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Uno dei rapporti più controversi e chiacchierati di sempre, fatto di alti e bassi infiniti, litigi, gelosie, scontri a muso duro. Ma, quando scendevano in campo insieme, se non ce n’era per nessuno, poco ci mancava: Kobe Bryant e Shaquille O’Neal hanno composto una delle coppie più dominanti che abbia mai calcato i parquet della NBA.

Uno imponeva il suo strapotere fisico sotto le plance, l’altro pensava a colpire a sangue freddo e senza pietà gli avversari, come fa il mamba nero, da cui ha preso il soprannome. Due giocatori dal talento smisurato, due personalità troppo straripanti, due modi di lavorare praticamente diversi: solo Phil Jackson, con il suo carisma trascendentale, riuscì a far convivere i campionissimi dei Los Angeles Lakers e a tenere insieme le redini di un gruppo che, dal 2000 al 2002, vinse tre titoli consecutivi. Le difficoltà non sono mancate, soprattutto ai playoff, ma Kobe e Shaq , da grandi professionisti, lasciavano da parte ogni dissidio e allo Staples Center o altrove era sempre spettacolo. Numericamente parlando, il duo era praticamente una portaerei, basti vedere i numeri racimolati in postseason durante gli anni del three-peat.

1999/2000

Shaq            30.7 pts  15.4 reb   3.1 ast

Kobe            21.1 pts    4.5 reb    4.4 ast

2000/2001

Shaq              30.4 pts   15.4 reb   3.2 ast

Kobe              29.4 pts   7.3 reb    6.1 ast

2001/2002

Shaq            28.5 pts   12.6 reb   2.8 ast

Kobe            26.6 pts   5.8 reb    4.6 ast

Tante sono state le giocate in coppia che hanno fatto saltare sulla sedia i tifosi, come l’alley oop che chiuse i conti di gara 7 delle Western Conference Finals del 2000, vinta a discapito dei Portland Trail Blazers.

Ma prima o poi la bomba doveva scoppiare. Purtroppo. La goccia che fece traboccare il vaso arrivò nella stagione 2003/2004, quella della bruciante sconfitta alle Finals contro i Detroit Pistons. The Diesel fu accusato dal Black Mamba di non aver dato il proprio sostegno al compagno, a quel tempo al centro di un putiferio a causa delle famose accuse di stupro. O’Neal, nella sua autobiografia ‘Shaq Uncut: My Story’ ha svelato i retroscena dell’insanabile rottura:

“Io sono sulla corda perché non ho un contratto per l’anno successivo, Kobe lo è perché teme di andare in prigione e quindi continuiamo a punzecchiarci. Subito prima della stagione 2003-04 Phil Jackson e il resto dello staff ci invitano a non accusarci più pubblicamente, pena una multa. Ma Kobe che fa? Rilascia un’intervista in cui dice che sono grasso, fuori forma, e che stavo sfruttando l’infortunio all’alluce per avere più tempo libero e per convincere la dirigenza ad allungarmi il contratto. Aveva rotto la tregua, così alla successiva riunione di squadra dico a tutti che l’avrei ucciso. Lui si alza e mi guarda dritto negli occhi e mi dice: ‘Hai sempre detto di essere il mio fratello maggiore, ma quando è successa questa cosa in Colorado non mi hai nemmeno chiamato. Pensavo che mi avreste supportato, almeno pubblicamente. Dovreste essere miei amici’.  E così all’improvviso scopriamo che gli importava qualcosa di noi quando immaginavamo che non gliene fregasse nulla. A questo punto interviene Brian Shaw: ‘Kobe, perché dici così? Shaq ti ha invitato a un sacco di feste a cui non ti sei mai presentato, ti ha invitato al suo matrimonio e tu non c’eri. Poi tu ti sei sposato e non hai invitato nessuno. E ora che sei nei guai ti aspetti che prendiamo le tue difese?’. Shaw va avanti per un po’, ma quando la situazione sembra essersi calmata io mi alzo e dico a Kobe che l’avrei ucciso se avesse rilasciato un’altra intervista del genere. Lui mi risponde con un chissenefrega. Da quel giorno abbiamo chiuso”.

E così, viste le divergenze inconciliabili, i Lakers furono costretti a salutare Shaq, approdato in seguito ai Miami Heat e a tenersi Bryant. Molti si chiedono cosa sarebbe successo se l’idillio in gialloviola fosse continuato: forse ci sarebbe stato qualche altro titolo nella bacheca dei californiani, ma chissà. Probabilmente, per tutte le parti in causa, la separazione fu un atto doloroso, ma assolutamente necessario. Dopo parecchi anni, il 24 in un’intervista a ‘NBA TV‘, ha parlato così del legame tra lui e l’ex centro:

“Con Shaq non sono mai stato amico. Avevamo un’idea diversa del lavoro e di come si arriva al successo. Ma ci siamo sempre detti tutto in faccia. La gente pensa che per vincere tutti devono per forza tenersi per mano e andare d’amore e d’accordo, ma non è così. Ognuno deve prendersi le sue responsabilità e fare il proprio dovere. Se vuoi essere un leader devi riuscire a ottenere il massimo dai tuoi compagni, devi spronarli ma devi anche saper essere critico quando serve. Non bisogna avere paura del confronto, un leader a volte deve passare per solitario. Io fuori dal campo non credo di esserlo, spesso sono aperto e socievole. Non so bene come sia venuta fuori la storia che io sia un solitario. Di certo la pallacanestro, come la interpreto io, ha avuto un impatto fondamentale anche sulla mia vita sociale. Coltivare amicizie richiede tempo, tempo che io ho dedicato e dedico al basket. Se vuoi diventare un giocatore speciale hai bisogno di fare sacrifici.”

Shaq & Kobe, o Kobe & Shaq, come preferite. Il classico rapporto di amore (mica tanto) ed odio, una disputa tra amici-nemici che ha fatto la storia della lega di basket americana. In fondo, “non troverete mai un duo come quello dei Lakers con me e Shaq”  Bryant dixit.

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