Cavs, Lindsay Gottlieb di California nuova assistente di coach John Beilein

Cavs gottlieb

Lindsay Gottlieb, ex allenatrice di California nella NCAA, è nuovo assistente allenatore dei Cleveland Cavs.

La notizia è stata riportata da Adrian Wojnarowksi di ESPN. Gottlieb è stata per 8 anni a capo della panchina delle Golden Bears, squadra con cui ha raggiunto per 7 volte la qualificazione al torneo NCAA (una Final Four nel 2013).

Prima di California, Linsday Gottlieb aveva trascorso 3 anni a UC Santa Barbara, raggiungendo il Torneo NCAA al primo anno da capo allenatrice nel 2008.

Ai Cleveland Cavs, Gottlieb entrerà a far parte dello staff di un altro ex allenatore NCAA, John Beilein, per 12 stagioni sulla panchina dei Michigan Wolverines e di recente subentrato a coach Larry Drew.

Dopo un solo primo incontro con lei” Così coach Beilein “Mi è stato subito chiaro che (Gottlieb, ndr) si sarebbe presto trovata alla perfezione con il resto dello staff e con i giocatori. Non vedo l’ora di vederla mettere a frutto i suoi anni di esperienza maturati al college e la sua visione di pallacanestro nel nostro staff“.

Con l’arrivo di Lindsay Gottlieb nella NBA, che segue di qualche giorno la nomina del’ex giocatrice WNBA Swin Cash quale Vice President of Basketball Operations dei New Orleans Pelicans, si fa sempre più folta la presenza di esponenti del movimento cestistico femminile nella maggiore lega americana.

Durante la stagione 2018\19,  l’ex giocatrice delle Washington Mystics Kristi Toliver ha ricoperto il ruolo di assistente allenatore agli Washington Wizards di coach Scott Brooks, mentre Kelly Krauskopf degli Indiana Pacers è diventata la prima assistente GM NBA della storia.

Ai Cavs, Beilein, Gottlieb e J.B. Bickerstaff – ex capo allenatore dei Memphis Grizzlies – formeranno dalla prossima stagione uno staff tecnico del tutto nuovo: “A livello personale, sono onorata di avere la possibilità di rappresentare un modello per le giovani donne, spero che il mio esempio possa ispirarle a seguire con fiducia i propri sogni e le proprie aspirazioni, ed a trasformarle in realtà“.

L’obiettivo è quello di avere una soluzione quanto più vicina al 50% di presenze uomo-donna nelle prossime promozioni” Così nelle settimane scorse il Commissioner NBA Adam SilverPer gli arbitri così come per gli staff tecnici e gli allenatori. Anche in questo settore non c’è alcun motivo che precluda una presenza femminile“.

Panchine NBA, Ime Udoka assistente di Brown ai Sixers, Vanterpool vola a Minnesota

sixers udoka

Sixers, Ime Udoka lascia i San antonio Spurs, sarà il nuovo lead assistant coach di Brett Brown a Philadelphia.

Come riportato da Shams Charania di The Athletic, ai Sixers Udoka rimpiazzerà Monty Williams nello staff di coach Brown. Williams è diventato lo scorso aprile il nuovo capo allenatore dei Phoenix Suns.

Ime Udoka è stato nelle ultime sette stagioni uno dei principali assistenti di coach Gregg Popovich a San Antonio, lavorando nelle ultimi anni a fianco di Ettore Messina e Becky Hammon sulla panchina dei texani. Da giocatore, Udoka ha disputato tre stagioni ai San Antonio Spurs (2007-2009, e poi ancora nel 2011).

Il 41enne Udoka era stato accostato nelle scorse settimane alla panchina dei Cleveland Cavaliers, prima della firma in Ohio di coach John Beilein, ex capo allenatore dei Michigan Wolverines.

David Vanterpool nuovo assistente a Minnesota

L’ex assistente allenatore di coach Terry Stotts ai Portland Trail Blazers, David Vanterpool, sarà il nuovo lead assistant coach di Ryan Saunders ai Minnesota Timberwolves.

