Come se non bastasse l’estate scorsa ha sorriso poco ai Rockets e nel tentativo, poi fallito, di liberare spazio salariale per prendere i grandi FA come James, Anthony e Bosh, hanno perso Lin e Parsons, il quale avrebbe potuto rifirmare a “soli” 960,000$. Allora Daril Morey e i suoi si son rimboccati le maniche e hanno firmato il free agent in uscita dai Wizards Trevor Ariza, comunque troppo poco per riportare il sorriso in viso ai tifosi.
Nonostante gli auspici nefasti i ragazzi di coach McHale hanno iniziato l’annata 2014/15 in scioltezza con un record di 25-11, che attualmente gli vale il quinto posto nella Western Conference. Alla base di questo risultato c’è una scelta tattica di fondamentale importanza e il concetto è facilissimo: eliminare i tiri dal mid-range e in particolare i long two, perché sono tiri lontani dal canestro e quindi, a bassa percentuale, ma che valgono solo due punti.
Questa filosofia, ovviamente, trova riscontro nelle statistiche: la franchigia texana è passata da 26,6 tiri da tre a partita nel 2013/14 a ben 33,3 tentativi (6,7 in più dei secondi in questa speciale classifica); sono solo 26° per FG%, ma 11° per EFG%.
Comunque il rendimento dell’attacco è peggiorato rispetto all’anno scorso. Houston segna 101,6 PPG ed è il 13° miglior attacco. Colpa delle scelte del tanto criticato McHale? Non del tutto. È vero che il piano tattico dei Rockets è piuttosto prevedibile, ma il più grande difetto, almeno in fase offensiva, è la carenza di attenzione. Sono troppi i cali di tensione per una squadra che punta al titolo, come testimoniano le 19,7 palle perse a partita (solo i 76ers hanno fatto peggio), specialmente se, come molto spesso succede, avvengono dopo aver conquistato un rimbalzo o sono frutto di spaziature troppe volte pessime.
Al contrario la fase difensiva è andata in contro a un netto miglioramento rispetto all’anno passato. Proprio quei cali di tensione, che affliggono l’ attacco e per i quali tanto sono stati criticati durante la stagione scorsa, sono quasi spariti del tutto. Ora la difesa è molto fisica e intensa e i risultati sono agli occhi di tutti.
Persino Harden ha cominciato a difendere. Non ci credete? Allora guardate questo video. http://youtu.be/6oP4eXW9y7g. Raddoppi e aiuti sono le parole d’ordine e tutti sembrano averle recepite. Sono 97.3 i punti subiti a partita (miglior difesa dietro solo a Portland, Indiana e Atlanta) e 9,5 le palle rubate.

In sintesi, i Rockets con il doppio ingaggio di Brewer e Smith stanno cercando di fare il salto di qualità definitivo, ma solo il tempo ci dirà se diventeranno dei seri contender al titolo o se la loro stagione finirà al primo turno come l’ anno passato, visto che almeno al momento immaginarli fuori dalla postseason è un’ utopia. Del resto come spesso succede in questi casi, o la va, o la spacca e a McHale e i suoi va bene così; a loro non piacciono le mezze misure.


















