Home NBA, National Basketball AssociationStranieri d’America: WunderDirk, da Würzburg all’Olimpo NBA

Stranieri d’America: WunderDirk, da Würzburg all’Olimpo NBA

di Francesco Gulfo

L’NBA non è stata sempre un fenomeno così globale come appare ai nostri occhi. Nel tempo sono stati diversi i giocatori che hanno fatto fatica a farsi rispettare dall’altra parte dell’oceano, rendendo la vita un pò più facile a quelli che sono arrivati dopo. Volendo analizzare l’impatto che i giocatori non provenienti dagli Stati Uniti hanno avuto sulla evoluzione a livello mondiale della Lega sportiva più conosciuta al mondo, iniziamo questa settimana parlando di Dirk Nowitzki, ala dei Dallas Mavericks. Nel caso vogliate proporre un giocatore per le prossime puntate di questa rubrica, vi prego di lasciare un commento sotto il post.

20 giugno 2006. Dwyane Wade ha appena condotto i suoi Miami Heat a una delle rimonte più spettacolari mai avvenute in una serie di Finale. In Gara-3 i Dallas Mavericks sono stati ad un passo dall’assicurarsi la vittoria della partita e una seria ipoteca sulla serie. Sotto di 13 a 6 minuti dalla fine Wade decide che è lui a dirigere i giochi da quel momento, e con 42 punti totali porta Miami alla vittoria. Le altre gare consacreranno D-Wade alla storia, l’artefice di una delle migliori prestazioni individuali nella storia delle Finals.

20 giugno 2006. Negli spogliatoi della squadra di casa, all’American Airlines Center, l’atmosfera è totalmente opposta. Dirk Nowitzki, la faccia dei Mavs, è subito etichettato come un giocatore molto forte, un fenomeno, ma senza le necessarie capacità di leadership. Nonostante una stagione giocata ad altissimi livelli (primo giocatore europeo a segnare 26.6 a sera in regular season) Nowitzki è tra i maggiori indiziati per quella che a tutti appare come una disfatta totale.

8 anni prima di quella notte, esattamente il 24 giugno 1998, l’interesse per Nowitzki era sì alto, ma nessuno avrebbe mai osato pensare ad una carriera del genere per il figlio di Würzburg, Germania Ovest, nato il 19 giugno 1978. Proveniente direttamente dalla Seconda Bundesliga tedesca dopo 4 anni di esperienza nella squadra della sua città, lasciava chiaramente intravedere qualcosa di speciale, ma nessuno si sarebbe svenato per prenderlo. Tranne un solo allenatore, Don Nelson. Quella notte dell’estate ’98 i Mavericks mandano la loro prima scelta, Robert Traylor, ai Milwaukee Bucks in cambio di Nowitzki e Pat Garrity (un’altra prima scelta). Ma non è ancora abbastanza. Per completare una serata decisamente indimenticabile, i Mavs girano immediatamente Garrity ai Phoenix Suns, in cambio del loro play di riserva: un certo canadese di nome Steve Nash.

dirk nowitzki rookie season with don nelson

L’amicizia subito sbocciata tra il tedescone e Nash, però, sembra essere l’unica nota positiva durante la prima stagione di Nowitzki in Texas (8.2 punti e 3.4 rimbalzi in 20.4 minuti). Impiegato nel ruolo di 4 per sfruttare il suo jump-shot, sembra essere impotente contro i super-atleti NBA: lo scarso impatto in difesa, in particolare, lo rende spiacevolmente noto ai più come “Irk Nowitzki”, senza quella “D” che nello slang americano significa defense.Ero così frustrato che ho persino contemplato un ritorno in Germania… [Il passaggio dalla Seconda Bundesliga alla NBA] è stato come lanciarsi da un aereo sperando che il paracadute in qualche modo si aprisse”. La nota “avversione” di coach Nelson per i rookies non sembra però esserne stata la causa, a sentire lo stesso Nowitzki: Gli devo moltissimodichiarò il tedesco nel 2012, dopo la notizia che Don Nelson sarebbe stato ammesso nella Hall Of Fame di Springfield. “Gli devo moltissimo perchè mi ha buttato lì fuori quando c’erano probabilmente giocatori migliori di me, lasciandomi giocare liberamente. Non mi ha limitato. Mi lasciava tirare da 3 e giocare secondo i miei punti di forza, una cosa che non molti coach avrebbero fatto con un 7-piedi”. In effetti il rapporto tra i due sembra essere stato davvero buono come pochi altri viste anche le parole al miele rilasciate da Nelson ai microfoni di KRLD-FM 105.3, una radio texana che segue le vicende dei Mavericks, in un’intervista del 15 aprile 2015: “Beh, era il miglior giovane prospetto che avessi mai visto… Donnie [Nelson, figlio di Don] organizzò un workout qui a Dallas. Eravamo gli unici a poter assistere. Abbiamo ossevato da un angolino Dirk giocare per una settimana… Ci innamorammo di lui in una settimana.”

