Home Eurobasket 2022Piccola grande Slovenia: Slovenia-Polonia

Piccola grande Slovenia: Slovenia-Polonia

di Luigi Ercolani
coach slovenia basket

A Helsinki, per iniziare la partita d’esordio del proprio raggruppamento, coach Kokoskov si affida a Goran Dragic in regia, Nikolic in guardia, Doncic e Muric come ali e Vidmar da centro, che vince la palla a due e regala il primo possesso ai bianco-verdi. Le azioni offensive della Slovenia nelle fasi iniziali vedono un attacco dinamico, in cui sul lato forte di cerca di creare superiorità grazie a una serie di blocchi che richiama la flex offense. La maggiore risorsa, tuttavia, resta la qualità tecnica complessivamente alta, che fa sì che i mitteleuropei abbiano in Dragic, Muric e Doncic tre giocatori in grado di portare avanti la sfera, creando ad inizio azione passaggi veloci tra loro che rendono difficile intuire dove si svilupperà l’azione. I passaggi tra di loro ad inizio azioni creano incertezza sulla zona da cui partirà l’attacco.

In difesa invece gli sloveni mettono distanza tra sé e l’avversario, rimanendo nei pressi della linea che demarca il pitturato per poter catturare più agevolmente i rimbalzi, contenendo in scivolamento quando gli avversari si avvicinano, riuscendo a creare qualche occasione di contropiede aperto. Le controindicazioni sono due: la prima è che gli sloveni soffrono Przemyslaw Karnowski, il centro molto grosso ma mobile dei polacchi, che ha un buon senso del passaggio e che riesce a spezzare il contenimento slavo, mentre la seconda è che questa protezione dell’area comporta la concessione ai bianco-rossi del tiro da tre, che però funziona a corrente alternata.

La Polonia nella propria azione offensiva è inoltre spesso imprecisa e raffazzonata, mentre dall’altra parte i pick&roll centrali sloveni pungono spesso la retroguardia polacca. Proprio in questo modo viene confezionato il primo vantaggio bianco-verde: passaggi di Dragic a Doncic, taglio in area del play di Miami passando dietro al blocco di Vidmar, ma la linea di passaggio non è libera, così il talentino del Real Madrid serve Muric, nuovo di blocco di Vidmar per Dragic che sale a ricevere, penetra e tira, sbaglia ma Vidmar agguanta il rimbalzo e segna.

La quantità di rimbalzi offensivi e di seconde occasioni create dagli stessi è una costante di questa fase del match, in cui ad ogni allungo slavo ne corrisponde un altro polacco, tant’è che si va al riposo sul 24-20 per i Draghi. Entrambe le squadre hanno un naturalizzato, ma mentre Slaughter organizza l’azione dei bialo-czerwoni, la presenza di Randolph offre alla Slovenia una dimensione atletica e dinamica cruciale. La sua intesa con Dragic, data dall’intelligenza cestistica di entrambi, si rivela presto un fattore, come si vede nell’azione che dà un primo cospicuo vantaggio alla Slovenia: il lungo da Louisiana State sale a bloccare per il play che gli restituisce la palla, la difesa avversaria flotta tutta su di lui temendo la penetrazione e lascia nell’angolo Nikolic libero di tirare e il connazionale Mike Taylor, che siede sulla panchina della Polonia, è costretto a chiamare un minuto per parlarci su. L’azione offensiva slovena successiva ha ancora la loro marca: Čančar alza un lob per Randolph che riceve sotto canestro, vede Dragic arrivato dalle tacche sul lato destro e lo serve per il comodo tiro in sospensione.

È il cervello lubianese a trascinare in questo esordio la squadra, che ne riconosce la leadership e il ruolo determinante, come nell’occasione in cui, toccato duro dalla difesa, siede un momento a terra e arrivano subito due compagni a sincerarsi delle sue condizioni. Dragic è il fulcro, l’intersezione tra la vecchia Slovenia di medio livello e quella ambiziosa attuale. Il leader tecnico: è quasi sempre in campo, le azioni passano dalle sue mani e lui in cambio inventa per sé stesso o per gli altri, a volte anche cose semplici, come il passaggio sul pick&roll che consente Vidmar, pur marcato, di ricevere palla nel cuore del pitturato e di infiocchettare un gioco da tre punti che vale il +10.

