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Virtus Bologna-Trieste: la disfida di Basket City

di Luigi Ercolani

Gli incroci del destino a volte sono veramente buffi, quando si parla di basket poi diventano addirittura comici. In serie A una squadra bianconera di una città che ha sempre adorato la pallavolo si gioca lo scudetto allenata da un coach pugliese transitato da Bologna.

Affronta una veneziana che gioca a Mestre allenata da un livornese.

In A2, un altro livornese allena una squadra bianconera bolognese e punta alla promozione contro una squadra triestina allenata da un mestrino. 

Che, per non farsi mancare nulla, in semifinale ha eliminato una bolognese allenata da un triestino. “È il basket, bellezza”.

VIRTUS BOLOGNA

L’annus horribilis della Virtus è a tre partite non solo dalla conclusione, ma anche dalla vera e propria redenzione. Pensare a un anno fa provoca sudori freddi o sospiri di sollievo a seconda che siate pessimisti oppure ottimisti.

Tutti colpevoli, tutti sotto accusa. Serviva qualcuno che ristabilisse la rotta che portasse sicurezza, raziocinio e serenità. Alla prima ci ha pensato Alberto Bucci, al secondo ha provveduto Julio Trovato, la terza è arrivata con Alessandro Ramagli.

I BTR sono una boy band attiva dal 2009, il cui acronimo sta per “Big Time Rush”. Un po’ come quella che la BTR virtussina (Bucci-Trovato-Ramagli, appunto) ha dovuto correre, per forza. 

Una stagione soddisfacente, condita di molti picchi alti e qualche picco, che aveva risvegliato gli animi più inclini al pensiero negativo.

Ma se i bianconeri sono arrivati qui, a giocarsi l’immediato ritorno in serie A (che non aveva mai visto un campionato senza almeno una bolognese al via) lo devono per gran parte al loro tris d’assi.

Senza di loro, guardati con bontà dal proprietario Zanetti, probabilmente la Virtus avrebbe intrapreso un cammino di risalita più lungo. 

 TRIESTE

Alle porte di Trieste la leggenda dice che è stato messo un cartello con scritto “Trieste Basket City”. Non possiamo provarlo, dato che il quasi onnisciente Google Maps stavolta è missing in action. 

Nel caso, saremmo felici se qualche lettore colmasse la lacuna. Il fatto che lo stesso epiteto sia da sempre assegnato agli avversari felsinei, comunque, dà l’idea del livello di attesa che il match potrebbe regalare.

L’antipasto è già stato servito: Trieste ha fatto valere il fattore campo e ha steso la Fortitudo, perdendo gara-4 nonostante stesse per vincerla. 

Cavaliero ha giocato da americano, Green e Parks da americani di media-Eurolega/bassa NBA, Da Ros da uno che è stato morso da un ragno radioattivo.

Trieste ha, come l’avversaria, tutto per andare in A: rotazioni profonde, punti nelle mani, cattiveria agonistica. E per il percorso fatto dal 2004 in qua, se lo meriterebbe pure.  

Probabilmente assisteremo al meglio che il basket italiano ha da offrire per il 2016/2017. Mica male, per quella che dovrebbe essere una seconda categoria.

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