Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiJulius Randle, una macchina da doppia doppia da affinare

Mentre D’Angelo Russell pare abbia trovato la retta via dopo un inizio stentato e Jordan Clarkson sta continuando a macinare buoni numeri e prestazioni positive sulla falsariga della scorsa stagione, in casa Los Angeles Lakers c’è da registrare l’andamento dell’altro giovane di belle speranze, tale Julius Randle. L’ala grande, dopo aver saltato praticamente tutta la regular season 2014/2015 per un grave infortunio alla tibia, sta mostrando come il front office abbia speso bene la scelta numero 7 del draft 2014,  con tutte le varianti del caso da perfezionare.

Julius Randle.

Julius Randle.

Già, la passata offseason è servita al nativo di Dallas per lavorare sul suo fisico e sui fondamentali, apportando delle modifiche al suo stile di gioco. I rapporti iniziali riguardo a lui parlavano di un prospetto simile a Zach Randolph, invece ora il classe 1994 è divenuto un lungo dinamico, dotato di una grande padronanza del palleggio e di un discreto controllo del corpo. Capace di percorrere agilmente il campo con fluidità anche in possesso del pallone, tra le sue giocate preferite c’è la penetrazione, dove riesce ad attaccare il ferro con una certa dimestichezza, facendo anche canestro guadagnando un fallo e conseguente tiro libero supplementare. Tra gli altri suoi pregi c’è l’aggressività a rimbalzo che sta contribuendo ad arricchire la sua collezione di doppie doppie: l’ultima delle 28 messe a referto finora è arrivata nel successo contro gli Orlando Magic (23 punti più 11 rimbalzi).

Una macchina da doppia doppia potenziale (la sua media attuale è di 11.7 punti e 10.1 rimbalzi) che però è da affinare. Per quanto concerne l’attacco, Randle non riesce ancora ad usare bene la mano debole, risultando troppo prevedibile, senza contare un range di tiro da migliorare per un giocatore della sua tipologia (non a caso sta iniziando a lavorare su quello da tre). Da puntellare decisamente la difesa, probabilmente il suo vero tallone d’Achille che potrebbe creare a lungo andare grossi problemi alla retroguardia della squadra. La base è buona, al prodotto di Kentucky non resta che apportare degli accorgimenti che lo renderanno definitivamente un pilastro della rebuilding gialloviola.

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