Con una buona parte della stagione andata, in NBA alcune squadre stanno già cominciando a programmare la prossima stagione. Più di qualche allenatore rischia di pagare con l’esonero i cattivi risultati ottenuti finora: tra questi ci sono allenatori che stanno deludendo le attese, come Fred Hoiberg, Steve Clifford, Alvin Gentry, Jeff Hornacek, ma anche sorprese come Stan Van Gundy e Dwane Casey.
Facciamo un punto della situazione; posto che, per cultura, in NBA difficilmente si manda via un allenatore a stagione in corso, ci sono alcune panchine bollenti che difficilmente avranno lo stesso proprietario la prossima stagione. Lo scorso anno saltarono all’occhio gli esoneri di Kevin McHale ai Rockets e di David Blatt ai Cavs e di Derek Fisher ai Knicks. In tutti e tre i casi si optò per la soluzione interna, in favore dei rispettivi assistenti, ossia John Bickerstaff a Houston, Tyron Lue a Cleveland e Kurt Rambis a New York. A volte i cambi si rivelano la scelta più azzeccata, Tyronn Jamar Lue ha portato i Cavs al titolo ma altre volte non migliorano quasi di niente la situazione, a testimonianza del fatto che spesso il problema è alla radice.
In estate tante franchigie hanno adottato una vera e propria rivoluzione, cambiando drasticamente il proprio roster: a Chicago, i Bulls hanno salutato leader come Joakim Noah e Derrik Rose per accogliere il “ragazzo di casa” Dwyane Wade e costruire tutto attorno al proprio fenomeno, Jimmy Butler. Il problema? Fred Hoiberg. A Chicago Hoiberg è odiato come la parola Lakers in casa di Celtics. Il General Manager dei Bulls, Gar Forman, lo difende come se fosse un suo figlio di sangue, anche difronte a prestazioni spesso inqualificabili. Oltre alla stima del GM Forman, Hoiberg può contare su un faraonico contratto di altri 3 anni e mezzo e questo è, evidentemente, un cavillo spinoso in caso di esonero. Si rischierebbe infatti di fare come stanno facendo i Knicks con Derek Fisher, mandato via il 9 febbraio dopo poco meno di due anni a fronte di un quadriennale da quasi 26 milioni di dollari. A New York ad ogni chiusura del mese, un tuffo al cuore colpisce Phil Jackson, costretto a quel folle bonifico al suo ex allenatore.
Ecco appunto, i Knicks: quest’estate l’ennesima rivoluzione: Kurt Rambis rimesso al ruolo di assistant-coach e panchina affidata a Jeff Hornacek, lo scorso anno a Phoenix (ah già, esonerato il 1° febbraio). La squadra sembra non avere né capo né coda. Seppur vero che il roster è migliorato, il monte ingaggi si è alzato, le scelte di Noah e Rose sono scommesse e Melo ormai sembra al capolinea della sua esperienza a New York. Risultato: squadra che gioca un basket mediocre, spirito di gruppo praticamente inesistente, play off lontani e allenatore in bilico.

New York Knicks
A Detroit Stan Van Gundy è in discussione come non mai. I Pistons probabilmente ai play off ci arriveranno ma il fatto che stiano faticando così tanto e spesso alternino prestazioni buone ad non commentabili, hanno messo il 57enne coach sulla graticola.
Altra situazione molto simile è quella di Steve Clifford a Charlotte: arrivato agli allora “Bobcats” nel 2013, ha centrato i playoff due volte su tre venendo però sempre eliminato al primo turno. Quest’anno l’obiettivo è di arrivare almeno nuovamente in postseason ma l’attuale nono posto nella conference sta facendo storcere il naso a Sua Maestà #MJ23.
E poi ci sono le situazioni di Alvin Gentry a New Orleans e Dwane Casey a Toronto. Ecco, appunto, Dwane Casey… Avete mai sentito parlare del dittatore congolese Mobutu Sese Seko?