La notizia è stata riportata da Adrian Wojnarowski di ESPN. Dopo sette stagioni in Oregon, l’ex Mens Sana Siena e CSKA Mosca Vanterpool lascia i Blazers per guidare lo staff tecnico di coach Saunders, recentemente confermato sulla panchina dei Twolves dal nuovo President of Basketball Operations Gersson Rosas.

David Fizdale: “Ho solo augurato il meglio per il futuro dei Grizzlies”

Licenziato David Fizdale

David Fizdale torna a parlare in una trasmissione televisiva tutto ciò che è accaduto fino al suo licenziamento come head coach dei Grizzlies.

Continua la debacle dei Memphis Grizzlies. L’ormai ex squadra di coach David Fizdale non riesce più a dare una svolta alla sua stagione, e sembrerebbe essere quasi fuori dai giochi per una possibile qualificazione ai Playoffs.

David Fizdale torna a parlare dell’accaduto

La franchigia del Tennessee dopo un buon inizio in stagione, ha subito una grossa caduta a livello tecnico; che ha causato le otto sconfitte consecutive e il successivo licenziamento proprio di coach Fizdale.

Nonostante ci sia stato il passaggio di consegne a coach Bickerstaff, i Grizzlies sono penultimi nella Western Conference con 9 vittorie e ben 22 sconfitte incassate in questo inizio di stagione con l’aggiunta del grave infortunio subito in questi ultimi match da parte della stella Mike Conley.

Di questa situazione molto critica è intervenuto proprio lo stesso ex head coach dei Grizzlies David Fizdale in una trasmissione condotta da Tracy McGrady e Rachel Nichols.

Ecco le sue parole trasmesse da ‘Espn‘:

Sono dispiaciuto per la situazione attuale della mia squadra, ma il front office della mia squadra ha fatto ciò che doveva essere fatto. I Grizzlies avevano iniziato benissimo la stagione, ma nel corso del filotto negativo che mi è costato la panchina, il giocattolo si è rotto. Io da buon professionista e da persona onesta auguro soltanto il meglio per il futuro di questa bellissima organizzazione”.

L’importanza della second unit: la chiave del successo

Second Unit Cavaliers

Second unit, la chiave del successo

Ogni giorno, in ogni discussione sulle squadre NBA, parliamo “ovviamente” quasi unicamente delle stelle di quella determinata squadra, o quantomeno dei giocatori rappresentativi di quel team dimenticando la second unit. Questo avviene perchè va di moda parlare dei vari LeBron James, Kevin Durant o Steph Curry e ovviamente perchè salta subito all’occhio dello spettatore una partita da 30 punti oppure di una tripla doppia rispetto all’apporto dei giocatori dalla second unit, che magari giocano pochi minuti segnando per forza di cose pochi punti e fornendo poche giocate che appariranno nel tabellino finale delle statistiche.

In genere nel basket di oggi si guardano molto le statistiche, di chi segna di più, chi serve più assist o chi prende più rimbalzi e i giocatori partenti dalla panchina vengono quasi trascurati, come se a vincere le partite o i titoli siano solamente le star della squadra; secondo il mio modesto parere vengono dati pochi meriti ai giocatori della second unit delle squadre e soprattutto poca importanza, un po’ come se le partite le giocassero in 5 o massimo in 6 uomini, dimenticandosi del prezioso contributo che possono portare i comprimari. Oggi il basket è cambiato rispetto ad alcuni decenni fa, la differenza spesso e volentieri nel lungo andare la fanno proprio i giocatori che escono dalla panchina, portando minuti e punti preziosi quando i titolari possono giovare di riposo, visto che nel basket di oggi le star vengono sfiancate dalle difese avversarie.

