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From The Corner #5: i pro e contro della riforma NBA

di Antonio Sena

Sta tenendo banco in questi giorni la nuova riforma della regular reason NBA, che prevede cambiamenti importanti (forse dal 2022) per risolvere alcuni problemi diventati cronici negli ultimi anni. Nella nostro nuovo appuntamento con From The Corner abbiamo deciso di analizzarne i contenuti per esporre una prima valutazione sui possibili sviluppi futuri.

From The Corner #5: i ‘pro’ della riforma

Una delle modifiche più interessanti riguarda l’introduzione di tornei infra-stagionali. Questa soluzione risolverebbe uno dei più grandi problemi della stagione regolare: la poca competitività derivata dall’usura di 82 lunghissime partite.

Si tratterebbe di inserire un breve torneo disputato poco dopo l’inizio della stagione (tra fine novembre ed inizio dicembre) formato da sei gironi da cinque squadre ciascuno. Le prime dei sei gironi e le due migliori seconde andranno avanti nei quarti di finale e da lì si andrà avanti con uno scontro diretto.

Anche il Draft NBA subirà cambiamenti importanti nella prossima riforma

Un’alternativa riguarda la possibilità di inserire un mini-torneo per le squadre tra il settimo e decimo posto, per decidere chi occuperà gli ultimi due posti della griglia dei playoffs. Anche questa ipotesi ha il suo perché, permettendo anche alle squadre virtualmente fuori dalle prime 8, di avere chance di post-season. Inoltre, mantenendo la lotta aperta per la nona e decima posizione, si eviterà che gran parte delle squadre tirino i remi in barca molto prima della fine della stagione regolare. Un’altra proposta al vaglio riguarda la post-season. Anche in questo caso, l’obiettivo è tenere alto il livello degli scontri diretti, inserendo la divisione per Conference solo dalle semifinali. In questo modo si eviterà che i periodici scostamenti di livello tra le due Conference, influiscano sulla competitività degli scontri.

Ovviamente queste modifiche porteranno anche ad una riforma da definire della lottery. A proposito del draft, uno dei cambiamenti già apportati porterà alla cancellazione della ‘one-and-done rule’, permettendo nuovamente ai giocatori usciti dal liceo di partecipare al draft.

I ‘contro’ della riforma

Uno degli ambiti su cui Adam Silver non è intervenuto è il numero di gare della stagione regolare.

Infatti, sia col torneo infra-settimanale invernale, sia col mini-torneo prima della post-season, il numero delle partite resterebbe sostanzialmente invariato, orientativamente tra le 78 e le 83 partite. Con il conseguente (e giusto) aumento della competitività, la salute dei giocatori verrà messa ancora di più a dura prova, con tempi di recupero molto stretti.

È evidente che questo problema non verrà mai risolto, e il motivo è presto spiegato. Lega, giocatori, staff e franchigie, si spartiscono un contratto televisivo miliardario, che sarebbe fortemente intaccato da un’eventuale diminuzione delle partite. Di conseguenza, avanti cosi, e “Dio vede e provvede”.

Un’altra componente negativa, è presente nella riforma della post-season. La rimozione delle Conference fino alle semifinali, comporterebbe possibili lunghi spostamenti nei primi scontri diretti, con rischi evidenti sull’integrità dei giocatori. Sicuramente il format delle gare sarà il più flessibile possibile (3+3+1 sarebbe la soluzione con meno viaggi), ma resta molto dispendiosa. In questo modo, si vanificherebbe quanto di buono fatto in queste stagioni per ridurre gli spostamenti nell’arco della stagione.

Le dichiarazioni di Silver lasciano presagire che la strada sia ancora lunga (“La speranza è quella di riuscire a far sì che tutto funzioni”). Il prossimo passo è il confronto con le franchigie, che delineerà i primi punti fermi della riforma.

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