Un cantiere aperto. Gli ingranaggi da affinare con cura. L’alchimia giusta da trovare, senza fretta. I giovani da far crescere con calma e senza pressione. Insomma, Luke Walton ha da fare un autentico lavoraccio come capo allenatore dei Los Angeles Lakers, con il compito di mettere i paletti per l’agognata risalita. Roba da nerd della palla a spicchi, insomma. Il figlio del grande Bill dovrà fare attenzione a mettere le cose al loro posto, senza strabuzzare il quadro generale delle cose. Quando si ha infatti a che fare con un gruppo in erba, per di più immerso in un ambiente caldo come quello della Città degli Angeli (e non parliamo di clima), la faccenda è al quanto delicata.
Una mossa apprezzabile è rappresentata dall’intenzione di panchinare Brandon Ingram per le prime partite di regular season inserendolo nel sistema gradualmente. Una scelta saggia, perchè è meglio andarci coi piedi di piombo con la responsabilizzazione di una seconda scelta assoluta. Sfumature, varianti. Come quella relativa a Lou Williams, pronto a prendersi un posto nello starting five. Già, a tal riguardo Walton non ha preso decisioni definitive, volendo valutare chi far partire dal primo minuto: ed ecco che, manco farlo apposta, sta prendendo sempre più corpo l’ipotesi dell’ex Toronto Raptors tra i titolari con Jordan Clarkson in uscita dalla panchina.
Alt. Nulla è ancora sicuro, sia chiaro. Tuttavia ci sono delle buone ragioni per cui questa opzione sarebbe alquanto valida. In primis la necessità di D’Angelo Russell di avere spesso il pallone fra le mani. Accanto al numero 1, infatti, ci starebbe più una shooting guard pura che una point guard, cosa che JC effettivamente non è. Parlando di Williams, si può invece accostare il suo nome alla categoria delle combo guard, giocatori con doti da playmaker ma con una spiccata vena realizzativa. Il buon vecchio Lou sembra essere adatto per le fulminanti transizioni e i tiri sugli scarichi predicati da Walton: ormai lo sanno anche le pietre che il tiro da tre sarà una delle armi preferite di questi nuovi Lakers e il numero 23 sembra averci preso gusto almeno in questa preseason (la percentuale ammonta al 41%).
Transizioni, avevamo detto. Interrompere quanto prima l’azione avversaria e catapultarsi immediatamente nell’altra campo e andare a canestro, possibilmente sparando una tripla è uno dei diktat imprescindibili di Walton, a cui lo stesso allenatore ci tiene tantissimo. Questo perchè creare dei parziali sulle ripartenze è essenziale per conquistare la vittoria (almeno secondo questa filosofia di gioco). Nel match contro i Denver Nuggets, Nick Young riesce a rubare un pallone avviando di fatto il contropiede: invece di entrare in area ed andare a concludere, serve in rimorchio Williams che, non facendoselo ripetere due volte, effettua e finalizza il tiro dalla lunga distanza.
Non ci si può limitare a questo, ovviamente. Il nuovo stile di gioco imputa ai gialloviola l’utilizzo enciclopedico e frequente ( da rivedere ancora) dei blocchi, per favorire continui inserimenti o liberare determinati giocatori per la conclusione. E anche in questo frangente, il nativo di Lithonia sta dimostrando una certa dimestichezza e strappando i consensi del proprio coach (o almeno così si spera).
In questa azione Williams, che precedentemente aveva eseguito un taglio, sfrutta un blocco portatogli da Russell dopo essere passato alle spalle di Julius Randle. Danilo Gallinari non demorde e continua a seguirlo, ma ecco che interviene il giovane croato Ivica Zubac che si frappone tra l’italiano e il suo compagno di squadra, che riesce a mettere a segno un pregevole tiro a campana.
Altra situazione interessante, come oseremo definire ‘simil-Warriors‘ (con le dovute proporzioni, non scaldatevi): Russell cede il pallone a Randle, che si sistema come vertice alto, mentre Williams aspetta in angolo. Mr. ‘Ice in my veins’ gli viene incontro per eseguire il blocco, lui sguscia facilmente dalla marcatura ed ecco che la tripla è servita.
Mansioni prettamente da guardia tiratrice dunque, giocatore che in questo assetto è fondamentale. Ma non solo, perchè sfruttare le proprie capacità da regista per fornire altre opzioni alla manovra non è mai un male. Williams è abbastanza intelligente ed esperto da capire che deve accontentarsi di un certo quantitativo di possessi e sfruttarli secondo le diverse situazioni, senza soffocare la vena creativa del vero play del team. Necessita attenzione il gioco in pick and roll, altro aspetto in cui la combo guard sa il fatto suo. Il beneficiario è stato Randle, che come si vede nella gif sfrutta il raddoppio sul passatore per andare ad inchiodare la schiacciata.
Anche Timofey Mozgov ha potuto prendersi la scena sfruttando un dialogo col compagno che usciva a sua stessa volta portatogli proprio da Randle.
Tutto qui? Niente affatto, perchè ritorna in gioco Clarkson. A quanto sta emergendo, lo stesso Jordan si sta rivelando un toccasana per il backcourt entrando a partita in corso: con il suo atletismo, il rapido cambio di passo e un tiro migliorato è in grado di spaccare l’inerzia della gara e dare una nuova e pimpante verve ai Lakers. Una modifica, una variante allettante. Come quella legata a Lou, che ha inaspettatamente stravolto delle gerarchie che parevano stabili.