La second unit degli ultimi campioni NBA

Andando ad analizzare più nel dettaglio i roster delle ultime squadre campioni NBA, scopriamo proprio questo: l’importanza della second unit! Nel 2014-2015, a laurearsi campioni NBA sono stati i Golden State Warriors, serie finale in cui sono stati esaltati (giustamente) Andrè Iguodala, MVP delle Finals vista un’ottima difesa su LeBron James (per quanto possibile, il prescelto è stato limitato) e fornendo anche buone prestazioni offensive e Stephen Curry, autore di partite strepitose sul lato offensivo del campo. Non dobbiamo dimenticarci però del prezioso contributo fornito dalla second unit dei Warriors, con Livingston, Leandro Barbosa, David Lee e Festus Ezeli su tutti, ma va menzionato anche Mareese Speights, il quale ha offerto sprazzi di pallacanestro offensiva degna di una serie finale.

L’anno successivo i Cleveland Cavaliers sono diventati campioni NBA, con MVP LeBron James, aiutato da un grandissimo Kyrie Irving, autore del tiro decisivo in gara 7. Anche qui, i Cavs hanno avuto sostegno dalla panchina, grazie al contributo di Iman Shumpert, Channing Frye, Richard Jefferson, Matthew Dellavedova e Timofey Mozgov, anche se in maniera meno eclatante rispetto al lavoro svolto dalla panchina dei Warriors l’anno precedente. L’apporto soprattutto di Dellavedova è stato unico visto che è riuscito a diventare un incubo per gli attaccanti avversari, soprattutto Steph Curry. Grande dedizione ed un titolo meritato.

Infine, nel 2016-17 i campioni NBA sono stati nuovamente i Golden State Warriors, con Kevin Durant nominato MVP delle Finals e una serie di Curry molto positiva, ma nuovamente a dare un grosso aiuto è stata la panchina dei Warriors: Shaun Livingston, Ian Clark, Andrè Iguodala, David West e Javale McGee è il secondo quintetto della squadra campione NBA in carica, in grado di fornire parziali importanti (un 13-0 impressionante in una delle gare delle Finals) alla second unit dei Cavs.

La second unit oggi: Warriors, Cavaliers e…Rockets

Detto questo, andiamo ora ad analizzare le panchine di alcune delle migliori squadre potenzialmente della stagione 2017-18:

  • Golden State Warriors: Quella dei Warriors non è la panchina devastante del loro titolo nel 2014-15, ma resta comunque un’ottima panchina con giocatori esperti ed interessanti, che in molte squadre potrebbero essere giocatori titolari: Omri Casspi è uno dei nuovi arrivi nella Baia, un giocatore dal grande talento offensivo, in grado di segnare in molti modi differenti, partendo dal tiro da 3 punti, passando per la penetrazione attaccando il ferro e arrivando nel gioco spalle a canestro, ottima aggiunta al roster di Steve Kerr. Shaun Livingston resta come al solito una pedina importante, in grado di segnare dalla media distanza, di attaccare il ferro e di sfruttare i suoi centimetri spalle a canestro contro i playmaker avversari, ma anche di fornire buoni assist per i compagni. Nick Young è un altro neo giocatore alla corte di Steve Kerr, un ottimo tiratore da 3 punti e dalla media distanza. Andrè Iguodala ha deciso di restare un giocatore dei Warriors, l’età aumenta sempre di più, ma senza dubbio può dare una grossa mano soprattutto nella metà campo difensiva, ma anche col tiro da 3 punti in attacco e sicuramente la sua esperienza si rivelerà fondamentale per le sorti della squadra campione in carica. Per David West vale lo stesso discorso di Iguodala, gli anni passano ma resta comunque un buon giocatore nella metà campo offensiva e di esperienza. Nel draft i Warriors hanno portato a casa (via Chicago Bulls) Jordan Bell con la scelta numero 38, finito così in basso per la sua età (22, non il più giovane della classe draft) e perchè il suo ruolo non è ancora ben definito, in quanto non eccelle in nulla ma è in grado comunque di fare più cose abbastanza bene, in prospettiva e con le dovute proporzioni, potrebbe diventare un giocatore simile a Draymond Green
  • Cleveland Cavaliers: la panchina dei Cavaliers è notevolmente migliorata, visto che faranno parte della second unit gente del calibro di Derrick Rose (una volta rientrato Isaiah Thomas), Tristan Thompson, JR Smith, Channing Frye, Jeff Green, Josè Calderon, Kyle Korver e Ante Zizic. La maggior parte di questi giocatori appena menzionati farebbero i titolari in molte delle squadre della lega e sono tutti giocatori in grado di segnare molto e di fare la differenza, inoltre hanno tutti (tranne Zizic) molta esperienza sulle spalle. Forse, quest’anno potrebbe essere questa la panchina in grado di fare la differenza contro le second unit avversarie e spaccare le partite, in quanto è una panchina ben assortita avendo sia tiratori eccezionali (Korver, Frye, Calderon e Smith su tutti), sia giocatori tutto fare in attacco (Green e Rose), sia un difensore eccellente come centro (Tristan Thompson) e come guardia (Shumpert)
  • Houston Rockets: quella degli Houston Rockets è una panchina leggermente meno profonda di quelle dei Cavaliers e Warriors, ma è formata comunque da ottimi giocatori come Eric Gordon (sesto uomo dell’anno nella passata stagione) Luc Richard Mbah a Moute e Pj Tucker (questi ultimi ottimi difensori e discreti tiratori dai 3 punti); l’abilità di segnare di Eric Gordon sarà ovviamente importantissima nella stagione dei Rockets, lui che svolgerà nuovamente il ruolo di sesto uomo della squadra. Mbah a Moute in realtà potrebbe anche partire in quintetto al posto di Ryan Anderson per fornire più difesa al quintetto dei Rockets, in quanto nella metà campo offensiva ci penseranno Chris Paul e James Harden a prendersi tiri e fornire assist. Infine dalla panchina ci sarà l’energia di Tarik Black sotto canestro e con il suo atletismo fornirà un buon contributo ai Rockets.

