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Diaw, il “Borista” più amato del mondo

di Emanuele Tatta
Boris Diaw ritorno

Il mondo NBA è una fonte interminabile di aneddoti di ogni genere: alcuni strappalacrime (la storia di Duncan, per  nominarne una), altri quasi incredibili, altri ancora ai limiti del comico. A quest’ultima categoria si deve iscrivere per forza l’ultimo colpo di genio di Boris Diaw, ala grande in forza ai San Antonio Spurs talmente amante del buon caffè da installare una macchinetta nel suo armadietto in spogliatoio. In seguito, evidentemente ancora insoddisfatto della sua invenzione ha deciso di farsi soprannominare “Borista”, scatenando l’ilarità dei compagni di squadra.

Da questa breve storiella si capisce molto di un giocatore unico nel suo genere, in grado di incarnare alla perfezione il sistema del “Beautiful game” con cui gli Spurs dilettano da anni gli occhi di tanti appassionati. Sembra quasi assurdo pensare che era sul punto di tornare in Francia dopo la rescissione del contratto con gli Charlotte Bobcats nel Marzo 2012 perché fuori forma e inadatto alla squadra, ragioni che non sono poi così lontane dalla realtà. In effetti Diaw non è proprio il ritratto del vigore fisico, e soprattutto è un pesce fuor d’acqua in una squadra acerba che chiuderà la stagione con un record di 21-61. Boris merita di stare in una contender, una squadra con un sistema nel quale può esaltarsi ed esaltare i suoi compagni. E quale sistema migliore per lui di quello degli Spurs?
Quest’anno, nonostante i 33 anni sul groppone e il minutaggio ridotto sta conducendo un’altra annata in cui il suo sottovalutatissimo impatto sulla partita non manca mai. Nei suoi 19 minuti di media gli Spurs sono sopra di ben 15 punti per 100 possessi rispetto a quando non è in campo, ma c’è da dire il contributo che Diaw è in grado di dare va ben oltre dei semplici numeri: quando il francese entra in campo la squadra migliora spaventosamente sia in attacco (dove la sua visione di gioco è in grado di mettere in ritmo i tanti tiratori del roster) che in difesa (fondamentale nel quale è molto più versatile di quello che può far pensare). Ancora più importante di tutto il resto c’è il suo atteggiamento estremamente rilassato, quasi a mostrare disinteresse riguardo tutto ciò che gli succede attorno.
Ma menefreghista è uno degli aggettivi che si accostano di meno al “Borista”, un giocatore che durante la sua carriera ha sempre lavorato al massimo per perseguire un solo obiettivo: vincere. Non sarà Kobe Bryant sotto il punto di vista mentale, ma neanche Anthony Bennett. E’ uno di quei giocatori che ha bisogno del contesto giusto per emergere, e quando lo trova si trasforma in un vero mago della palla a spicchi, un tuttofare di cui il sergente Popovich non può assolutamente fare a meno nelle fasi clou della stagione.
In questi anni Boris Diaw ha giocato da ala grande e da centro, ha dispensato assist, strappato rimbalzi e messo tiri fondamentali. Ha addirittura difeso splendidamente su Lebron James. Forse potrebbe essere proprio lui l’arma segreta per contrastare il tanto temuto quintetto dei Golden State Warriors con Draymond Green da centro, chissà.
La cosa buffa è che probabilmente il francese neanche ci pensa a tutto questo; a lui basta divertirsi giocando nel contesto giusto, magari sorseggiando di tanto in tanto il buon caffè della sua amata macchinetta.

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