Un ingranaggio arrugginito che faticava a girare, un moschettiere che rispetto agli altri due arrancava di fronte alle velleità. Il più delle volte Kevin Love è salito sul banco degli imputati, reo di far mancare alla causa dei Cleveland Cavaliers un convincente contributo. Reo di non metterci abbastanza garra ed entusiasmo. Di essere ogni tanto avulso al contesto, di avere la testa tra le nuvole. Critiche aspre gli sono state lanciate paragonabili frecce acuminate, forse anche troppo, arrivando a toccare il lato estremo della questione.
La verità è che il Beach Boy doveva trovare più di sicurezza nelle sue qualità. Semplicemente doveva mostrasi pronto in maniera più frequente. Ci è voluto un po’, verrebbe da dire. Ma ne varrà la pena, si spera, soprattutto quando bisognerà giocare duro.
Piano piano, in questa parte di stagione, sta emergendo il vero Love, non solo quel giocatore chiamato ad aprire il campo e a colpire dagli scarichi, ma anche il fromboliere capace di essere protagonista della manovra offensiva, prendendo l’iniziativa lui stesso, facendo la voce grossa. Con carattere, con grinta. Un po’ come è successo nella vittoria casalinga coi Portland Trail Blazers, dove l’ala grande ha bombardato praticamente da ogni angolo infilando ben 34 punti solo nel primo quarto chiudendo poi a quota 40 (12/20 dal campo e 8/12 da tre) più 8 rimbalzi e 3 assist. Cosa volere di più?
Più coinvolto negli schemi, sgusciante, carico di fiducia. L’ex Minnesota Timberwolves sfrutta una rinnovata intesa coi compagni per andare a segno con una certa continuità, grazie alla ricezione di molti palloni. La sua abilità nel catch and shoot si sta consolidando sempre più, divenendo una costante letale. All’occorrenza, ci scappa inoltre la classica giocata in pick and pop. Kyrie Irving e LeBron James (soprattutto il secondo) gli concedono l’iniziativa senza problemi e lui ripaga, ovviamente, con la giusta moneta.
Più iniziative, più responsabilità. Una presenza maggiore. Soprattutto per quanto riguarda l’area, terreno di caccia divenuto gettonato nell’ultimo periodo. Il suo arsenale gli permette di cimentarsi in conclusioni velenose dalla media, fulminee, efficaci. O di aggredire il ferro, o facendo a sportellate in post col marcatore di turno. Tant’è che per lui vengono chiamati ulteriori isolamenti, situazioni di uno vs uno dove non si tira in dietro, dove resta concentrato sul suo unico fine. Mente fredda, cuore caldo.
In soldoni, l’incremento dei tiri da due punti ne è la naturale conseguenza. Infatti nella passata regular season scoccò in totale il 55.1% dei suoi tiri dall’area, a fronte di un 65.8% di quest’anno (dato campione di 10 partite, comunque soggetto a variazioni).

Seppur il dato della RS 2016/17 sia indicativo, si nota un incremento delle Percentuali di tiri da due tentati e realizzati. Comprese quelle attinenti alle conclusioni dalla media. (Fonte: NBA.com)
Mentalmente è cresciuto, pare sgombro da malevoli pensieri. Cosicché è in grado di caricarsi sulle spalle il peso della squadra da solo. Quando serve. E ciò gli permette di essere più attento nella retroguardia, dove fa uso del suo fisico dando una mano significativa a rimbalzo. Può fare meglio sia chiaro, ma non è poi così malaccio. La sliding door che ha fatto uscire dal limbo il vero Kevin Love sia stata la decantata difesa su Stephen Curry in gara 7 delle Finals 2016?
Tutto può essere, senz’altro giocare con un titolo in bacheca rende tutto più facile. Soprattutto per chi aveva necessità di sbloccarsi, di fare spazio al proprio ego. Con tutte le sue varie sfaccettature.





