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Piccola grande Slovenia: Slovenia-Grecia

di Luigi Ercolani
Goran Dragic slovenia

Nel terzo incontro Kokoskov conferma quattro quinti della precedente formazione di partenza. Dragic, Doncic, Muric e Vidmar sono regolarmente al loro posto alla palla a due, mentre come già avvenuto in precedenza è solo lo spot di guardia a prevedere un cambio: questa volta è infatti affidato a Jaka Blazic.

Questo escamotage permette ad inizio match di utilizzare Doncic come regista, Vidmar a giocare con lui il pick&roll, e Dragic e Blazic come tiratori in angolo. Dall’altro lato la difesa slovena, contro gli ellenici, sembra particolarmente propensa a voler proteggere il pitturato, concedendo il tiro da lontano. Lo schema prevede uno dei due esterni in punta, il centro a bloccare e gli altri due in mezzo a ricevere l’eventuale scarico per il tiro o il dai-e-vai. La versatilità del trio di interpreti permette loro di scambiarsi i ruoli senza che la fluidità di gioco ne risenta, cosicché il play degli Heat può salire in cattedra e gestire i possessi personalmente. In effetti o uscendo dai blocchi, o in penetrazione, il cervello di Lubiana imprime il suo marchio al match sin dall’inizio.

È tuttavia la difesa l’arma non reclamizzata ma pericolosa dei bianco-verdi: dopo essersi riavvicinata a -2, la Grecia produce due possessi che si concludono in un nulla nulla di fatto ma che portano, dall’altra parte, a due tiri in sospensione frontali di Doncic, uno da due e uno da tre. A poco più di tre minuti dalla fine della prima frazione la Slovenia, grazie alla propria giovane stella, va dunque sul 15-8. Gli ellenici sfruttano però il punto debole che i mitteleuropei hanno in post basso, ma con un canestro dalla lunga distanza e due liberi Prepelic rintuzza la fiammata dei bianco-azzurri. I quali pressano a tutto campo sulla rimessa di Doncic, che per tutta risposta porta palla nella metà campo avversaria, penetra, scarica, torna in punta e infila un’altra bomba, che insieme alla stoppata di Randolph su Agravanis sigilla il 23-13 con cui si va al primo mini-break.

La mobilità e la verticalità di Randolph sono protagoniste dell’inizio del secondo quarto: pronti-via e il lungo naturalizzato si fa dare la palla e sfrutta un’apertura nella retroguardia ellenica per infilare il canestro, ma nell’altra metà campo una palla vagante viene intercettata dagli avversari e convertita da Pappas. La taglia fisica di interni come Bourossis e Printezis è però un rebus per gli sloveni, che in questa fase del match possono opporre solo Randolph e Zagorac, tant’è che Kokoskov è obbligato a chiamare time-out per interrompere l’inerzia positiva della Grecia.

È un momento della gara in cui manca lucidità da entrambe le parti, con il risultato che sui due lati del parquet si cercano triple che non vanno a bersaglio e si perdono palloni in maniera semplicistica. Il ritorno sul campo di Dragic e Doncic riaccende la verve della compagine bianco-verde, come dimostrato dal passaggio di Cancar che taglia l’area e finisce nelle mani di Prepelic per un facile appoggio al vetro che vuol dire nuovo +9, che però si assottiglia immediatamente a causa di una tripla di Papapetrou e di un lay up di Pappas. Nonostante il ritorno in campo di Vidmar la situazione sotto le plance non migliora per gli sloveni, e anche Papagiannis, con i suoi punti e soprattutto la sua difesa dell’area, si aggiunge ai lunghi problematici da gestire per gli uomini di Kokoskov.

La Grecia però non concretizza pienamente questo vantaggio: così facendo si cristallizza una situazione di equilibrio, in cui nessuna delle due compagini riesce a mettere la freccia del sorpasso. A beneficiare maggiormente di questo stallo è la Slovenia, e la tripla di Doncic a fil di sirena rimette, prima dell’intervallo, due possessi (35-30) di differenziale sugli avversari, che rappresentano un buon margine di sicurezza.