Warriors-Cavs uno scontro tra titani: le rotazioni di Cleveland

Crowder-Thomas-Cavaliers
Warriors-Cavs si riparte ancora una volta da qui, da Golden State e Cleveland, le due favorite numero uno per arrivare alla Finals 2018 ma con nuove forze in arrivo (soprattutto ad ovest) come OKC, Houston ed i nuovi Boston Celtics di Kyrie Irving e Hayward. Insomma cambia molto ma alla fine sono sempre quelle due, Warriors-Cavs le favorite. 
Il 93% dei General Manager ha votato i Golden State Warriors come possibili vincitori del campionato appena alle porte, per il restante 7% saranno i Cleveland Cavaliers. Nessuna speranza per le altre squadre secondo i GM, ma ovviamente sono previsioni fatte prima che si cominci effettivamente a giocare ed allora le chiacchiere staranno a zero. È prudente lasciare fuori dai giochi quattro team come Spurs, Rockets, Thunder e Celtics? Ma soprattutto perché così pochi voti per un superteam come i Cavs che si sono rinforzati con veterani come Wade, Jeff Green, ma anche giocatori come Rose, Thomas, Crowder, allungando e non di poco le rotazioni?
Andiamo a questo punto a confrontare i due roster, quelli della franchigia della Baia  e dell’Ohio: Warriors-Cavs!

