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L’importanza della second unit: la chiave del successo

di Kevin Martorano
Second Unit Cavaliers

Second unit, la chiave del successo

Ogni giorno, in ogni discussione sulle squadre NBA, parliamo “ovviamente” quasi unicamente delle stelle di quella determinata squadra, o quantomeno dei giocatori rappresentativi di quel team dimenticando la second unit. Questo avviene perchè va di moda parlare dei vari LeBron James, Kevin Durant o Steph Curry e ovviamente perchè salta subito all’occhio dello spettatore una partita da 30 punti oppure di una tripla doppia rispetto all’apporto dei giocatori dalla second unit, che magari giocano pochi minuti segnando per forza di cose pochi punti e fornendo poche giocate che appariranno nel tabellino finale delle statistiche.

In genere nel basket di oggi si guardano molto le statistiche, di chi segna di più, chi serve più assist o chi prende più rimbalzi e i giocatori partenti dalla panchina vengono quasi trascurati, come se a vincere le partite o i titoli siano solamente le star della squadra; secondo il mio modesto parere vengono dati pochi meriti ai giocatori della second unit delle squadre e soprattutto poca importanza, un po’ come se le partite le giocassero in 5 o massimo in 6 uomini, dimenticandosi del prezioso contributo che possono portare i comprimari. Oggi il basket è cambiato rispetto ad alcuni decenni fa, la differenza spesso e volentieri nel lungo andare la fanno proprio i giocatori che escono dalla panchina, portando minuti e punti preziosi quando i titolari possono giovare di riposo, visto che nel basket di oggi le star vengono sfiancate dalle difese avversarie.

La second unit degli ultimi campioni NBA

Andando ad analizzare più nel dettaglio i roster delle ultime squadre campioni NBA, scopriamo proprio questo: l’importanza della second unit! Nel 2014-2015, a laurearsi campioni NBA sono stati i Golden State Warriors, serie finale in cui sono stati esaltati (giustamente) Andrè Iguodala, MVP delle Finals vista un’ottima difesa su LeBron James (per quanto possibile, il prescelto è stato limitato) e fornendo anche buone prestazioni offensive e Stephen Curry, autore di partite strepitose sul lato offensivo del campo. Non dobbiamo dimenticarci però del prezioso contributo fornito dalla second unit dei Warriors, con Livingston, Leandro Barbosa, David Lee e Festus Ezeli su tutti, ma va menzionato anche Mareese Speights, il quale ha offerto sprazzi di pallacanestro offensiva degna di una serie finale.

L’anno successivo i Cleveland Cavaliers sono diventati campioni NBA, con MVP LeBron James, aiutato da un grandissimo Kyrie Irving, autore del tiro decisivo in gara 7. Anche qui, i Cavs hanno avuto sostegno dalla panchina, grazie al contributo di Iman Shumpert, Channing Frye, Richard Jefferson, Matthew Dellavedova e Timofey Mozgov, anche se in maniera meno eclatante rispetto al lavoro svolto dalla panchina dei Warriors l’anno precedente. L’apporto soprattutto di Dellavedova è stato unico visto che è riuscito a diventare un incubo per gli attaccanti avversari, soprattutto Steph Curry. Grande dedizione ed un titolo meritato.

Infine, nel 2016-17 i campioni NBA sono stati nuovamente i Golden State Warriors, con Kevin Durant nominato MVP delle Finals e una serie di Curry molto positiva, ma nuovamente a dare un grosso aiuto è stata la panchina dei Warriors: Shaun Livingston, Ian Clark, Andrè Iguodala, David West e Javale McGee è il secondo quintetto della squadra campione NBA in carica, in grado di fornire parziali importanti (un 13-0 impressionante in una delle gare delle Finals) alla second unit dei Cavs.