La ripresa inizia male per la Slovenia, che subisce un uno-due da Printezis e Calathes che riporta a -1 gli avversari. In questa fase in cui l’attacco si dimostra asfittico diventa ancora più decisiva la difesa, e all’interno della difesa la mobilità e la rapidità di Randoph è ancora una chiave di volta per rompere i giochi avversari, anche se è proprio su un fallo tecnico fischiato a lui che la squadra di coach Missas guadagna il primo vantaggio della serata. Anche se la Grecia potrebbe approfittarne ma il tiro da fuori continua a non andare a bersaglio, la Slovenia si complica ulteriormente il piano partita andando presto in bonus, complice un altro evitabile fallo di Randolph. Sulla tripla di Sloukas, tuttavia, Kokoskov chiama ancora un minuto per parlarci sopra.

All’uscita dal time out, il naturalizzato riceve un assist di Dragic e converte un gioco da tre punti che rimette i bianco-verdi sui giusti binari. Sloukas però si prende la scena, infila i liberi del +7 e mette in ombra Dragic e Doncic, entrambi inconsistenti in questa fase del match. Il Golden Boy del Real Madrid dalla linea della carità smuove il tabellino della Slovenia, che decide di ricorrere alla pressione a tutto campo per ostacolare la manovra ellenica: la scelta paga, nella misura in cui l’attacco avversario perde palla in punta, innescando un contropiede concluso dalla tripla di Prepelic che significa -2, replicata poco dopo in risposta a quella di Sloukas.

Continua l’apnea per gli uomini di coach Kokoskov, nonostante il terzo fallo costringa Papagiannis in panchina: un giro-e-tiro di Bouroussis e un contropiede di Sloukas scrivono a referto il +8 a poco più di un minuto dall’ultima pausa. Il lungo greco da una parte e Dragic dall’altra ultimano le segnature di un terzo quarto molto negativo per gli uomini del Tricorno, che chiudono in svantaggio 58-52, ma rischiando anche un margine più ampio su una tripla di Printezis che non trova tuttavia il fondo della retina.

Intenzionato a portare a casa il referto rosa, Kokoskov inizia l’ultimo parziale con i suoi migliori uomini sul parquet salvo Doncic, e il pick&roll tra Dragic e Vidmar produce immediatamente dividendi, grazie soprattutto alla capacità del play di sgusciare tra le maglie elleniche in area. Il nativo di Lubiana però commette il suo quarto fallo dopo appena tre minuti, ed è richiamato in panchina per far posto al talento della Casa Blanca, peraltro ricreando in maniera pedissequa le dinamiche di blocco-e-giro viste fino a quel momento tra il regista e il lungo. Così, mentre la verticalità di Pappas risulta sempre una spina nel fianco, gli sloveni in attacco muovono la palla con pazienza, costringono la retroguardia greca a disequilibrarsi e creano spazio per punti facili con cui prima impattano e poi tornano davanti, nella fattispecie con la tripla di Muric.

Il parziale favorevole dell’armata in verde viene ulteriormente esacerbato dall’imprecisione offensiva dei greci, che cercano una specifica zona offensiva solo per vedersela negare dagli avversari, anche se bianco-azzurri riescono a guadagnarsi occasioni ai liberi per restare a contatto. Con in campo sia Dragic che Doncic la Slovenia ha al proprio arco due frecce di notevole peso, che obbligano la Grecia a dover dividere la propria attenzione su entrambi. A risolvere la partita è il play, che a ventidue secondi dal termine recupera il pallone dopo l’ennesimo rimbalzo offensivo concesso dagli ellenici, gioca un pick&roll con Vidmar e arriva fino al ferro depositando la palla del +5 nella retina. Nell’altra metà campo Sloukas segna e commette fallo sulla rimessa di Doncic. Il gioco di passaggi degli sloveni porta alla penalità per gli ellenici: Prepelic ne mette uno su due dalla lunetta, Calathes ha in mano per due volte la tripla per il -1 ma sbaglia, Randolph converte i due liberi ottenuti e la Slovenia può così festeggiare la vittoria per 78-72.

 

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