala 104-67 alla fine del terzo quarto, un incubo per i tifosi di casa.

Fourth Quarter (31-28): ammutoliti i tifosi di casa. Saltano gli schemi ma non c’è partita ormai da un pezzo alla Quicken Loans Arena: escono i migliori giocatori delle due franchigie e Curry (35 punti) si permette di mangiare i pop-corn a bordo campo. Inizia l’ultima frazione ma le marcature dei Cavs non cambiano anzi peggiorano, si salva il solito Dellavedova che anche in attacco se la cava egregiamente. Curiosa ma condivisibile la scelta di Walton di tenere in campo Barnes per regalargli minuti e tiri importanti dopo l’infortunio. Nel finale c’è tanta, troppa confusione ed anche Shumpert riesce a farsi buttare fuori per somma di falli. Diluvio universale in Ohio, annegano i Cavaliers.

Fonte foto: espn.com

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