Un defensive rating di 111.6 punti concessi ogni 100 possessi: una semplice statistica che ha riassunto la situazione della retroguardia dei Los Angeles Lakers attinente alla passata regular season. Un semplice numero, nulla più, per chi magari ha visto poche partite dell’ultimo anno della gestione Byron Scott. Per chi invece ha seguito bene la rattoppata franchigia, ha potuto verificare bene come il castello difensivo dei gialloviola sia stato oggetto di facili arrembaggi da parte degli avversari, che hanno banchettato allegramente nella metà campo presidiata da Kobe Bryant (che ora si è ritirato) e compagnia. Tant’è che alla fine i Lakers si sono piazzati all’ultimo posto della classifica ad hoc. Roba da mettersi le mani nei capelli.

E roba da far accapponare la pelle a coach Luke Walton, già alle prese con il non facile compito di dare un’anima vera alla squadra. Se in preseason l’attacco ha ricominciato a girare con una manovra ed alcuni concetti di gioco  decisamente rinfrescati e rinnovati, lo stesso non si può dire della difesa, che sta mostrando diverse lacune da colmare in tempo, prima che le ostilità abbiano inizio. Perchè se si vuole dare una svolta decisa al progetto bisogna passare ore in palestra e davanti al proiettore per curare ogni benedetto dettaglio.

Premesso che a livello individuale ci vuole un pizzico di volontà per eseguire uno scivolamento come si deve, per quanto riguarda la difesa ‘di sistema‘ urge essere concentrati e fare un po’ di attenzione per non compiere autentiche frittate. La filosofia di Walton predica aggressività sul pallone, o meglio, aggressività sul portatore di palla ma, sui vari tagli dei contendenti di turno, i cinque giocatori schierati in campo spesso non sanno che pesci prendere. “We’re going to continue to work on defense”, ossia “abbiamo intenzione di continuare a lavorare sulla difesa” – ha dichiarato il capo allenatore dei lacustri recentemente. E verrebbe da rispondergli che la mole di lavoro è molta. Troppa. A tal punto che bisogna correre presto ai ripari se non vuole passare notti in bianco a rimuginare su schemi e affini.

C’è tanto di quel materiale con cui si potrebbero aprire un paio di fascicoloni belli dettagliati. Per motivi logistici meglio non esagerare e concentrarsi su alcuni dettagli agghiaccianti emersi nel match di preseason contro i Golden State Warriors (15 ottobre). Va bene di fronte c’erano i vice-campioni in carica con un Kevin Durant in più, ma il divario tecnico non ha fatto altro che evidenziare dei grossi limiti. Su una delle solite transizioni offensive del team di Oakland, è parso sotto gli occhi di tutti la disattenzione sul perimetro da parte dei gialloviola che si sono clamorosamente scordati di marcare Klay Thompson, imbeccato da Zaza Pachulia e firmatario di una tripla dopo un taglio a canestro.

Dimenticanze sul perimetro che non si possono concedere ad una squadra che punta tanto sul tiro da tre. In un’altra situazione di gioco, i Warriors mettono in mostra una dei loro classici giochi: palla in post, riapertura e canestro. Kevin Durant riceve, vede con la coda nell’occhio Patrick McCaw che, agevolato dal blocco eseguito da Kevon Looney su D’Angelo Russell, insacca indisturbato. Da notare come sia poco lo stesso Russell sia poco propenso nel cercare di fermare l’avversario e di come Jordan Clarkson non ruoti per metterci la pezza. Confusione totale.

L'azione dei Golden State Warriors che porta alla tripla di Patrick McCaw: la difesa dei Los Angeles Lakers è spaesata.

L’azione dei Golden State Warriors che porta alla tripla di Patrick McCaw: la difesa dei Los Angeles Lakers è spaesata.

La circolazione di palla con un ritmo forsennato e i tagli continui degli indiavolati Guerrieri hanno seminato il panico tra i giovani Lakers, che il più delle volte sono entrati in bambola non eseguendo quei movimenti di base che tanto servono per smorzare ( o almeno tentarci) le velleità avversarie. A beneficiare di una difesa formato scolapasta e stordita come un pugile che incassa tanto e male, non poteva essere uno come Stephen Curry, scattante e letale quando si tratta di finalizzare la manovra. Dopo aver mandato al bar Russell con un paio di finte taglia a canestro e grazie al blocco di Pachulia si libera del marcatore. Thompson entra in area e gli serve il pallone: Clarkson non è repentino nel cambio di marcatura e… BANG!

Sotto la lente d’ingrandimento anche la difesa sul pick and roll. La passività in questo frangente è decisamente troppa, ed occorre darsi una svegliata. Bisognerebbe tirare le orecchie a Julius Randle, che rimane fermo come una statua quando Curry spara da dietro l’arco dopo un gioco a due con Looney: Russell è ostacolato e Randle, che dovrebbe occuparsi del bloccante e poi uscire sul tiratore, è attonito e non fa nulla per evitare il tiro del numero 30. No, così non va.

Insomma, tutto alquanto rivedibile. E non è finita qui, perchè c’è un’azione che rappresenta effettivamente la prestazione nella propria metà campo da parte dei Lakers. Non c’è nulla da spiegare, la distrazione regna sovrana.

La difesa rivedibile dei Los Angeles Lakers in una sola gif.

La difesa rivedibile dei Los Angeles Lakers in una sola gif.

Per una franchigia che vuole risalire in alto e che deve agevolare i giovani nella crescita tecnica e mentale, questa difesa è illegittima. A Walton ma anche ai giocatori stessi l’arduo compito di ribaltare le cose e dimostrare che ne sono capaci.

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