Warriors-Cavs: in Ohio arrivano veterani affamati

Ai già presenti James, Love, J.R., Thompson, Korver, Shumpert, Frye e Jefferson si sono aggiunti giocatori del calibro di Wade, Rose, Thomas, Crowder, Green e Calderón. E’ evidente che stiamo parlando di una squadra con due quintetti, delle rotazioni davvero profonde. Per intenderci, se Lue decidesse di schierare Wade in quintetto titolare come SG (guardia tiratrice), dalla panchina in sostituzione a Dwayne ci potrebbe essere JR Smith oppure Shupert, una soluzione più difensiva. Se come previsto da gennaio partirà in quintetto Isaiah Thomas, dalla panchina uscirà Derrick Rose, un giocatore che a Chicago e New York è sempre partito in quintetto. In quella posizione i Cavs hanno a disposizione anche un veterano come Calderón per dare riposo a Rose e Thomas.
Negli altri reparti ci sono Kevin Love titolare e Tristan Thompson come centro di riserva e Perkins e Zizic oltre a Frye a concludere le rotazioni: Crowder sarà la PF titolare, ma in quel ruolo potremmo vedere anche Kevin Love o LeBron James.
Il quintetto titolare come visto sarà composto da Kevin Love nel ruolo di centro, Crowder come ala forte, LeBron ala piccola, JR Smith e Derrick Rose.
Infine parliamo di tiratori da tre punti: facciamo una lista dei giocatori in grado di mettere con tranquillità tiri da fuori l’arco. La lista comprende:
  • Korver
  • JR Smith
  • Kevin Love
  • Frye
  • Crowder
  • Thomas
  • Calderon
  • Shumpert
  • LeBron James
Questi Cavaliers non scherzano per qualità e quantità, e a mio parere meritano più di quel misero 7% di voti.

Quanto può incidere la panchina in una serie di playoff

Shaun Livingston-Livingston e Iguodala

Siamo ancora alle battute iniziali delle prime serie di playoff, ma cerchiamo di capire come incide l‘apporto delle panchine delle varie squadre nella serie. Ci sono squadre dotate di panchine solide e competenti, e altre che sono scarne e con poca esperienza. Cominciamo dall’Ovest: prendiamo in esame solo le prime due gare visto che non tutte le squadre hanno giocato tre sfide.

GOLDEN STATE WARRIORS

Steve Kerr

Sono dotati di una panchina lunga, che comprende giocatori di grande esperienza, come David West, Andre Iguodala e Shaun Livingston, e giocatori giovani in grado di dare il loro contributo alla causa andando con le loro caratteristiche ad inserirsi a perfezione nel sistema di Kerr. Ian Clark, JaVale McGee ,James Michael McAdoo e Patrick McCaw (questi due avranno un minutaggio limitato rispetto alla RS, a meno di infortuni come quello rimediato in gara 1 da KD).

La panchina dei Warriors infatti, nelle prime due gare, ha contribuito notevolmente alla vittoria, tirando con 27/47 (57%) dal campo  (8/12 in gara 1 e 19/35 in gara 2, complice anche il quarto periodo di garbage time) , 3/9 (33%) dal perimetro(2/3 in gara 1 e 1/6 in gara 2) e con un impeccabile 14/14 (100%) dalla lunetta (4/4 in gara 1 e 10/10 in gara 2) , con l’aggiunta di 20 assist, 26 rimbalzi, 4 palle rubate e 7 stoppate su una media di 15 minuti di gioco (escludendo il minutaggio di Iguodala da sesto uomo).

 

PORTLAND TRAIL BLAZERS

Terry Stotts
Terry Stotts.

La panchina di Portland è più corta rispetto a quella dei Warriors, complici anche gli infortuni  di Nurkic e di Ezeli, hanno a disposizione 5 uomini: Al-Farouq Aminu, Allan Crabbe (che giocano di media 22 minuti), Shabbazz Napier e Meyers Leonard ( che giocano 8 minuti di media ) e Pat Connaughton( che non vedremo molto spesso in campo, a meno di eventuali garbage time). Sono giocatori con poca continuità e con scarso impatto sulla partita. Nelle prime due gare hanno collezionato(escludendo Connaughton, Layman e Quarterman) un 14/40 (35%) dal campo  (3/14 in gara 1 e 11/26 in gara 2), 4/20 (20%) dall’arco ( 1/6 in gara 1 e 3/14 in gara 2)  e 4/9 (44%)  ai liberi (2/5 in gara 1 e 2/4 in gara 2), hanno messo a referto 5 assist, 24 rimbalzi, 2 palle rubate e 2 stoppate.