Nonostante il primo, difficile anno, Dirk sembra essere nel posto giusto per continuare a crescere. Durante la seconda stagione, in cui il tedesco migliora notevolmente le sue medie (17.5 punti, 6.5 rimbalzi e 2.5 assist in 35.8 minuti), avviene anche un altro cambiamento, che si sarebbe rivelato importantissimo per i successivi Dallas Mavericks. Il miliardario Mark Cuban compra la squadra per 280 milioni di dollari. Personaggio eccentrico a dir poco, poi noto per le sue dichiarazioni spesso contro tutto e tutti, per prima cosa compra un Boeing 757 alla squadra, rivitalizza la franchigia ed è una presenza fissa a bordocampo in tutte le partite dei Mavs. Per dirla con le parole di Nowitzki: “Ha creato l’ambiente perfetto…Dobbiamo solo andare in campo e vincere”. Cuban acquista la squadra di Dallas il 4 gennaio del 2000. Da quel momento in poi la franchigia fondata nel 1980, che fino a quel momento aveva il 40% di vittorie e la cui ultima apparizione in postseason risaliva alla stagione 1989-90, diventerà una delle migliori dell’intera NBA, raggiungendo i Playoff in ogni stagione tranne una.

I primi anni sotto Cuban sono molto promettenti. Le prime due stagioni finiscono entrambe alle Semifinali di Conference (sconfitte rispettivamente contro San Antonio Spurs e Sacramento Kings per 4-1) e alla terza i Mavs raggiungono la finale dell’Ovest (persa contro i futuri campioni, gli Spurs, per 4-2). Dirk Nowitzki è un giocatore affermato ormai, che sfiora la doppia doppia di media ogni stagione e segna più di 20 punti di media ogni sera. Nei playoff il tedesco si conferma, anche contro avversari diretti di grandissimo calibro (33 punti e 16 rimbalzi di media contro Kevin Garnett nel primo turno dei playoff 2002 contro i Minnesota Timberwolves), ma i Mavericks non riescono a spingersi oltre le Finali di Conference.

Questi sono anche gli anni in cui Nowitzki si conferma a livello internazionale, giocando da fuoriclasse con la sua Germania. Agli Europei del 2001 va vicinissimo a una medaglia ma perde la semifinale al supplementare contro la nazione ospitante, la Turchia di Hedo Türkoğlu, e la Spagna vince la sfida per il bronzo. Il campione tedesco è comunque il top-scorer del torneo a 28.7 di media. La medaglia arriva nel 2002, ai Mondiali FIBA, quando la Germania batte la Nuova Zelanda nella finale per il bronzo. Ancora capocannoniere a 24 punti a partita, questa volta è nominato anche MVP del Mondiale. La sua carriera con la Nazionale raggiungerà il suo picco più alto con la medaglia d’argento agli Europei del 2005, quando la Germania si arrenderà solo alla Grecia, in Finale, per 78-62.

Back to Dallas, il 2005 è l’anno in cui Don Nelson si dimette, lasciando la panchina all’ex-giocatore Avery Johnson. Andati via Nash (tornato a Phoenix già nell’estate del 2004) e Finley (rilasciato prima dell’inizio della stagione 2005-06) Dirk Nowitzki, ormai ufficialmente noto come Wunderdirk, è ora la stella indiscussa dei Mavs. Come già sappiamo questo non basta per raggiungere la vittoria finale, quel Titolo NBA sfuggito per pochissimo ai Mavs del 2006. Passa un altro anno, arriva un’altra scottante delusione per Dallas. Dopo una stagione esaltante (67-15 il record da primi della Western Conference) ecco la notizia: al Primo Turno i Golden State Warriors del neo-allenatore Don Nelson (si, proprio lui…) guidati in campo da Baron Davis e Stephen Jackson, ribaltano tutti i pronostici e vincono la serie 4-2. Nowitzki non avrebbe potuto festeggiare in maniera peggiore il titolo di MVP (primo europeo nella storia a riuscirci), che gli viene consegnato quando ormai la sua stagione, e quella dei Dallas Mavericks, è già finita.

Una stagione maledetta. La prima di quattro stagioni nelle quali Dallas supererà il Primo Turno dei Playoff solo una volta, nel 2009, per perdere in Semifinale contro i Nuggets 4-1. Nonostante i pessimi risultati in postseason, il ritorno di Jason Kidd (era stato scelto dai Mavs nel 1994, scambiato dopo due anni) e l’arrivo sulla panchina di Rick Carlisle nel 2008 pongono le basi per un nuovo corso. All’inizio della stagione 2010-2011, Wunderdirk ha ottenuto più o meno tutto ciò che un giocatore vuole: primo europeo a partecipare da starter a un All-Star Game; uno di soli 6 giocatori nella storia ad aver prodotto una stagione da 50-40-90; primo giocatore nella storia dei Mavericks ad essere inserito in un All-NBA Team. Manca la cosa più importante però, quell’Anello che cambierebbe tutto.

