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Gli Warriors stendono i Bulls e un Kerr frustrato si taglia alla mano

di Francesco Catalano

Nella notte in cui quasi tutte le squadre sono scese in campo, i Golden State Warriors vincono in casa contro i Chiacago Bulls e lo fanno senza esclusione di colpi, come ha fatto vedere Steve Kerr. L’head coach dei Dubs infatti nel quarto quarto, quando i suoi ragazzi erano già ampiamente in vantaggio, non soddisfatto di una giocata, ha dato un colpo alla lavagnetta degli appunti frantumandolo e procurandosi una ferita non indifferente alla mano. Così ha commentato l’episodio a fine partita.

E’ solo una piccola ferita. Ho rotto una lavagnetta. Una di due. Ne rompo due all’anno. Questa è stata la prima. Mi faccio male sempre nello stesso punto. Stavolta in modo un po’ più profondo”. Poi ha spiegato il perché del gesto. “Abbiamo avuto solo un momento in cui abbiamo peccato di disattenzione. Particolarmente nella transizione difensiva. Quelli sono errori madornali. Siamo arrivati all’incontro con un record di 3 vittorie e 15 sconfitte, perciò ogni giocata è importante, ogni possesso è fondamentale e bisogna lottare per ogni cosa. I ragazzi meritano di essere contenti riguardo la partita e sono davvero contento per loro”.

Quel gesto racchiude tutta la frustazione di Kerr per una stagione compromessa, ma ampiamente influenzata dalla miriade di infortuni che hanno martoriato gli Warriors. Praticamente la squadra è quasi composta da rookie, fatta eccezione per il leader stoico Draymond Green e giocatori come Alec Burks e Willie Cauley-Stein. Ovvio che un coach che viene da cinque finali NBA consecutive, soffre una stagione fallimentare in cui vede che può fare ben poco per fronteggiare un’emergenza che non dipende da lui.

Ma quello che può fare lo fa: carica i ragazzi e li sprona a fare sempre meglio per farli crescere in attesa dell’annata successiva. Non è un caso che rookie semi-sconosciuti come Eric Paschall o Jordan Poole stiano facendo vedere ottime prestazioni. In particolar modo, il prodotto di Villanova sta diventando uno dei principali terminali offensivi della squadra grazie alla sua fisicità e forza esplosiva. L’adrenalina di coach Kerr non ha fatto che dargli maggiore carica stanotte.

Lo adoro. Un coach così ci tiene alla squadra. Vuole vincere. E’ un vincente. Vuole cambiare ogni cosa, per questo penso che abbiamo risposto e giocato veramente bene”.

L’episodio non è passato inosservato nemmeno agli occhi di Green che vive di questi gesti carismatici. “Si è fatto un brutto taglio alla mano. C’era del sangue su tutti i pantaloni. Ci ha fatto rialzare e riprendere il pallino del gioco”.

Ovviamente questa è una vittoria che dà tanto morale ad una squadra che sta vivendo il momento peggiore degli ultimi dieci anni probabilmente. Sul piano del gioco, questi giovani Warriors non stanno neanche demeritando, ma nei momenti topici calano e si lasciano tramortire dagli avversari. La vittoria di stanotte è un buon punto di partenza per ricominciare a crescere e a vincere qualche incontro in più. E’ vero, l’avversario non era uno dei più irresistibili, tuttavia era importante dare un segno chiaro di discontinuità.

Ne avevamo bisogno” ha detto Green. “Abbiamo sempre detto che non ci piacciono le sconfitte. Abbiamo visto questo film un paio di volte: giocavamo bene, andavamo in vantaggio e poi perdevamo. Ognuno ha risposto bene; cosa che era importante”.

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