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NBA e l’effetto-domino sulle panchine 2017-2018

Con una buona parte della stagione andata, in NBA alcune squadre stanno già cominciando a programmare la prossima stagione. Più di qualche allenatore rischia di pagare con l’esonero i cattivi risultati ottenuti finora: tra questi ci sono allenatori che stanno deludendo le attese, come Fred Hoiberg, Steve Clifford, Alvin Gentry, Jeff Hornacek, ma anche sorprese come Stan Van Gundy e Dwane Casey.

Facciamo un punto della situazione; posto che, per cultura, in NBA difficilmente si manda via un allenatore a stagione in corso, ci sono alcune panchine bollenti che difficilmente avranno lo stesso proprietario la prossima stagione. Lo scorso anno saltarono all’occhio gli esoneri di Kevin McHale ai Rockets e di David Blatt ai Cavs e di Derek Fisher ai Knicks. In tutti e tre i casi si optò per la soluzione interna, in favore dei rispettivi assistenti, ossia John Bickerstaff a Houston, Tyron Lue a Cleveland e Kurt Rambis a New York. A volte i cambi si rivelano la scelta più azzeccata, Tyronn Jamar Lue ha portato i Cavs al titolo ma altre volte non migliorano quasi di niente la situazione, a testimonianza del fatto che spesso il problema è alla radice.

In estate tante franchigie hanno adottato una vera e propria rivoluzione, cambiando drasticamente il proprio roster: a Chicago, i Bulls hanno salutato leader come Joakim Noah e Derrik Rose per accogliere il “ragazzo di casa” Dwyane Wade e costruire tutto attorno al proprio fenomeno, Jimmy Butler. Il problema? Fred Hoiberg. A Chicago Hoiberg è odiato come la parola Lakers in casa di Celtics. Il General Manager dei Bulls, Gar Forman, lo difende come se fosse un suo figlio di sangue, anche difronte a prestazioni spesso inqualificabili. Oltre alla stima del GM Forman, Hoiberg può contare su un faraonico contratto di altri 3 anni e mezzo e questo è, evidentemente, un cavillo spinoso in caso di esonero. Si rischierebbe infatti di fare come stanno facendo i Knicks con Derek Fisher, mandato via il 9 febbraio dopo poco meno di due anni a fronte di un quadriennale da quasi 26 milioni di dollari. A New York ad ogni chiusura del mese, un tuffo al cuore colpisce Phil Jackson, costretto a quel folle bonifico al suo ex allenatore.

Ecco appunto, i Knicks: quest’estate l’ennesima rivoluzione: Kurt Rambis rimesso al ruolo di assistant-coach e panchina affidata a Jeff Hornacek, lo scorso anno a Phoenix (ah già, esonerato il 1° febbraio). La squadra sembra non avere né capo né coda. Seppur vero che il roster è migliorato, il monte ingaggi si è alzato, le scelte di Noah e Rose sono scommesse e Melo ormai sembra al capolinea della sua esperienza a New York. Risultato: squadra che gioca un basket mediocre, spirito di gruppo praticamente inesistente, play off lontani e allenatore in bilico.

New York Knicks
New York Knicks

A Detroit Stan Van Gundy è in discussione come non mai. I Pistons probabilmente ai play off ci arriveranno ma il fatto che stiano faticando così tanto e spesso alternino prestazioni buone ad non commentabili, hanno messo il 57enne coach sulla graticola.

Altra situazione molto simile è quella di Steve Clifford a Charlotte: arrivato agli allora “Bobcats” nel 2013, ha centrato i playoff due volte su tre venendo però sempre eliminato al primo turno. Quest’anno l’obiettivo è di arrivare almeno nuovamente in postseason ma l’attuale nono posto nella conference sta facendo storcere il naso a Sua Maestà #MJ23.

E poi ci sono le situazioni di Alvin Gentry a New Orleans e Dwane Casey a Toronto. Ecco, appunto, Dwane Casey… Avete mai sentito parlare del dittatore congolese Mobutu Sese Seko?