La difesa allungata bianco-verde sull’azione seguente lascia a desiderare, concede a sua volta un 2+1 e Dragic che fa? In uscita dal time-out di Kokoskov prima segna un tiro da tre punti che tocca morbidamente solo la retina e poi nel cuore dell’area, in contropiede, punisce ancora i disattenti polacchi. Anche lui però è umano, e dopo un paio di errori di fila fa la cosa più logica e allo stesso tempo meno intuitiva per un leader: lancia Doncic in contropiede, e il Golden Boy arriva di corsa nei pressi del canestro avversario, lo guarda e con le mani della festa alza un passaggio a mezz’aria per Muric che deve solo depositarlo a bersaglio.

Il motivo per cui la Slovenia non riesce mai a fuggire è da trovare nella difesa aggressive, che porta alla creazione di spazi,a volte vere e proprie corsie, che i polacchi sono bravi ad utilizzare. Kokoskov chiama time-out e li gestisce tranquillamente, così come esprime tranquillità quando i suoi si ritrovano sopra solo di +3 per il ritorno della Polonia a poco più di un minuto dalla pausa lunga. Niente paura, ci pensa Dragic: prima si guadagna e segna due liberi, poi si offre come sponda al dai-e-vai innescato da Randolph che termina con la schiacciata di quest’ultimo.

Slaughter dall’altra parte segna ancora, ma sulla rimessa da fondo Hrycaniuk chiacchiera un po’ troppo con Doncic: riprende il gioco, gli mette una mano addosso, fallo antisportivo e due liberi guadagnati dalla Slovenia più possesso, che a sua volta frutta un altro viaggio in lunetta per Dragic e due punti in più. L’ultima Ave Maria polacca non arriva nemmeno al tabellone, e all’intervallo è 53-46 per gli slavi.

Pronti, via e la ripresa ha il già menzionato brand lubianese. Well known, direbbero quelli che questo gioco in fondo lo hanno pure inventato. Il play dei Miami Heat prima giostra da guardia, mentre Doncic fa il play-esca e gli serve un pallone in uscita dai blocchi che diventa due punti in penetrazione lungo la linea di fondo, poi Prepelic recupera una palla vagante e Dragic si lancia in contropiede per l’appoggio solitario. Pochi secondi dopo restituisce il favore rubando in un parapiglia, rapido ribaltamento di fronte, Doncic serve lo stesso Prepelic per il canestro che vale il 59-46.

Sono fasi in cui la Slovenia gioca un basket veloce e diretto, con passaggi rapidi che coinvolgono ognuno degli uomini distribuiti spazialmente in campo in maniera intelligente, per non permettere alla retroguardia avversaria di poter battezzare un solo lato del campo da sovraccaricare con i propri uomini. Le luci della ribalta sono per Doncic, che amministra sapientemente l’azione e quando ha l’opportunità gioca alto-basso per i propri lunghi nel cuore dell’area. Gli sloveni trovano inoltre continuità in difesa, contenendo e flottando, muovendo le mani e i corpi per mettere fretta, e il +21 sulla tripla di Muric arriva proprio dopo avere murato in questo modo gli avversari.

Alla parabola ascendente, però, segue inevitabilmente quella discendente: i polacchi tornano in gara con un paio di canestro non contestati, Gielo da tre si concede l’ultimo squillo del quarto, quello del 74-58 su cui si va al riposo perché il tiro di Randolph gira sul ferro ed esce.

La Polonia inizia l’ultima frazione in modo convincente, muovendo molto la palla in attacco, ma al tiro è imprecisa e accenna solamente a una timida lotta per il rimbalzo offensivo. Neanche con Vidmar e Dimec forzatamente esclusi dal match per il raggiunto limiti di falli rende più pericolosi sotto le plance i polacchi, che iniziano a trovare però maggiore continuità al tiro pesante.

Da parte sua la Slovenia mantiene le distanze, in difesa sorveglia e non soffoca, mentre in attacco cavalca la penetrazione di Dragic a cui segue lo scarico per Randolph o per Doncic. I bianco-verdi incappano, questo sì, in qualche fallo di troppo, e già a metà tempo sono in bonus, sia a difesa schierata che in transizione. Per loro fortuna è il loro golden boy a trovare il bandolo della matassa tra punti, assist e persino qualche recupero in difesa.

Non basta, però, perché i bialo-czerwoni a poco meno di due minuti dalla fine si rifanno sotto con la coppia di liberi di Ponitka. Coach Kokoskov allora fa una cosa inusuale: chiama time-out prende da parte gli assistenti in mezzo al campo e lascia che i giocatori se la vedano da soli. La tattica funziona: la verve polacca si esaurisce, gli sloveni ritrovano lucidità, Prepelic non sbaglia dalla lunetta e la Slovenia porta a casa la prima, 90-81.

You may also like

Lascia un commento