Calmati Micione. Chiudi gli occhi e respira a fondo. Va tutto bene, sei ancora primo nella Easten Conference, probabilmente arriverai ancora in finale e non è nemmeno detto che affronterai ancora Golden State. Se poi così fosse, pensa che anche Goldberg a ‘anta anni suonati ha umiliato due volte Brock Lesnar che a dir suo “mangia-dorme-conquista-ripete”. Why not you?
Però ha ragione. Certo, non il modo in cui l’ha detto, lì potevi e dovevi pensarci un po’ meglio e non mi riferisco alle parolacce usate che a casa poi i bambini le sentono, quanto più per il rispetto verso i giocatori che ad ora lottano nella tua falange oltre che partecipi/complici della tua vittoria finale (o disfatta).

LEBRON JAMES
Ha ragione, dicevo, ai Cavs manca necessariamente un Playmaker. Ed un lungo. Le strade percorribili per arrivare ad almeno la prima delle due defezioni sono piuttosto strette e a dirla proprio tutta anche per la seconda strada (ritenuta ad ora mooooolto più fredda) siamo messi a braghe di tela. Chi si scambia? In realtà proprio nessuno tranne Jordan McRae e DeAndre Liggins. E da qui: Si ma chi li prende? Nessuno. Magari con le scelte, ma non per arrivare a TJ McConnell, che comunque sarebbe stato intrigante.
Ma non sono qui a parlare delle scelte di mercato dei Cavs, per quello pagano profumatamente un incerto David Griffin (traspare il mio disappunto sul suo reale operato?) col compito di sistemare i problemi, bensì scrivo per parlare delle parole di LeBron. Per voi vi sembrano tanti 80 milioni a Tristan Thompson? Per me no, dato che con questa scelta un titolo lo hai vinto. Se poi quei milioni li ha presi perchè ha lo stesso agente di LeBron, è un problema che a me fondamentalmente non mi tocca: non sono soldi sporchi e sono soldi che merita per quello che fa e ha fatto in campo. Punto. E doppia T fa bene a rispondere per le rime al suo compagno di squadra, dicendogli che non può aspettarsi che qualcuno entra dalla porta così per magia e gli aiuti a vincere, ergo rimboccati le maniche e lavorare.
Sulla questione si sono sentiti in dovere di intervenire anche Charles Barkley (messo a cuccia da molti ultimamente, tipo KG), verso il quale LeBron ha tirato fuori atteggiamenti e situazione lontano dai riflettori che forse era meglio tenere nascosti ai Media, e Bill Simmons, ex creatore di Grantland ed ora in auge con The Ringer.

JAMES E SIMMONS A COLLOQUIO
Benchè Simmons gli abbia esplicitamente detto di non fare il bambino e smetterla di lamentarsi, la colpa sulla quale possiamo cadere ancora noi è inciampare sull’eterna dicotomia degli Hater o non Hater. Se pensate che Simmons o Barkley sono Hater allora avete sbagliato stanza e probabilmente anche sport; vi consiglio gli scacchi, se non altro perchè sarebbe divertente un tifo da stadio e cori d’incitamento o di scherno dopo un’apertura spagnola. Qui di Hater non si vede nemmeno l’ombra dato che le impressioni di Barkley e Simmons sono più che logiche e sacrosante, venendo pagati proprio per quello.
LeBron ha 32 anni, è sicuramente uno dei primi 5 giocatori di sempre (Si avete letto bene) e se decide di rispondere lo fa a suo rischio e pericolo. Non credo che abbia bisogno dell’approvazione di noi.
Indiscutibile però che è parecchio nervoso ultimamente.
Calmati Micione.
Va tutto bene.

