“Harden è uno dei più forti giocatori in NBA, se non il più forte”
Questo il commento di Mike D’Antoni al suo arrivo sulla panchina degli Houston Rockets.
I Golden State Warriors negli ultimi anni si sono resi protagonisti di un vero e proprio spettacolo in campo: un gioco arioso, con tanti tiratori da tre punti in grado di fare la differenza, ma non solo: ebbene anche gli Houston Rockets di Mike D’Antoni stanno seguendo da molto vicino l’evoluzione del gioco in questo senso…
Il roster attuale della franchigia del Texas si adagia perfettamente all’idea di basket che porta con se coach D’Antoni. I numeri parlano chiaro: sono 1083 le triple sfornate da Harden e compagni, il fulcro del gioco Rockets: il Barba, è il leader maximo della squadra in odore di MVP: 29.1 punti, 8 rimbalzi, 11.2 assist, 34% totale sui tiri da 3 punti con tanto di 21 triple-doppie determinanti per la corsa ai Playoff. Ma, come già detto in precedenza la forza di Houston, sta proprio nella facilità con cui gli interpreti sul campo si cambino e diano un supporto fondamentale a vicenda, indipendentemente dalle percentuali di James Harden dal campo e dalla sua vena realizzativa.

Jan 27, 2017; Philadelphia, PA, USA; Houston Rockets forward Trevor Ariza (1) and guard James Harden (13) and guard Patrick Beverley (2) slap hands after a score against the Philadelphia 76ers during the fourth quarter at Wells Fargo Center. The Houston Rockets won123-118. Mandatory Credit: Bill Streicher-USA TODAY Sports
Non possiamo dimenticare, l’apporto con cui si presentano sul campo il resto dei giocatori nella squadra texana; uno su tutti, Beverley. Il playmaker di Chicago, sta dimostrando di non essere solo la spalla di Harden, ma anche di saper stare sulla scena a pieno carico. Grande corsa e forza difensiva: le stoppate su tiri da 3 e penetrazioni e le palle rubate, sono le caratteristiche che fanno emergere la sua importante figura. Non a caso, ha chiuso la Regular Season, con il maggior numero di rimbalzi (394) e di possessi depredati (99), di tutta la sua squadra. Dopo aver mandato al tappeto in 5 gli OKC, il turno vede gli Spurs. Un derby tutto texano. Gara-1, aveva sancito la vittoria di Houston con uno scarto di 27 punti, confermando il grande momento di forma dei Rockets. Il Barba, come al solito, si mette in luce con 20 punti e 14 assist e , ovviamente , una prestazione sopra la media, mettendo in difficoltà un fuoriclasse come Leonard. Ma non è finita qui. La vera perla della serata sono le 22 triple messe a segno da Houston e l’enorme aiuto sul campo della panchina formata da Ariza che infila 23 punti e 5 triple, Capela 20 punti e Lou Williams 13 punti. Un risultato più che sorprendente, dato che San Antonio è una delle squadre con maggior talento e miglior gioco di tutta la Lega. La risposta? Gara-2, di ieri sera.
Un Kawhi Leonard al top (34 punti, 8 assist, 3 recuperi e l’81% dal tiro) che ha dato un chiarissimo segnale ai cugini: San Antonio è un osso durissimo. Anche LaMarcus Aldridge (15 punti e 8 rimbalzi con 6/14 al tiro), si fa rivedere in positivo, dopo la partita precedente un po’ nell’ombra; Popovich, dovrà anche rimediare al grave infortunio al ginocchio capitato a Parker, fulcro del gioco Spurs.
Una serata molto amara per James Harden (13 punti, 7 rimbalzi e 10 assist, ma con 3/17 dal campo e 4 palle perse) che riflette tutta la squadra con una prestazione negativa, anche le 22 triple di Gara-1 sono dimezzate ad 11 su 34 tentativi. Il vero punto a favore per gli Spurs, è lo schiaffo psicologico dato ai Rockets, galvanizzati da una partita in mano loro; il numero 2 di Popovich, ha dato chiara dimostrazione di sé, essendo decisivo sia in attacco, che in difesa con soli 3 punti segnati con 1/8 dal campo. La squadra di D’Antoni, dovrà riprendere le energie e trovare una tattica ben definita per arginare l’esplosione individuale degli Spurs, come si è visto in Gara-2.
di Alessandro Ranieri

