Wade, Allen, James, Lewis, Bosh. Questo era il quintetto dei Miami Heat in gara 5 delle Finals contro i San Antonio Spurs. Era solo il 15 giugno 2014. Ieri all’American Airlines Arena di Miami gli Heat, contro i Detroit Pistons, hanno schierato come starters Richardson, Ellington, McGruder, Babbit, Reed. In nemmeno tre anni una delle migliori squadre della lega si è trasformata in una delle peggiori ( record alla mano ). Come sono arrivati gli Heat in questa situazione ?
Stagione 2015-2016
L’anno scorso la franchigia aveva disputato, nonostante la partenza di LeBron nell’estate del 2014, un’ottima stagione, partecipando ai playoff e fermandosi alle semifinali di Conference. La strada per il futuro sembrava tracciata. Ai vecchi campioni Wade e Bosh erano stati affiancati ottimi giocatori come Dragic e Whiteside, oltre a giovani di prospettiva come Winslow, Richardson e Tyler Johnson. Pat Riley, il general manager, sembrava aver compiuto l’ennesimo miracolo, avendo attutito i colpi dell’addio del Prescelto ed essendo riuscito in un solo anno a ricostruire una squadra competitiva, con un giusto mix.
Estate 2016
I tifosi degli Heat ricorderanno l’estate 2016 come una delle peggiori della loro giovane franchigia. Chris Bosh, infatti, viene dichiarato come non più idoneo a giocare per un problema di coaguli nel sangue che da tempo si portava dietro. Dwyane Wade, invece, bandiera e miglior giocatore della squadra, lascia dopo 13 stagioni la franchigia della Florida per trasferirsi nella squadra della sua città natale, i Chicago Bulls. A quel punto Riley, vedendosi andare in frantumi i piani di ricostruzione immediata che aveva ingegnato e attualizzato con grande intelligenza, è costretto ad ingaggiare, dopo aver rifirmato Whiteside al massimo contrattuale e non essere riuscito a prendere Durant, vari elementi come Williams, Babbit, James Johnson, Reed etc.
Stagione 2016-2017
La stagione in corso per gli Heat si sta prospettando come la classica annata di transizione. I giovani possono avere molti minuti senza forti pressioni, i veterani ( Haslem su tutti ) cercano di infondere a loro una mentalità seria e vincente, con la dirigenza che può concentrarsi sul futuro. Il record è di 10-25 e difficilmente migliorerà, da qui alla fine della stagione, in maniera sensibile. Dragic e Whiteside si stanno confermando i giocatori più talentuosi del roster e gli unici in grado di portare la squadra verso qualche vittoria. Lo sloveno, in particolar modo, sta viaggiando ad ottime medie ( 18.8 PPG, 3.9 RPG, 6.7 APG ) e, nella metà campo offensiva, è il solo in grado di creare gioco e rendere gli Heat pericolosi per le squadre avversarie.
Whiteside, nonostante qualche polemica di troppo, sta facendo una discreta stagione ( 17.3 PPG, 14.4 RPG ) ma ancora è non è certo se meriti o meno quel contratto ( fermo restando che Riley non avesse molte scelte ).
Capitolo giovani. Winslow sta avendo molti infortuni che ne hanno un po’ bloccato il percorso di crescita. Quando ha giocato ha confermato di essere un ottimo difensore ma un attaccante ancora molto rivedibile. Richardson e Tyler Johnson sono tra i più costanti della squadra, sia per rendimento che per partite giocate, e si stanno valorizzando agli occhi della dirigenza. James Johnson, tra i volti nuovi arrivati in estate, è l’unico che sta facendo davvero bene e che potrebbe far parte degli Heat del futuro.
Futuro
Cosa sarà dei Miami Heat nei prossimi anni non lo sa nessuno, forse neanche Pat Riley. Le scelte che la dirigenza potrà fare sono molteplici e, ad ora, è impossibile dire quali sono quelle giuste e quelle sbagliate. Una data fondamentale sarà sicuramente quella del prossimo 9 febbraio, quando sarà presa la decisione ultima sul caso Bosh. Miami, infatti, in caso di conferma di non idoneità a giocare del numero 1 risparmierebbe 50 milioni di dollari e avrebbe uno spazio salariale ripulito in vista dell’estate.
Riley, inoltre, dovrà anche vedere cosa fare di Goran Dragic, se sacrificarlo per avere scelte per i prossimi draft o trattenerlo per essere più competitivi e ‘attraenti’ agli occhi dei free agent dell’estate 2017. Molti dei giovani attuali faranno sicuramente parte dei futuri Heat ma bisognerà vedere con quale ruolo e con quali obiettivi di squadra. La strada per il team della Florida è tutta in salita ma ci sono assolutamente le possibilità di ripartire e tornare, in pochi anni, a non dover più rimpiangere quel quintetto con Wade, Allen, James e Bosh.








