Home NBA, National Basketball AssociationNBA Passion AppNon é un paese per….giovani: la dinastia dei San Antonio Spurs

Non é un paese per….giovani: la dinastia dei San Antonio Spurs

di Luca Sagripanti
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Anche quest’ anno, com’ è oramai consuetudine, i San Antonio Spurs danno prova ai loro fan e al mondo intero di meritare quel posto nell’ Olimpo della NBA che occupano da circa un ventennio.

All’ ombra di Fort Alamo infatti, i texani guidati da Coach Popovich, stanno macinando stagioni e risultati sopra la media e con una continuità strabiliante. Numeri alla mano questi San Antonio Spurs sono fra le franchigie più costanti di sempre. Con 19 presenze consecutive ai Playoff (1997-2016) sono di gran lunga i primi della categoria fra le squadre in attività, e i quarti nella classifica all-time.

San Antonio Spurs Logo

San Antonio Spurs Logo

Dinastia vincente senza dubbio quella dei big three composti da Duncan, Ginobili e Parker, ma prima o poi il tempo passa per tutti e con il ritiro in estate dello storico numero 21, anche i San Antonio Spurs si sono trovati di fronte a questa amara realtà. I dati sull’età media del roster non sono di per se così preoccupanti, nonostante i nero/argento siano comunque i terzi più “agée” della lega; ma in una NBA dove i ritmi si sono alzati in maniera vorticosa (D’Antoni insegna), i texani appaiono fra gli ultimi nella statistica del “Pace Factor”, ovvero, il numero di possessi per partita. Sorge spontaneo, alla luce di tutto ciò, chiedersi se e come riuscirà coach Pop a portare più corsa in questo gruppo non più giovanissimo e che, come se non bastasse, deve anche affrontare un importante passaggio di consegne fra una vecchia generazione ormai troppo vecchia ed una nuova generazione forse ancora troppo immatura.

Sarebbe sciocco dire che il ritmo di gioco cambia solo in base agli interpreti, dovremmo conoscere abbastanza Gregg Popovich da sapere che è incurante delle mode passeggere e sostenitore del gioco a metà campo. Però come si può notare, osservando giocare San Antonio, quando entra in campo la seconda o la terza lineup dove i chilometraggi nelle gambe sono spesso molto inferiori ai titolari, si alzano i ritmi di gioco e aumenta l’ utilizzo delle ripartenze e della transizione.

Va ricordato che si ha a che fare con un tre volte Coach of the year e con un’ organizzazione seria come quella di San Antonio, e dunque le scelte non sono mai casuali, forse proprio per questo è ancor più curioso notare come in completa controtendenza con il resto delle franchigie, il roster degli speroni non offra eccessivi esempi di super atleti. Nell’ NBA dei giorni nostri, guidata dai Westbrook, dai James, dai Durant,  fatta di atleti perfetti con doti soprannaturali, gli Spurs prendono le distanze preferendo la tecnica e l’ intelligenza cestistica ai ritmi forsennati e alle schiacciate spettacolari. Va da se che ci sono alcune eccezioni in questo senso: Jonathon Simmons, innesto dell’ anno scorso, è un ottimo atleta e difensore accanito pur peccando ogni tanto nelle scelte, l’ ormai indiscussa Star della squadra, Leonard, dal punto di vista atletico non ha nulla da invidiare ai sopracitati James & co., e anche l’ acquisto dell’ estate Dewayne Deadmon ed il rookie Dejounte Murray aggiungono notevole atletismo alle fila di Pop, ma il concetto di base non cambia. Impostare il gioco, far girare la palla e sfruttare il tiro aperto o il mismatch.

Anche quest’ anno, insomma, con un record attuale di 28 vittorie e 7 sconfitte, i San Antonio Spurs sembrano capaci di assicurarsi i playoff, ma con il roster datato che si ritrovano e la poca corsa espressa nel loro gioco, buona parte del successo nella post season passerà dalla capacità di Popovich di gestire la stanchezza dei suoi veterani, magari concedendo qualche minuto in più sul parquet a giovani fino ad ora poco utilizzati come Murray, Forbes e Bertans, che potrebbero dare il loro importante contributo di energia all’ interno della stagione, e ancor più dalla capacità di sfruttare la carenza di corsa a proprio vantaggio, utilizzando l’ impostazione di gioco a metà campo per mantenere sempre l’ equilibrio fra attacco e difesa. Traendo le somme: se c’ è qualcosa che abbiamo imparato dalla ventennale carriera del Pop è che, come si suol dire, “ne sa una più del diavolo”, perciò non ci resta che goderci un altro anno di Spurs Basketball e vedere cosa saranno capaci di tirare fuori dal cilindro questa volta quei simpatici ragazzoni del Texas.

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