fbpx
Home Eurolega Maccabi FOX Tel-Aviv: la Winner League, il mercato, il futuro

Maccabi FOX Tel-Aviv: la Winner League, il mercato, il futuro

di Luigi Ercolani

Shimon Mizhari l’ha toccata piano: “Senza pubblico non si può tornare in campo. Io e il Maccabi siamo insieme dai tempi della Guerra del Kippur. Abbiamo attraversato insieme di tutto, garantendo sempre il basket in Israele e in Europa. Questa crisi ha causato danni irreparabili, che non sono ancora finiti, né si sa quando finiranno. Almeno sette club sono stati abbandonati dalle autorità locali, i privati hanno subito un grosso calo economico. Chi finanzierà tutto questo? Appartamenti, salari, auto, biglietti aerei. Come si può con botteghini completamente vuoti?”.

Hai voglia a tirare fuori triti e ritriti luoghi comuni: la realtà è che l’analisi dell’ottuagenario presidente è condivisibile. Posizione che peraltro proviene dal paese, Israele, che Forbes ha messo al primo posto nel ranking di incolumità per il Covid-19 che ha stilato lo scorso mese. Di fatto, quindi, Mizhari parla dalla posizione di chi avrebbe tutti i mezzi per ripartire, ma non ne ha le facoltà.

Questo piccolo cappello introduttivo serviva anzitutto per definire il clima con cui il Maccabi targato FOX (locale catena di abbigliamento, non la major hollywoodiana di recente acquisizione Disney) si appresta a giocare l’ultima parte della Winner League. Con Scottie Wilbekin che ha già detto che lui è disposto a tornare a Tel-Aviv, senza però rispettare l’obbligo di restare in casa quando non ci sono partite.

Insomma, ripartire è un’incognita, anche per la “Squadra della nazione”, che raccoglie sotto il proprio ombrello simpatie trasversali, tranne da quella che sarebbe la capitale ufficiale. Ovvero Gerusalemme, non riconosciuta però da molti paesi esteri. A tal proposito, è curioso notare come Tel-Aviv sia gemellata con Milano e Barcellona, altre due città che nei rispettivi stati rappresentano un polo d’attrazione alternativo al potere capitolino.

Abbandonando gli aneddoti in stile “Turisti per caso” e tuffandoci nel basket, la Winner League riaprirà i battenti il 20 giugno, quando sarà giocata una ventiduesima giornata che sancirà la partecipazione a due raggruppamenti: quello a quattro in cui si giocherà per il titolo nazionale e quello a otto che determinerà la retrocessa. Anche se a differenza di altre competizioni in Israele si riprenderà a giocare, sono già iniziate però a circolare voci di mercato.

Ha già salutato la compagnia Tarik Black, e il talentino diciannovenne Dennis Avdija dovrebbe tra non molto andare a sciorinare il proprio repertorio in NBA. Per sostituirlo si pensa a Sam Dekker, ala bidimensionale proveniente da Kuban che in una vita precedente fu il cardine dei Wisconsin Badgers, portati alle Final Four NCAA nel 2015. Ad affiancarlo potrebbe essere il centro croato Ante Zizic su cui i Cleveland Cavaliers non hanno esercitato l’opzione per il quarto anno di contratto. Operazione nostalgia: è infatti spalatino come il gm Nikola Vujcic, di cui è superfluo ricordare le imprese in maglia Maccabi.

Piace anche il Kevin Pangos in uscita dal Barcelona, dopo una stagione menomata da un infortunio al piede: canadese ma con passaporto sloveno, aspetto questo che lo rende particolarmente appetibile per l’Europa. Giostrerebbe al fianco o al posto del già citato Wilbekin, sotto contratto come Omri Casspi (un altro, e per il suo status non uno qualsiasi, che recentemente si è espresso in maniera netta e decisa contro le misure precauzionali), Yovel Zoosman, Othello Hunter e Sandy Cohen III. A cui potrebbe aggiungersi Tyler Dorsey, vicino al rinnovo ma con una clausola per la NBA.

Maccabi Tel-Aviv: resterà, sperando sia sano, il fuoriclasse Omri Casspi

Maccabi Tel-Aviv: resterà, sperando sia sano, il fuoriclasse Omri Casspi

Anche Nate Wolters è ufficiale che non ci sarà, mentre c’è incertezza su Angelo Caloiaro, Quincy Acy (con cui si sta trattando un prolungamento, ma la distanza resta ampia), John DiBartolomeo e Jake Cohen. Poche speranze per Elijah Bryant, che già a inizio maggio aveva chiarito che il suo obiettivo era la NBA. Dove quasi certamente (ma mai dire mai…) non tornerà Amar’e Stoudamire, acquisizione invernale di costume per il Maccabi, più che vera e propria sicurezza tecnica.

Coach Sfairopoulos dovrà dunque implementare ancora con nuove risorse il proprio gioco molto attinente alla tradizione greca, fatto di ordine ed esecuzione in difesa e in attacco (il 57.5% da due, 21 assist di media sono lì a dimostrarlo), ma anche di momenti in cui ai giocatori vengono sciolte le redini e lasciata la facoltà di mollare lo spartito e seguire l’ispirazione. Non sarà il run&gun di Pini Gershon, ma può essere parimenti efficace.

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento

Questo sito web usa i cookies per migliorare la tua esperienza: speriamo sia ok per te, se non lo fosse puoi farne a meno. Accetta Leggi