Ecco, nel 1974 il Dittatore Mobutu minacciò di morte i giocatori della nazionale di calcio (che allora si chiamava Zaire) nel caso in cui avessero perso l’ultima partita del girone contro il Brasile con più di tre goal di scarto. I giocatori sapevano che sarebbe realmente successo se avessero preso più di tre reti. All’ultimo minuto, sul punteggio di 3-0 per il Brasile, c’è un calcio di punizione dal limite per i verde-oro. Il calciatore zairese Illunga Mwepu si stacca dalla barriera e calcia il pallone il più lontano possibile tra lo sbigottimento generale. Dietro a quel gesto c’era molto di più. Con quel gesto Mwepu ha probabilmente salvato la vita ai propri compagni.
Ogni volta che si pensa a Dwane Casey, viene in mente il dittatore Mobutu. Casey è un sergente di ferro: sessioni di allenamento doppie se la squadra il giorno prima ha vinto a fatica, fiducia in pochi, pochissimi uomini, sfuriate storiche anche durante le partite, polemico e con una considerazione di sé pari a quella che ha Mourinho di sé stesso e un rapporto con Lowry ai minimi sindacali. Se Casey non porterà Toronto almeno al secondo turno dei play off, probabilmente l’ex coach dei Mavs saluterà i Raptors e dopo un avvio alquanto esaltante, Toronto ha perso letteralmente la bussola.
CHI POTREBBE ARRIVARE:
Per ognuna delle situazioni sopra elencate ci potrebbero essere più soluzioni e, come accade in questi casi, potrebbe nascere il così detto “effetto-domino” che coinvolgerebbe più franchigie.
Tra gli allenatori più apprezzati in NBA c’è sicuramente Mike Budenholzer. Ad Atlanta è molto apprezzato, i tifosi gli vogliono bene e la squadra gioca un gran bel basket, uno tra i più divertenti di tutta la lega. Con lui Schröder è esploso, Hardway Jr., Sefolosha sono migliorati straordinariamente e la squadra (nonostante la clamorosa sconfitta dell’altra notte a Sacramento) può rivelarsi l’outsider dei prossimi play-off nonostante l’addio di Korver. Difficilmente Atlanta se ne priverà ma è molto probabile che più di una squadra farà un tentativo per portarlo via dagli Hawks. Tra queste potrebbero esserci gli Hornets e i Raptors (più probabile la seconda).
A quel punto Kevin McHale potrebbe tornare in panchina, a Charlotte. I Bulls al 90% riconfermeranno Hoiberg ma se mai dovessero cambiare, i profili che piacciono di più sono quelli di Doc Rivers, Terry Stotts e Billy Donovan. Quest’ultimo è amatissimo ad OKC e, oltre ad avere un contratto ancora lungo, vorrebbe continuare con l’attuale franchigia ma non chiuderebbe totalmente al fascino dei Bulls in caso di chiamata.
Ai Pelicans si potrebbe optare per la soluzione interna, la promozione di un assistente, come accaduto lo scorso anno ad Indiana con Nate McMillan. In tal senso, Byron Scott sarebbe il candidato principale. Ai Pistons prima di mandare via Van Gundy probabilmente si riuniranno in conclave perché, da quelle parti, SVG ha quasi le chiavi della città ma i risultati devono migliorare. In caso di separazione, Kevin McHale e Quin Snyder degli Utah Jazz sono i profili più graditi.
Per quanto riguarda i Knicks c’è molta incertezza: Jeff Hornacek è stato scelto quasi personalmente da Phil Jackson ma i risultati sono stati inferiori rispetto alle attese, ognuno gioca per conto proprio e l’episodio della “scomparsa” di Rose ha fatto pensare a più di qualcuno nella dirigenza, che la situazione sia sfuggita di mano all’ex coach dei Suns. Ecco che Mike Budenholzer potrebbe trovare un’altra corteggiatrice ma la sensazione è che il tecnico degli Hawks considererebbe l’ipotesi di abbandonare Atlanta solo per fare ritorno a San Antonio come head coach quando Vostra Maestà Greg Popovich deciderà di lasciare. I Knicks potrebbero a quel punto virare su Alvin Gentry. Insomma una vera e propria girandola di nomi per il momento ancora in fase di elaborazione…