Con l’acquisto di Tyson Chandler nell’estate 2010 i Mavs sono sicuramente meglio piazzati sotto canestro. La sapiente guida tecnica di Carlisle e l’esperienza di Kidd, oltre ovviamente a Nowitzki, completano una squadra che passa comunque sotto i radar, inosservata ai più. Per quanto siano pieni di buone intenzione, d’altra parte, è difficile competere a livello mediatico in una Lega dominata dai nuovi e chiacchieratissimi Big Three di Miami (avete bisogno che vi ricordi i nomi?), ritenuti imbattibili. Chandler però, insieme all’ottima preparazione di Carlisle, riesce a dare alla fase difensiva dei Mavs una notevole solidità.

Per Nowitzki la stagione regolare, a livello di statistiche, non è nemmeno fra le più indimenticabili. Tutto sommato poco importa, per la prima volta dai Playoff 2006 i Dallas Mavericks sono in Finale di Conference, dopo aver battuto 4-2 i Portland Trail Blazers e distrutto i Los Angeles Lakers per 4-0. Allo stesso modo gli Oklahoma City Thunder non riusciranno a fermare i Mavs (48 punti del tedesco in Gara-1), che vinceranno la serie 4-1, venendo incoronati di nuovo Campioni della Western Conference. Non conta nulla. La squadra è composta da veterani che in carriera non sono mai riusciti a vincere qualcosa di grande: oltre a Nowitzki ci sono i già citati Kidd e Chandler, poi Jason Terry (un altro reduce delle Finali del 2006) e Shawn Marion, che molte volte coi Suns aveva fallito l’ultimo passo per le Finals.

nowitzki vs bosh nba finals 2011

In Gara-1 a Miami, gli Heat si aggiudicano la vittoria non senza difficoltà. Nowitzki è vittima di un piccolo infortunio a un dito della mano sinistra, ma rimane comunque in campo. In Gara-2 gli Heat stanno vincendo 88-73, ma il tedesco guida la rimonta suggellando la vittoria con uno spettacolare appoggio di mano sinistra su Chris Bosh. In Gara-3 si torna a Dallas, ma la partita è vinta dagli Heat con soli 2 punti di scarto, e il tiro del possibile pareggio sbagliato da Nowitzki nel finale. I Mavs agguantano il pareggio nella serie nella quarta partita, sempre a Dallas. Un’altra partita tirata, decisa nei secondi prima della sirena, quando Mike Miller sbaglia il tiro del pareggio: vittoria Mavs 86-83. Gara-5 è da sempre lo spartiacque delle serie playoff. La prima partita in cui entrambe le squadre superano i 100 punti, alcune giocate decisive nel finale di Jason Terry e Tyson Chandler consegnano la vittoria e il primo match-point della serie a Dallas.

12 giugno 2011. I Dallas Mavericks, i vecchietti Dallas Mavericks, sono Campioni NBA per la prima volta nella loro storia. Nella decisiva Gara-6 mantengono la leadership nel punteggio per quasi tutto il secondo tempo. I Big Three sono impotenti, Wunderdirk a 2:27 dalla fine mette il tiro che lascia a 10 punti di distanza i Miami Heat. Questa è la Working Class Hero, questa è la vittoria del duro lavoro, dell’esperienza. Questa è la vittoria più importante di Dirk Nowitzki, contro la squadra che lo aveva lasciato incredulo quella notte del 20 giugno 2006. “Ovviamente quella fu una delle sconfitte più deludenti per me, dopo il vantaggio di 2-0 nella serie” ammette Dirk, “ci è voluto molto per arrivare sin qui […] è per questo che tutto è ancora più speciale. Se avessi vinto prima, forse non avrei lavorato così duro negli ultimi 13 anni. È pazzesco”. Gli avversari sono sempre gli Heat, ma stavolta il verdetto è completamente diverso. Al suono della sirena il tedesco corre negli spogliatoi in lacrime, riapparendo solo per la consegna del trofeo. Sarà anche MVP delle Finali, ma insomma, è il trofeo più grande quello che gli interessa davvero.

nowitzki dallas mavericks nba title 2011

È una vittoria straordinaria, che parte da molto lontano. Parte da Würzburg, una piccola cittadina della Germania Ovest. Parte con Holger Geschwindner, allenatore dai metodi poco ortodossi che ha saputo vedere il talento in un ragazzo per poi trasformarlo in una macchina da canestri senza pietà. Perchè è questo Dirk Nowitzki. Il suo tiro su una gamba sola è già entrato nella storia come uno dei più immarcabili di sempre, al pari dello sky-hook di Kareem Abdul-Jabbar e pochi altri. L’importanza del tedesco è testimoniata anche dalle varie onorificenze ottenute in carriera, che ne fanno uno dei più influenti sportivi europei – e mondiali – di sempre. Oramai 37enne, la leggenda vivente dei Mavs si è tolto un’altra soddisfazione il 23 dicembre scorso, quando nella gara in trasferta contro i Brooklyn Nets ha passato Shaquille O’Neal (28’596 punti in carriera) per diventare il sesto marcatore più prolifico di sempre.

Insomma, se vogliamo parlare di stranieri che hanno fatto la storia del basket americano non potevamo non iniziare col più grande di tutti.

 

You may also like

Lascia un commento