Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiPerché i Timberwolves non chiudono le partite
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La squadra più giovane della Lega. Il prototipo Towns, il talento di Wiggins e l’estro di LaVine, uniti ad una panchina solida e all’esperienza di coach Tom Thibodeau. L’anno scorso i Minnesota Timberwolves hanno chiuso con il record di 29-53. Era lecito aspettarsi una scossa e qualcosa si è visto, ma la classifica lascia poco spazio alle arringhe difensive: 6-14, con problemi di difesa, vuoti offensivi e soprattutto di incapacità nel concretizzare vantaggi anche ampi.

I Lupi finora sono andati in scena in versione Dr. Jeckyll & Mr. Hyde, ovvero con un vantaggio di 13 punti per 100 possessi nei primi tempi, salvo segnalarsi come la peggior squadra non dell’NBA, ma degli ultimi 20 anni – ovvero dalla nascita del net rating –  nei terzi periodi; riuscendo raramente a recuperare nell’ultimo quarto.

Andrew Wiggins preoccupato per l'andamento dei suoi Wolves

Andrew Wiggins preoccupato per l’andamento dei suoi Timberwolves

Per tutto questo ci sono delle spiegazioni: nei primi tempi i Timberwolves giocano con uno stile da dentro-fuori – sfruttando bene il posizionamento di Towns che porta ad un attacco rapido e corale. Nei secondi tempi invece, la difesa prende le misure e Minnesota crea un gioco più perimetrale, sfruttando ovviamente Wiggins come go-to guy a gioco rotto. Le percentuali calano drasticamente, ma non è questo il colpo di grazia: com’è ovvio, i Lupi vanno forte a rimbalzo offensivo, ma se la difesa riesce a fare bene taglia fuori, si ritrovano scoperti per la transizione, subendo parziali memorabili.

Tuttavia va considerato che con l’avvento della gestione Thibodeau il numero dei tiri da tre è aumentato notevolmente, e che l’ex Bulls è famoso per essere un gestore a lungo termine, di uomini e gare. Quindi c’è bisogno di tempo, per abituarsi a dei cambi radicali che a lungo termine potranno pagare ottimi dividendi.

Capitolo difesa: l’altro lato del campo significa Thibodeau, come Thibs significa difesa: i miglioramenti arriveranno. Esaminiamo nello specifico chi deve fare uno step, primo fra tutti Kris Dunn: l’ex n.3 in maglia Providence in teoria è perfetto per questo sistema: tiratore affidabile, buon gestore del ritmo, difensore d’alta classe. Rubio, con buona pace di chi ancora lo aspetta ai livelli che preannunciava in blaugrana, non è giocatore da Thiboadeau.

Poi ci sono i due lunghi, Dieng e il già citato Towns. Il senegalese si è costruito un buon tiro dalla media ed è una garanzia a rimbalzo, ma sta facendo una fatica enorme in difesa. Sui pick & roll protegge l’area per partito preso, ed una qualsiasi guardia – esempio, Bledsoe – ha gioco facile nel prendere e segnare un jumper: Minnie concede il 69% da dentro l’arco con Towns e Dieng in campo, e il 44% dal midrange.

In ogni caso, per costruire vari vantaggi da 15 o più punti, i Timberwolves sanno già come limare i loro difetti e spingere sui punti deboli delle avversarie: attaccare con strategia e difendersi solidamente, tamponare le ferite. Come dei veri lupi, come recita lo slogan del Target Center citando Il Libro della Giungla di R.Kipling: “For the strength of the pack is the wolf, and the strength of the wolf is the pack”.

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