La second unit oggi: Warriors, Cavaliers e…Rockets

Detto questo, andiamo ora ad analizzare le panchine di alcune delle migliori squadre potenzialmente della stagione 2017-18:

  • Golden State Warriors: Quella dei Warriors non è la panchina devastante del loro titolo nel 2014-15, ma resta comunque un’ottima panchina con giocatori esperti ed interessanti, che in molte squadre potrebbero essere giocatori titolari: Omri Casspi è uno dei nuovi arrivi nella Baia, un giocatore dal grande talento offensivo, in grado di segnare in molti modi differenti, partendo dal tiro da 3 punti, passando per la penetrazione attaccando il ferro e arrivando nel gioco spalle a canestro, ottima aggiunta al roster di Steve Kerr. Shaun Livingston resta come al solito una pedina importante, in grado di segnare dalla media distanza, di attaccare il ferro e di sfruttare i suoi centimetri spalle a canestro contro i playmaker avversari, ma anche di fornire buoni assist per i compagni. Nick Young è un altro neo giocatore alla corte di Steve Kerr, un ottimo tiratore da 3 punti e dalla media distanza. Andrè Iguodala ha deciso di restare un giocatore dei Warriors, l’età aumenta sempre di più, ma senza dubbio può dare una grossa mano soprattutto nella metà campo difensiva, ma anche col tiro da 3 punti in attacco e sicuramente la sua esperienza si rivelerà fondamentale per le sorti della squadra campione in carica. Per David West vale lo stesso discorso di Iguodala, gli anni passano ma resta comunque un buon giocatore nella metà campo offensiva e di esperienza. Nel draft i Warriors hanno portato a casa (via Chicago Bulls) Jordan Bell con la scelta numero 38, finito così in basso per la sua età (22, non il più giovane della classe draft) e perchè il suo ruolo non è ancora ben definito, in quanto non eccelle in nulla ma è in grado comunque di fare più cose abbastanza bene, in prospettiva e con le dovute proporzioni, potrebbe diventare un giocatore simile a Draymond Green
  • Cleveland Cavaliers: la panchina dei Cavaliers è notevolmente migliorata, visto che faranno parte della second unit gente del calibro di Derrick Rose (una volta rientrato Isaiah Thomas), Tristan Thompson, JR Smith, Channing Frye, Jeff Green, Josè Calderon, Kyle Korver e Ante Zizic. La maggior parte di questi giocatori appena menzionati farebbero i titolari in molte delle squadre della lega e sono tutti giocatori in grado di segnare molto e di fare la differenza, inoltre hanno tutti (tranne Zizic) molta esperienza sulle spalle. Forse, quest’anno potrebbe essere questa la panchina in grado di fare la differenza contro le second unit avversarie e spaccare le partite, in quanto è una panchina ben assortita avendo sia tiratori eccezionali (Korver, Frye, Calderon e Smith su tutti), sia giocatori tutto fare in attacco (Green e Rose), sia un difensore eccellente come centro (Tristan Thompson) e come guardia (Shumpert)
  • Houston Rockets: quella degli Houston Rockets è una panchina leggermente meno profonda di quelle dei Cavaliers e Warriors, ma è formata comunque da ottimi giocatori come Eric Gordon (sesto uomo dell’anno nella passata stagione) Luc Richard Mbah a Moute e Pj Tucker (questi ultimi ottimi difensori e discreti tiratori dai 3 punti); l’abilità di segnare di Eric Gordon sarà ovviamente importantissima nella stagione dei Rockets, lui che svolgerà nuovamente il ruolo di sesto uomo della squadra. Mbah a Moute in realtà potrebbe anche partire in quintetto al posto di Ryan Anderson per fornire più difesa al quintetto dei Rockets, in quanto nella metà campo offensiva ci penseranno Chris Paul e James Harden a prendersi tiri e fornire assist. Infine dalla panchina ci sarà l’energia di Tarik Black sotto canestro e con il suo atletismo fornirà un buon contributo ai Rockets.

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