La mia nuova vita texana: Harrison Barnes

di Alessandro Dellarocca
Harrison Barnes

HARRISON BARNES: NUOVA VITA IN TEXAS

Non servono magie o poteri particolari per notare una novità lampante di questi primi mesi di Regular Season: la rinascita sportiva e personale di Harrison Barnes. Il talentuoso frutto di North Carolina ha indiscutibilmente iniziato in modo molto positivo una nuova fase della sua carriera in quel di Dallas, squadra con la quale sta mettendo in mostra lampi di classe cristallina e una costanza nel rendimento invidiabile.

Harrison Barnes

Harrison Barnes con la maglia dei Dallas Mavericks

Le sue precedenti esperienze potrebbero essere riassunte come un vero e proprio mix di sensazioni diverse: a tratti osannato, a tratti quasi bistrattato.

Harrison Barnes, classe ’92, membro del Team USA, settima scelta al draft 2012 da parte dei Golden State Warriors, squadra che proprio in quell’anno riuscirà a raggiungere la post season dopo anni di digiuno. Con i californiani HB ha sicuramente avuto la possibilità (ben sfruttata) di mostare le sue qualità, già a partire dalla Rookie Season; con l’arrivo di Andre Iguodala, il ruolo di Barnes diventa più marginale, senza però che venisse meno l’ottimo livello quando chiamato in causa. Tutto ciò fino alla scorsa stagione, anzi: fino agli ultimi Playoffs disputati; come si suol dire “ormai è storia”, ma ambiente e tifosi non possono fare a meno di addebitare almeno in parte a Barnes la serie di sconfitte con i Cavs (the famous 3-1 lead blown) che hanno portato al titolo sfumato. In effetti, le ultime 3 partite sono una vera e propria piccola macchia sulla breve carriera di Harrison Barnes, fino ad allora immacolata; il suo 16% al tiro testimonia una possibile sua difficoltà nei momenti salienti di una stagione ai massimi livelli. Un primo velo di incertezza sulle qualità di questo giocatore.

Proprio per queste ragioni il 2016-17 è iniziato con una grande serie di incognite; con l’arrivo di Durant nella baia, i Warriors sono stati costretti a cedere vari pezzi importanti del proprio roster, due dei quali in Texas, sponda Dallas: il centro australiano Bogut e proprio Barnes. Per lui un sostanzioso contatto da 94 milioni di dollari in quattro anni, cifre che hanno fatto storcere il naso a tanti, tra addetti ai lavori e tifosi. Meriterà davvero una cifra simile? Riuscirà ad onorare il compito e a sostenere il peso di così tante nuove responsabilità? Il suo gioco risentirà del fatto di non avere più a fianco pezzi da novanta come Curry, Thompson e tanti altri? Beh: allo stato attuale possiamo davvero dire che si merita ciò che ha firmato, che sta riuscendo molto bene nei suoi nuovi compiti e che il fatto di essere un main player lo sta assolutamente galvanizzando, anzichè penalizzarlo, tant’è che il suo nome comincia ad essere accostato al titolo di MIP (Most Improved Player).

I suoi sono numeri degni di menzione: 20.6 Ppg (quasi il doppio rispetto all’anno passato, anche grazie al minutaggio nettamente maggiore), con un miglioramento delle percentuali dal campo e dai liberi, 5.5 Rpg (contro i 4.9 della scorsa stagione) e un incremento nel numero di palle rubate. Ma le fredde cifre non raccontano la realtà nella sua totalità; Harrison Barnes sembra davvero stia attraversando una fase molto positiva: difficile da marcare per qualunque difensore, ottimo tiratore dalla media e breve distanza, buon passatore. Giocatore completo e tatticamente intelligente, in grado di coprire praticamente tutti i ruoli campo (come anche dichiarato da Mark Jackson, suo ex coach). Un personaggio non proprio “qualunque” nè per i Mavs nè per l’intera Lega, Dirk Nowitzki, dopo il match winner di HB con i Clippers ha dichiarato a Dallas Morning News: “Eh si.. Mi sta rubando tutte le mosse! Anzi: alcune le sta persino migliorando. Non è strettamente necessario il tiro da 3 per vincere una partita; bisogna saper lavorare bene nel creare situazioni favorevoli nel mid-range, e in questo Harrison Barnes è un maestro”. Una vera e propria investitura, una sorta di passaggio di consegne.

Non sappiamo se HB riuscirà mai ad eguagliare il tedesco, nè sul parquet nè nel cuore dei tifosi; la cosa certa è che le basi ci sono ampiamente, così come i margini di miglioramento. Pur in una stagione in cui Dallas è nettamente in difficoltà, con tanti (troppi) infortuni, ed Harrison Barnes è stato spesso costretto ad accollarsi più compiti del dovuto, il giocatore di Ames resta una fra le stelle più brillanti a disposizione di Carlisle. Con il supporto della squadra al completo, qualche futuro innesto (trade o draft), l’aiuto di Nowitzki (in partita ed in allenamento) e di un coach esperto come Carlisle, e l’alto numero di minuti giocati, il talento dell’Iowa potrà tirare fuori dalla manica molti assi ancora celati e diventare un vero trascinatore per i Mavericks, elemento di cui i texani hanno disperatamente bisogno per tornare ad essere competitivi.

Si: per HB sembra davvero l’inizio di una nuova vita in Texas..

 

 

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