Ecco, nel 1974 il Dittatore Mobutu minacciò di morte i giocatori della nazionale di calcio (che allora si chiamava Zaire) nel caso in cui avessero perso l’ultima partita del girone contro il Brasile con più di tre goal di scarto. I giocatori sapevano che sarebbe realmente successo se avessero preso più di tre reti. All’ultimo minuto, sul punteggio di 3-0 per il Brasile, c’è un calcio di punizione dal limite per i verde-oro. Il calciatore zairese Illunga Mwepu si stacca dalla barriera e calcia il pallone il più lontano possibile tra lo sbigottimento generale. Dietro a quel gesto c’era molto di più. Con quel gesto Mwepu ha probabilmente salvato la vita ai propri compagni.

Ogni volta che si pensa a Dwane Casey, viene in mente il dittatore Mobutu. Casey è un sergente di ferro: sessioni di allenamento doppie se la squadra il giorno prima ha vinto a fatica, fiducia in pochi, pochissimi uomini, sfuriate storiche anche durante le partite, polemico e con una considerazione di sé pari a quella che ha Mourinho di sé stesso e un rapporto con Lowry ai minimi sindacali. Se Casey non porterà Toronto almeno al secondo turno dei play off, probabilmente l’ex coach dei Mavs saluterà i Raptors e dopo un avvio alquanto esaltante, Toronto ha perso letteralmente la bussola.

CHI POTREBBE ARRIVARE:

Per ognuna delle situazioni sopra elencate ci potrebbero essere più soluzioni e, come accade in questi casi, potrebbe nascere il così detto “effetto-domino” che coinvolgerebbe più franchigie.

Tra gli allenatori più apprezzati in NBA c’è sicuramente Mike Budenholzer. Ad Atlanta è molto apprezzato, i tifosi gli vogliono bene e la squadra gioca un gran bel basket, uno tra i più divertenti di tutta la lega. Con lui Schröder è esploso, Hardway Jr.Sefolosha sono migliorati straordinariamente e la squadra (nonostante la clamorosa sconfitta dell’altra notte a Sacramento) può rivelarsi l’outsider dei prossimi play-off nonostante l’addio di Korver. Difficilmente Atlanta se ne priverà ma è molto probabile che più di una squadra farà un tentativo per portarlo via dagli Hawks. Tra queste potrebbero esserci gli Hornets e i Raptors (più probabile la seconda).

A quel punto Kevin McHale potrebbe tornare in panchina, a Charlotte. I Bulls al 90% riconfermeranno Hoiberg ma se mai dovessero cambiare, i profili che piacciono di più sono quelli di Doc Rivers, Terry Stotts e Billy Donovan. Quest’ultimo è amatissimo ad OKC e, oltre ad avere un contratto ancora lungo, vorrebbe continuare con l’attuale franchigia ma non chiuderebbe totalmente al fascino dei Bulls in caso di chiamata.

Ai Pelicans si potrebbe optare per la soluzione interna, la promozione di un assistente, come accaduto lo scorso anno ad Indiana con Nate McMillan. In tal senso, Byron Scott sarebbe il candidato principale. Ai Pistons prima di mandare via Van Gundy probabilmente si riuniranno in conclave perché, da quelle parti, SVG ha quasi le chiavi della città ma i risultati devono migliorare. In caso di separazione, Kevin McHale e Quin Snyder degli Utah Jazz sono i profili più graditi.

Per quanto riguarda i Knicks c’è molta incertezza: Jeff Hornacek è stato scelto quasi personalmente da Phil Jackson ma i risultati sono stati inferiori rispetto alle attese, ognuno gioca per conto proprio e l’episodio della “scomparsa” di Rose ha fatto pensare a più di qualcuno nella dirigenza, che la situazione sia sfuggita di mano all’ex coach dei Suns. Ecco che Mike Budenholzer potrebbe trovare un’altra corteggiatrice ma la sensazione è che il tecnico degli Hawks considererebbe l’ipotesi di abbandonare Atlanta solo per fare ritorno a San Antonio come head coach quando Vostra Maestà Greg Popovich deciderà di lasciare. I Knicks potrebbero a quel punto virare su Alvin Gentry. Insomma una vera e propria girandola di nomi per il momento ancora in fase di elaborazione…