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Living ‘Da Dream: essere Matthew DellaVedova

di Luca Castellano

Lo slogan popolare dedicato ad ogni straniero pronto a sbarcare negli USA dice: “Qualunque sia il vostro destino, vivete a modo vostro il vostro sogno americano”. Ma spesso, per alcuni, questa porta si apre per puro caso e giocarsi questa opportunità nel migliore dei modi è l’unica chance per rivelarsi al mondo. Proprio come è successo ad un giocatore molto amato per la sua storia: Matthew Dellavedova.

Le origini di un sogno

Matthew Dellavedova nasce in Australia l’8 settembre 1990. E’ il figlio di Mark Dellavedova, ex giocatore di basket discendente da una famiglia friulana. Intraprende da piccolissimo la carriera nella pallacanestro, sport che in Australia non è praticato da molti, un po’ come in Italia. Diventa noto soprattutto a livello giovanile nel suo Paese vincendo campionati nazionali con la sua vecchia scuola superiore e i campionati continentali con le selezioni giovanili della sua nazionale. In seguito, dopo aver terminato le high school in Australia, Dellavedova capisce che è il momento di svoltare e si trasferisce, per motivi di studio, al Saint Mary’s College of California, continuando a coltivare la sua passione sfrenata per il basket.

Londra 2012: il primo importante treno della carriera

Dellavedova continua a giocare discretamente, cominciando a farsi notare nel mondo collegiale americano e soprattutto dalla nazionale australiana. Sarà proprio con la selezione che migliorerà le sue statistiche personali e si farà notare nel panorama della pallacanestro mondiale.

Infatti, dopo la vittoria del FIBA Oceania Championship 2011 riceve la chiamata per giocare alle olimpiadi di Londra 2012: capisce che questa è un’occasione da sfruttare a pieno. Nella capitale inglese, Dellavedova gioca la miglior competizione della sua carriera. Gli osservatori NBA lo scrutano e decidono di invitarlo all’imminente Summer League. Durante la competizione, che permette ai giocatori non ancora selezionati dalle franchigie di guadagnarsi una chiamata, l’australiano gioca con la maglia dei Cleveland Cavaliers e conquista il suo primo contratto nella lega statunitense.

I Cavs e la sua NBA: la consacrazione di un sogno

I primi tempi oltreoceano non sono facili, dato l’altissimo livello della NBA. Cercando di dare il suo contributo ad ogni partita, cercando di mantenere il suo posto. Pur avendo diverse pecche dal punto di vista tecnico, il classe ’90 si distingue per le sue doti comportamentali. Ha grinta, cattiveria e voglia di aiutare i compagni. In NBA queste sono qualità che non passano inosservate. Tutti i suoi sacrifici, però, vengono ripagati quando si presenta l’occasione della vita. Alle Finals 2015, dopo una bella stagione da sostituto di Kyrie Irving, Matthew subentra come titolare al posto proprio di ‘Uncle Drew’, infortunatosi al ginocchio in gara 1.

Con l’appiglio di chi ha sudato per arrivare al traguardo tanto desiderato, con la fame e la grinta che aveva ereditato da suo padre Mark, il play dimostra che quel treno preso alle olimpiadi di Londra non era stato un caso. Quella partita per lui diventa la consacrazione della sua carriera. Annulla offensivamente Steph Curry, sfodera una prestazione incredibile condita da 20 punti e aiuta Cleveland a vincere la partita con una squadra praticamente dimezzata. In Gara-3 l’australiano dimostra che la partita precedente non era stata una casualità, ma i Cavs senza ossigeno sono costretti ad alzare bandiera bianca e perdono il titolo.

Dopo aver rinnovato il contratto con il team dell’Ohio per un’ altra stagione, centra di nuovo l’accesso alle finali NBA, ancora contro i Warriors. Il resto è storia: i Cavs targati Tyronn Lue vincono il titolo e Dellavedova, che all’ultimo atto non trova tantissimo spazio, raggiunge quel sogno che aveva cullato sin da bambino, inseguendo la strada di suo padre.

Ora l’australiano gioca per i Milwaukee Bucks. Jason Kidd ha deciso di piazzarlo in quintetto.

 

Dellavedova è sempre stato un giocatore sveglio, pronto e attento. La sua storia dimostra ancora una volta che con la grinta, il sacrificio e la testa si possono realizzare tutti i sogni, anche i più sfrenati, anche a centinaia, migliaia di chilometri da casa.

Spesso gli sforzi vengono ripagati ma a far la differenza è soprattutto la determinazione del proprio animo. Il miglior pregio di questo ragazzo è senza dubbio la sua forza caratteriale, l’aggressività che mette su ogni pallone e la voglia di continuare a vivere il suo sogno.

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