Siamo giunti, ormai, nel mese di Marzo e per il quarto anno consecutivo la stagione degli Orlando Magic non ha più nulla da dire, almeno per quanto riguarda la corsa alla post season. Il front office, capitanato dal GM Rob Hennigan, deve capire che cosa ne vuole fare dell’ultimo quarto di regular season. Qualche indizio era già trapelato alla dead line del 18 febbraio scorso, quando con un paio di movimenti di mercato importanti, Hennigan, aveva scoperto qualche carta. Scambiare Tobias Harris, eterna promessa mai sbocciata, ed il suo contratto appena firmato per Brandon Jennings e Ersan Ilyasova, con i loro rispettivi contratti in scadenza a giugno, ha fatto pensare agli addetti ai lavori che una mini ricostruzione sulla ricostruzione si stesse avviando. In più, Hennigan, è riuscito finalmente a scaricare dal libro paga anche il contratto di Channing Frye, spedendolo ai Cleveland Cavaliers in cambio di una scelta dei Portland Trail Blazers.
La partenza di Harris, oltre che spazio sul cap, ha data una nuova strutturazione alle rotazioni di Scott Skiles, dando maggiore spazio a Mario Hezonja e soprattutto Aaron Gordon. Le cifre di AG, da quando parte in quintetto, sono di tutto rispetto, quasi doppia doppia tra punti e rimbalzi, sommato ad un grande “effort” di energia e difesa. Hezonja sta vivendo una prima stagione NBA piuttosto travagliata. La vita del rookie con Skiles è indubbiamente difficile, ma Super Mario ha bisogno di stare in campo e giocare più minuti possibili per crescere. La sua difesa non ancora al livello richiesto gli fa commettere falli banali, che gli vengono fischiati sia per il suo status da primo anno, sia per la poca malizia. Poi sicuramente vanta qualche carenza nei fondamentali difensivi, e su questo aspetto deve imparare molto.

I Love Florida Orlando Magic: Fonte foto Batmattz
La valorizzazione dei giovani è argomento da seguire , quindi, in queste 19 partite restanti. Ma anche la valutazione di alcuni soggetti che non hanno ancora dimostrato esattamente la loro collocazione a livello NBA. Si parla di Victor Oladipo, Nikola Vucevic ed Evan Fournier. Oladipo, se non vuole fare la fine dell’amico Harris, deve dare qualcosa di più. Dal 18 febbraio ha buone cifre, 18.2 punti, 6.1 rimbalzi, 3.6 assist e quasi 2 recuperi a gara, ma è la fase difensiva in coppia con Elfrid Payton a preoccupare. Vucevic è il miglior marcatore e rimbalzista della squadra, ma come per Dipo la difesa è sempre un problema. Per il francese il discorso è un po’ più complesso, gioca per un contratto dal prossimo anno e migliori cifre mette insieme più soldi potrà portare a casa. Ma non per questo gioca per se stesso, anzi. Anche le prestazioni di Fournier sono da valutare attentamente per il front office, dovranno considerare se pareggiare eventuali offerte da parte di altri team in estate.
Se quest’ultimo mese abbondante, per i tifosi, potrà sembrare inutile in realtà sarà fondamentale per il futuro prossimo di Orlando. Si è visto in questi tre anni che costruire dal draft e dalla free agency è molto difficile, soprattutto se non hai molta fortuna e se non sei un mercato appetibile. In più, negli ultimi anni, tra le star non fa fede solo il contratto che una franchigia gli può offrire, ma vale molto il progetto tecnico. Siccome di San Antonio Spurs (mercato piccolo ma progetto tecnico di livello oltre ogni limite) ce n’è una su trenta, è molto difficile firmare delle super star se non sei Los Angeles, Chicago o Miami. Il rischio che corre Orlando la prossima estate è proprio questo, ovvero non firmare nessun free agent realmente voluto. Perché è chiaro fin dall’All Star Game che l’obiettivo dirigenziale è la free agency. Ma dando un’occhiata a chi sarà libero dal primo luglio, si può notare che solo Kevin Durant ha lo status di super star, gli altri sono molti gradini sotto. E’ ovvio che il primo obiettivo sarà KD35 ma è altrettanto ovvio che le possibilità di portarlo a Orlando sono alquanto scarse per i motivi di cui sopra. Mercato piccolo, progetto tecnico che non gli consente di essere vincente subito, o almeno questa dovrebbe essere la sensazione di Durant. Il rischio è quindi quello di strapagare giocatori “normali” per portarli ai Magic e questo comprometterebbe molto la ricostruzione perché si otterrebbe una squadra da 45-50 vittorie che farà i playoffs ma che non avrà mai la forza di essere una vera contender per il titolo.
Altro discorso è il Draft, per costruire attraverso esso occorre solamente molta fortuna, e lo dicono i GM di tutte le squadre NBA. Ci sono diverse situazioni che si possono esporre con esiti completamente diversi tra loro. Dagli Oklahoma City Thunder/Seattle Sonics che in tre anni hanno selezionato Durant, Russel Westbrook, James Harden e Serge Ibaka senza avere mai la prima scelta assoluta a disposizione. Oppure i Golden State Warriors, in cui l’unica prima scelta in squadra è Andrew Bogut (non scelto da loro), ma nel corso degli anni si sono trovati a selezionare Steph Curry alla 7, Klay Thompson alla 11 e Draymond Green alla 35. Ma ci sono anche casi come i Philadelphia 76ers, anni che scelgono alti ma non riescono a cavarne un ragno dal buco. Orlando ha avuto la seconda scelta assoluta nel 2013, in un Draft veramente di basso livello, ed ha scelto Oladipo, ad oggi un buon giocatore ma niente più. L’anno dopo alla quattro Aaron Gordon e alla dieci Payton. Non hanno ancora espresso tutto il loro potenziale ma sono ben lontani dall’essere delle star. I Magic ad oggi hanno l’undicesimo peggior record, hanno quindi soltanto lo 0,8% di probabilità di avere la prima scelta assoluta (0,9% la seconda e 1,2% la terza) mentre al 90% sceglieranno all’undicesimo posto. Significa che i due migliori prospetti del Draft, Ben Simmons e Brandon Ingram, con tutta probabilità non finiranno in maglia Magic. Per aumentare di qualche punto la speranza, Orlando dovrebbe tankare per le partite restanti, e viste le ormai esigue speranze di fare i playoffs, potrebbe non essere un’idea malsana. Sfatando subito la convinzione che tankare significhi dire ai propri giocatori di perdere, vedo molto difficile anche questa ipotesi.
Orlando è quindi in una situazione di stallo, in cui il futuro dipenderà moltissimo dallo sviluppo dei giovani che ha già in casa, da un po’ più di fortuna al Draft 2016 e dai free agent che riuscirà a firmare in estate, sperando che Hennigan abbia le idee chiare sul da farsi.

