La stagione NBA 2016 rimarrà senza ombra di dubbio un capitolo di grande rilievo nella storia della pallacanestro. Golden State che infrange il record di sempre per vittorie in regular season; i Cavs di LeBron che diventano il primo team nella storia a vincere il titolo capovolgendo un 3-1 sfavorevole nelle finals; leggende viventi come Bryant, Garnett e Duncan che annunciano il loro ritiro, ponendo di conseguenza fine ad una era.
La stagione 2017 di San Antonio riparte esattamente da qui. Con una squadra, che per la prima volta in 19 anni, deve fare a meno della propria prima scelta del lontano draft 1997.
Gli Spurs però sono pronti. Il futuro della squadra si chiama Kawhi Leonard. Piuttosto scontato. Parliamo pur sempre del vincitore del defense player of the year delle ultime due edizioni, nonchè MVP delle Finals 2014. Ma, essere capace di ricevere il pesantissimo testimone di Duncan, quello su cui c’è scritto la parola “leader”, è tutto un altro discorso.

KAWHI LEONARD
Oggi, il campo, sta già fornendo una risposta e dice: “sì, Leonard è un leader“. Un raro caso di individuo che comunica con i compagni senza parlare, un po come Tim, ma semplicemente giocando con un solo istinto: far vincere la propria squadra, senza dover per forza fare più punti di tutti, ma aiutando i compagni di squadra, in attacco ed in difesa.
I risultati parlano chiaro. San Antonio è attualmente la 2° forza della Western Conference e miglior difesa dell’intera lega. Una vera e propria fortezza quella texana, costruita mediante un lavoro collettivo impressionante. Qualsiasi sia il quintetto in gioco, l’efficacia non cambia. Ogni sperone ha bene in mente quello che coach Popovich vuole e gli chiede di fare e trascinati dall’onnipresenza di Leonard, gli Spurs fanno della difesa il loro pilastro portante. A tutto ciò, si aggiunge un attacco (il 10° della lega) che trova i suoi massimi esponenti sempre in Kawhi (top scorer della franchigia con 24.2 punti di media) e LaMarcus Aldridge, sempre più padrone del sistema di gioco offensivo di San Antonio.
Il fattore chiave però di questa squadra è la panchina. Un vero e proprio arsenale di giocatori giovani che, in molti casi, vengono affidati agli Austin Spurs (militante nel campionato professionistico di sviluppo della NBA) per acquisire i fondamentali del gioco degli speroni e maturare esperienza. Un esempio? Jonathan Simmons. Undrafted player. Personalità da vendere e dotato di un talento nell’attacare il ferro non indifferente. Progredisce continuamente, partita dopo partita. Un altro? Dejounte Murry, selezionato come 29° scelta al NBA draft 2016. Nell’ultima partita giocata contro i Los Angeles Lakers, in 9′, ha totalizzato 10 punti, 1 rimbalzo e 2 assist.
Un altro ancora? L’altro rookie, Davis Bertans che si sta rivelando essere un giocatore da “unlited range”. Alto 2,08m, è agile e veloce e a discapito della sua statura sta dimostrato persino doti di playmaking. Ma la cosa più straordinaria del ragazzo classe ’94 è un tiro da oltre l’arco sorprendente. Un’esecuzione morbida e pulita che una settimana fa gli ha permesso di realizzare 21 punti in 18′ con 4/5 tiri da tre nella partita vinta contro Charlotte. La lista non terminerebbe qui, ma è quanto basta per far capire che è una panchina dotata di talento quella degli Spurs, che può fare davvero la differenza.
I favoriti per il titolo sono ancora Golden State e Cleveland. Troppo presto per infrangere i pronostici? Il potenziale c’è, eccome se c’è.
Per NBAPassion.com
Davide Pellizzon

